Da Bologna a Roma, il confronto-duello a distanza tra le due sinistre emergenti

Da Bologna a Roma, il confronto-duello a distanza tra le due sinistre emergenti

Due appuntamenti importanti, sabato 14 marzo, per il destino della Sinistra italiana: a Bologna si è riunita la cosiddetta Area Riformista del Pd, ovvero la minoranza che fa capo a Bersani, e a Roma, presso la Fiom, convocati da Maurizio Landini, si sono riuniti, purtroppo a porte chiuse, movimenti, associazioni e organizzazioni del volontariato, da Articolo21 a Emergency, all’Arci e a Libera. Due mondi, due platee, due concezioni forse perfino divergenti della rappresentatività politica e sociale. Forse, due pensieri e due filosofie politiche diverse.

Intanto, una è la Sinistra che ha trovato dimora in un partito, il Pd, appunto, e che tenacemente afferma di non volerlo lasciare. L’altra è la Sinistra che nasce nel seno stesso dell’esperienza sindacale e sociale. Due sinistre che dovrebbero parlarsi, intendersi, stabilire contatti, ponti, escogitare strategie comuni, e scegliersi un leader forte. E invece, purtroppo, non è così che sono andate le cose.

Gli insulti di Roberto Speranza a Landini sono gratuiti e neppure di sinistra

Cominciamo da quel che tutti gli organi di stampa hanno astutamente e immediatamente rilanciato, dopo la relazione di apertura di Roberto Speranza, capogruppo Pd alla Camera, all’incontro dei bersaniani. I giornali hanno sentito “l’odore del sangue” nella polemichetta innescata da Speranza contro Landini, e vi si sono letteralmente fiondati. Cos’ha detto Speranza? Nella versione online, il quotidiano Repubblica dà spazio al capogruppo Pd alla Camera, e accompagna il testo con un video in cui palesemente Speranza si produce in un pericoloso lapsus, scambiando Landini con Salvini, che “urla in televisione”. Ecco le parole di Speranza: “La soluzione a questo sistema politico non può essere una nuova sinistra antagonista che nasce dalle urla televisive di Landini, ma la soluzione è avere più sinistra nel Pd e nella nostra azione di governo. La parola scissione non esiste, non fa parte del vocabolario del Pd”. Come si evince, Speranza fa parecchia confusione, quando vuole analizzare politicamente la situazione. Intanto, definisce “antagonista” la nuova iniziativa che “nasce dalle urla televisive di Landini”. È evidente l’insulto, ed è evidente anche la pochezza politica manifestata dal presidente del gruppo Pd, che delle due l’una: o fa finta di non aver capito, oppure ha proprio capito e insiste nell’errore. Qual è l’errore? Banalizzare, definendola “antagonista”, con chiara interpretazione spregiativa, una sinistra che nasce non dalle urla in televisione, a volte perfino necessarie, ma dall’esperienza e dal vissuto del conflitto, non solo di un leader sindacale, ma di una grande forza come la Cgil, e al suo interno come la Fiom. Insomma, per Speranza, tutto ciò che si muove a sinistra del Pd è “antagonista”, come se quest’ultima fosse una parolaccia. In questi mesi, la Cgil e la Fiom hanno interpretato il vissuto – quel che accade “nella carne viva delle persone”, come direbbero i filosofi – drammatico di milioni di italiani, impoveriti dalla crisi, privati della dignità sul lavoro, gabbati da un governo farlocco. Cosa avrebbe dovuto fare quel sindacato, se non innescare il conflitto sociale? E quando mai la sinistra del Pd ha costruito ponti veri con quel movimento, con quel conflitto? Altro che “antagonismo”. La questione – che Speranza pare non capire proprio – è contenuta in una parola “ordoliberalismo”, che caratteriza ogni scelta di Renzi e del suo governo, e deriva da una tradizione politica tedesca, innestata sull’economia sociale di mercato, e introdotta dalla riflessione di autorevoli esponenti cristiano democratici. Il governo funziona se annulla il conflitto sociale, ecco il punto. Allora, se ciò è vero, come si fa a stare in un partito, il Pd, e come si può presiedere, da sinistra, un gruppo parlamentare che seguono esplicitamente quel modello politico e culturale ormai egemone? Avremmo volentieri ascoltato qualche risposta a questa domanda cruciale. Ma sono venuti solo insulti gratuiti, e neppure di sinistra.

La replica di Maurizio Landini

Al termine della iniziativa da lui lanciata di costruzione della “coalizione sociale”, Landini ha voluto rispondere a mezzo stampa, alle parole di Speranza. Ecco le parole di Maurizio Landini: “A volte si può non urlare, ma fare qualcosa che è peggiore delle urla e peggiorare le condizioni dei lavoratori. Io sto attento a quello che dicono o fanno. Io inviterei ad avere rispetto delle proposte che si fanno e ricordare che questo parlamento, e in particolare la maggioranza hanno votato la cancellazione dello statuto dei lavoratori”.

Poi ha sottolineato in vista della manifestazione del prossimo 28 marzo (“aperta a tutti i soggetti che hanno portato a scioperare insieme Fiom e Cgil in autunno”): “Oggi c’è stato un importante avvio di discussione con una presenza molto più ampia del previsto. C’è stata la conferma della disponibilità a costruire la coalizione sociale nel rispetto della Costituzione”. Per il segretario Fiom, “l’elemento di novità è che questa azione mette al centro come si realizzano i diritti dei cittadini, a partire dal diritto al lavoro”. Ed è proprio la difesa dei diritti di tutti che la ‘coalizione sociale’ si pone come obiettivo. Landini, poi, ha ribadito la necessità di “rinnovare il sindacato per evitare la cancellazione”: il governo Renzi, ha proseguito, “non ha mai avuto un voto per cancellare lo statuto e i diritti, questo voto non glielo ha dato nessuno”.

Il doppio binario organizzativo

Come dicevamo, ormai si tratta di prenderne atto: due sinistre, che corrono parallele, sia sul piano delle differenze culturali e politiche, sia sul piano della struttura organizzativa. Se è ormai pacifico che la sinistra Pd vada organizzandosi come una sorta di correntone interno, e affida a Nico Stumpo la responsabilità dell’organizzatore dei territori, la “coalizione sociale” sfida apertamente il governo del Pd proprio sul piano dell’organizzazione del conflitto. Da quel che si è detto a Bologna, o almeno da quel che si è capito, pare che sarà proprio Roberto Speranza a sfidare Renzi alle primarie per la segreteria nazionale del partito nel 2017. E se la sinistra Pd guarda a questo futuro, non possiamo che augurarle buona fortuna, e nello stesso tempo non possiamo astenerci dal contestarne la miopia. Dall’altra parte, avanza una sinistra che vuole misurarsi sulla base del consenso sociale dei movimenti, delle associazioni, del volontariato, anche religioso, del mondo del lavoro, verso una stagione dei conflitti. E quando è in gioco il conflitto sociale, non puoi avere lo stesso piede in due scarpe, non puoi essere allo stesso tempo artefice delle politiche ordoliberiste, e membro del conflitto sociale.


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