Fincantieri pensa a un microchip nelle scarpe dei dipendenti

Fincantieri pensa a un microchip nelle scarpe dei dipendenti

Un microchip nelle scarpe degli operai. L’idea arriva da Fincantieri con i sindacati già in agitazione pronti a gridare all’invasione della privacy e quindi alla violazione dello Statuto dei lavoratori. I dipendenti iscritti a Fiom, Fim, Uilm sono già scesi in strada per protesta hanno boccato la provinciale che passa davanti al cantiere di Muggiano a La Spezia. Come funziona – Il prossimo aprile scade il contratto integrativo dell’azienda. Nel testo ancora in corso è già presente la possibilità da parte di Fincantieri di usare strumenti tecnologici per migliorare la sicurezza sul lavoro. Negli stabilimenti già oggi ci sono telecamere e altre apparecchiature che monitorano il personale e le attività all’interno dell’azienda. Il microchip darebbe al sistema di controllo una precisione maggiore, ad esempio, sulla posizione di un dipendente vittima di un incidente, oltre a permettere l’apertura dei tornelli d’ingresso senza l’uso di una tessera. Per i sindacati invece l’azienda userebbe il microchip per controllare ogni spostamento dell’operaio e controllarlo quindi a distanza. “Fincantieri – spiega Bruno Papignani, coordinatore nazionale della Fiom Cgil per il Gruppo – ha espresso la volontà di mettere nelle scarpe e negli elmetti dei lavoratori un microchip utile a localizzarne la posizione, motivando tale proposta come una questione di sicurezza. Io la trovo bizzarra, e condita da finti moralismi etici”. Ma la mobilitazione del Sindacato, ed in particolare della Fiom, è già partita. In questi giorni i lavoratori e le lavoratrici hanno incrociato le braccia in tutti gli stabilimenti in risposta a quelle che la Fiom nazionale in una nota definisce “provocazioni dell’azienda”. In un documento consegnato ai sindacati e al coordinamento delle rsu, infatti, secondo i metalmeccanici Cgil, la proprietà chiede di “ridurre i diritti e il salario dei lavoratori, allungare, in deroga al contratto collettivo, gli orari di lavoro e le flessibilità, aumentare i ritmi della prestazione e il controllo sui lavoratori, limitare il diritto di sciopero, allargare il lavoro in appalto e scorporare attività produttive”. Va detto che gli scioperi sono particolarmente partecipati, perché i lavoratori vedono minacciati “il futuro industriale dei cantieri del gruppo, le loro retribuzioni, i loro diritti, la loro sicurezza sul luogo di lavoro”. A Marghera, ad esempio, i lavoratori e degli appalti hanno scioperato per 3 ore svuotando il cantiere. Fin dall’inizio del primo turno di lavoro, operai, impiegati e tecnici, hanno incrociato le braccia presidiando tutti gli ingressi dello stabilimento e paralizzando tutte le attività produttive. Sciopero di 2 ore, invece, a Sestri Ponente, con corteo interno alla Fincantieri. Ma le proteste si estendono anche alla provincia della Spezia, dove tutti i metalmeccanici si uniranno alla lotta dei dipendenti del sito del Muggiano di Fincantieri con uno sciopero di quattro ore e manifestazione. Continua intanto il blocco del transito delle merci nel cantiere di Riva Trigoso. Infine la Fiom avverte Fincantieri: “Deve capire che una trattativa per peggiorare ancora le condizioni di lavoro non sarà possibile e che conviene a tutti, in primo luogo all’azienda, aprire un confronto vero sulla base della piattaforma sindacale approvata dalla maggioranza dei lavoratori negli stabilimenti. I lavoratori – continua la nota- si sono sempre battuti per difendere i cantieri e l’integrità del gruppo, il lavoro e i diritti di tutte le maestranze, dei diretti e di quelli degli appalti. In Fincantieri tra gli appalti c’è un concentrato di illegalità, lavoro nero, evasione fiscale e contributiva che non ha eguali in nessun altro sistema industriale italiano, un sistema che nega a migliaia di lavoratori degli appalti l’esercizio dei più elementari diritti contrattuali e di legge”.

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