Cgil, Cisl, Uil al governo: Pensioni, queste le nostre proposte, subito un tavolo di confronto

Cgil, Cisl, Uil al governo: Pensioni, queste le nostre proposte, subito un tavolo di confronto

Una storia che sembra non aver mai fine. Riguarda più di 16 milioni di cittadini, di pensionati, Inps primo luogo. Il 46% riscuote un assegno inferiore a mille euro lordi ogni mese. Per circa due milioni siamo sotto i 500 euro. All’estremo opposto c’è l’esercito dei giovani che non trovano lavoro, più del 40% , circa due milioni, per non contare gli inattivi. Sulla “questione” pensioni Cgil, Cisl, Uil hanno elaborato una piattaforma e chiesto al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti “un incontro per conoscere le intenzioni del governo e proporre i contenuti della proposta del sindacato”. I segretari generali delle tre Confederazioni, Susanna Camusso, Annamaria Furlan, Carmelo Barbagallo fanno presente al ministro di “aver più volte, anche recentemente, sottolineato l’esigenza di porre rimedio alle gravissime ripercussioni sociali conseguenti all’aumento di anni per accedere alla pensione introdotto dalla legge Monti- Fornero”.

 Cambiare la normativa a partire dalla flessibilità per l’accesso alla pensione

Ricordano al ministro che la piattaforma elaborata riguarda “il cambiamento della normativa previdenziale a partire dalla flessibilità per l’accesso alla pensione con l’attenzione alle diverse tipologie di lavoro, il futuro pensionistico dei giovani e dei lavoratori discontinui”. Problemi, insomma, che interessano sia milioni di pensionati che i giovani. Sono proprio i sindacati che non godono le simpatie, per non dire peggio, del presidente del Consiglio a muoversi in controtendenza rispetto ai tanti, nel governo e nella maggioranza che danno corda alla contrapposizione tra diverse generazioni, quasi che sia colpa degli anziani se i giovani non hanno prospettive né di lavoro né tanto meno di pensioni, quando sarà il loro tempo. È il problema che Carla Cantone, segretario generale dello Spi Cgil, rimanda al mittente, secondo il quale “gli anziani sarebbero privilegiati e tutelati e sottrarrebbero risorse ai giovani che invece non hanno né risorse né privilegi”. Dice Cantone che si tratta di “uno di uno dei tanti danni innescati dalla crisi. Che ci ha reso più deboli e fragili, che ha minato certezze e reso meno roseo il futuro. E che oggi ci spinge a stare gli uni contro gli altri al grido dell’antico motto mors tua vita mea”.

Cantone ( Spi Cgil). Il welfare grande questione sociale, che il governo deve affrontare

Insomma una grande questione sociale, il welfare, che riguarda gli anziani e i giovani, che il governo non mostra di voler affrontare. La piattaforma dei sindacati è pronta da ormai molti mesi. È fatta di due parti collegate, una  riguarda il fisco, l’altra le pensioni. Al presidente Renzi è arrivato un milione di cartoline, “Non stiamo sereni”, con tanto di firme di donne e uomini che rivendicavano intanto il mantenimento di una promessa, gli ottanta euro da estendere proprio a chi ne ha bisogno. Presi dal Jobs act, premier e ministri hanno sempre rinviato per “mancanza di risorse”. Nello scorso novembre, le organizzazioni dei pensionati Cgil, Cisl, Uil hanno dato vita ad una giornata di mobilitazione con tre manifestazioni  nazionali a Milano, Roma, Palermo. Niente da fare. Non è mai arrivata una risposta ai sindacati, neppure per lettera, un tweet, un hasthag. Eppure la situazione si va aggravando.

Il tetto per andare in pensione  crea pesanti rigidità con gravi ripercussioni, vedi esodati

Il governo forse non si rende conto, nel segno dei dilettanti allo sbaraglio, che la legge Fornero prevede che, a regime, uomini e donne vadano in pensione a 67 anni. Un tetto che se non modificato può creare delle rigidità che mettono in discussione l’entrata in vigore del Jobs act, che il governo considera come un fiore all’occhiello. I sindacati parlano di “gravissime ripercussioni” derivate dall’innalzamento dell’età pensionabile, vedi esodati, e chiedono “il ripristino dei meccanismi di flessibilità nell’accesso alle pensioni a partire dall’età minima di 62 anni”, oppure “la possibilità di combinare età e contributi”. La piattaforma dei sindacati affronta in modo particolare il problema dei giovani per quanto riguarda la gestione separata dell’Inps. Si propongono correttivi al sistema contributivo “per garantire  un assegno adeguato a chi svolge lavori saltuari, con basse retribuzioni o è entrato tardi nel mercato”.

Dal ministro Poletti in questi ultimi tempi erano arrivati segnali di un qualche interesse per una ripresa di confronto, dopo che con il Jobs act si erano trascritte le proposte di Confindustria, non accogliendo neppure le proposte delle Commissioni di Camera e Senato per eliminare dai decreti i licenziamenti collettivi. È auspicabile che si apra un confronto vero e non come pensa Renzi: vi ascolto punto e basta, decidiamo come ci pare.

Cesare Damiano: Estremamente positiva l’iniziativa dei sindacati

Ne sa qualcosa Cesare Damiano, presidente della Commissione lavoro della Camera, che ha visto neppure considerate le proposte sulla nuova legge per il lavoro. In merito alla piattaforma presentata da Cgil, Cisl, Uil sulle pensioni, con la quale aprire un confronto con il governo, ritiene sia “un fatto estremamente positivo”. Questo capitolo va rapidamente riaperto per due motivi: “il primo, perché va sanata una intollerabile ingiustizia sociale che vede troppi lavoratori perdere l’occupazione pur essendo lontani dalla pensione. Il secondo, perché l’innalzamento progressivo dell’età pensionabile blocca il turnover, mantiene al lavoro persone sempre più anziane ed impedisce l’ingresso dei giovani”.

Le possibili soluzioni. Ma il governo deve riaprire il capitolo previdenza

L’esponente del Pd indica le possibili soluzioni. “Anche noi – dice – riteniamo che la soluzione consista nell’introduzione di un criterio di flessibilità che consenta, a chi ha 35 anni di contributi, di poter andare in pensione a partire dai 62 anni (con una penalizzazione massima dell’8%) o di lasciare il lavoro con i soli 41 anni di contributi. In alternativa – prosegue – può essere utilizzata ‘Quota 100′. Tutte queste proposte, la prima delle quali già incardinata in commissione Lavoro, sono a conoscenza del Governo: la spinta che viene dal sindacato può aiutarci a convincere l’Esecutivo a riaprire il capitolo previdenza, per il momento incomprensibilmente trascurato”. Ma subito da “Scelta civica” arrivano risposte negative. Dice  Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli esteri, che “cancellare la Fornero è demagogia”.

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