Foxcatcher: una storia americana tra sport e follia

Foxcatcher: una storia americana tra sport e follia

Dopo L’arte di vincere (2011) Bennett Miller torna nelle sale con un nuovo film drammatico che ha come sfondo l’ambito sportivo. Foxcatcher- Una storia americana è una pellicola tipicamente a stelle e strisce, ancor più di quanto la versione italiana del titolo voglia far intendere, ma al tempo stesso è anche pura opposizione nei confronti di un genere, quello sportivo, che spesso tende verso celebrazioni quasi monotematiche. Perciò quello che, almeno all’inizio, sembra essere semplicemente il racconto di una bella favola di sport, l’ennesima esaltazione del sogno americano, in realtà, muta progressivamente in un vero e proprio incubo.

Mark e Dave Shultz (rispettivamente interpretati da Channing Tatum e Mark Ruffalo) sono due fratelli, campioni olimpici di lotta libera. Un giorno Mark viene contattato dal milionario Johon E. du Pont che gli propone di unirsi al team Foxcatcher, di cui egli stesso è coach. Ma ben presto, in seguito a degli screzi, anche il fratello di Mark si aggiungerà al team, con l’obbiettivo di conquistare l’oro alle Olimpiadi di Seul.

I mesi trascorsi in palestra, nella tenuta di famiglia, mostrano però il vero lato di Mr. Du Pont, un uomo affetto da seri disturbi mentali, un bambino cresciuto, edipicamente attaccato ad una madre che lo ritiene un inetto. Un apparente benefattore che, annoiato dalle sue ricchezze, gioca con gli atleti del suo team, trattandoli come marionette ed inscenando uno spettacolo che abbia lui, e solamente lui, come protagonista indiscusso. Ispirato da accadimenti reali e adattamento cinematografico dell’autobiografia di Mark Shultz (dal titolo Foxcatcher: The True Story of My Brother’s Murder, John du Pont’s Madness, and the Quest for Olympic Gold), probabilmente è dovuto anche a questo retroterra il fatto che i personaggi di questo film siano così ben delineati nelle loro personalità.

Ed infatti, gran parte dei meriti per la buona riuscita della storia vanno rintracciati nel meccanismo d’agnizione che interessa il signor Du Pont, magistralmente interpretato da uno Steve Carrel attento ad ogni minima venatura isterica del suo antieroe.

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