Ciclismo: La testimonianza di Armstrong non basta a togliergli la squalifica a vita

Ciclismo: La testimonianza di Armstrong non basta a togliergli la squalifica a vita

La testimonianza di Lance Armstrong dinanzi alla Commissione indipendente per la riforma del ciclismo (CIRC) non è stata riconosciuta tale da giustificare una riduzione della sua sospensione, secondo il direttore generale dell’Agenzia mondiale antidoping, David Howman. L’ex campione, indagato per doping nel 2012 dall’Agenzia americana antidoping, è stato infatti sospeso a vita da ogni competizione sportiva. Nella speranza di vedere la sua sospensione ridotta e di poter così partecipare soprattutto a corse di triathlon, il ciclista texano aveva accettato di testimoniare in Svizzera dinanzi alla CIRC, il cui rapporto venne pubblicato con molto scalpore dall’Unione ciclistica internazionale lo scorso 9 marzo.

Dopo la pubblicazione di questo rapporto, dicono i media americani, Lance Armstrong ha incontrato spesso Travis Tygart, il direttore dell’Usada nonché il responsabile della sua rovinosa caduta. L’Usada è l’organismo che ha il potere di modificare le sanzioni. Intervistato martedì 24 marzo dai media americani, in margine ad una riunione a Losanna, David Howman assicura: “La CIRC non ha raccomandato all’AMA la riduzione della sospensione di Armstrong. Non ha fornito alcuna informazione ad alcuno che fosse in grado di rivedere la sospensione. La sua testimonianza non ha che un valore molto scarso”. Non è ancora certo se l’ex ciclista, che oggi ha 43 anni, abbia ancora gli elementi sufficienti per fare rivelazioni inedite sul doping dei ciclisti e del coinvolgimento dei capi dell’Unione ciclistica internazionale. Secondo il Daily Mail, Lance Armstrong potrebbe partecipare ad una iniziativa benefica a favore della lotta contro la leucemia nel corso del prossimo Tour de France. Questa ipotesi, però, non è vista di buon occhio proprio dall’Unione ciclistica internazionale, né dagli organizzatori dello stesso Tour, i quali ovviamente temono un enorme danno di immagine nell’affidare ad un dopato sospeso a vita, come Armstrong, e non ancora del tutto pentito, la funzione di testimonial della lotta contro una diffusa malattia ematica come la leucemia.

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