Lupi lascia e Renzi assume l’interim: al suo posto Cantone, Moretti o Guerra

Lupi lascia  e Renzi assume l’interim: al suo posto Cantone, Moretti o Guerra

E alla fine Lupi, dopo l’anticipo di Porta a Porta, annuncia le sue dimissioni anche alla Camera dei Deputati. Si è trattato di una mattinata dura, per l’esponente dell’Ncd. Lupi ha mostrato orgoglio politico nel suo ultimo discorso da ministro. Un addio al posto di responsabile delle infrastrutture segnato dalle polemiche e dalle intercettazioni. “Me ne vado a testa alta – ha detto Lupi in Aula – non chiedo garantismo, perché dai Pm non c’è nessuna accusa. Il lavoro di 22 mesi fatto al ministero, non può essere cancellato in tre giorni. Dopo due anni di indagini i pm non hanno ravvisato nulla nella mia condotta da perseguire. La mia difesa della Struttura di missione del Ministero non era una difesa acritica dello status quo”.

 Il riconoscimento al valore dell’Aula Parlamentare

“Per due volte – ha detto ancora Lupi – sono stato vice presidente di questa Aula, e questo è il luogo dove compiere il gesto che mi accingo a fare. Il Parlamento è il luogo del consenso della sovranità del popolo, il luogo del potere, da qui emana la fiducia per il mio Ministero, è il luogo della responsabilità ed è mio dovere rendere conto dell’esercizio del potere a me affidato. Quindi sono pronto a rispondere di ciò che ho fatto in questi 22 mesi da quando ho giurato la prima volta da ministro. È evidente a tutti, quanto sia inverosimile che un amico di famiglia da 40 anni abbia potuto accreditarsi a me regalandomi un vestito”. L’orologio che i Perotti hanno regalato a suo figlio – ha ribadito con durezza – non lo avrebbe accettato: “Non gli ho chiesto di sostituirlo, se questo è il mio errore lo ammetto. I Perotti conoscono mio figlio ben prima che io diventassi ministro”.

 “Ecco perché non ho sostituito Incalza”

Poi su Incalza, il super manager che lo ha trascinato indirettamente nell’inchiesta: “Incalza non è stato mai condannato, per questo mai rimosso. Ho potuto verificare come Incalza nei vari procedimenti penali nel quale è rimasto coinvolto non ha mai subito una decisione di condanna. Questi sono stati i motivi che mi hanno indotto a non rimuoverlo. Io a differenza di molti qui dentro credo fortemente nello stato di diritto e nella presunzione di innocenza”.

Poi rivolgendosi a quella parte del parlamento, i 5 Stelle in particolare, che lo hanno duramente ed impietosamente attaccato: “Lascio il Governo a testa alta, guardandovi negli occhi. Vi auguro, cari deputati, in questi giorni di demagogia a brandelli di non trovarvi mai dentro bolle mediatiche difficili da scoppiare e di non aver mai qualcuno che entri nella vostra famiglia e intimità. Vi auguro che nessuno tiri in ballo la vostra famiglia. Vedo il lato politico di questa difficile vicenda. Molte persone mi hanno dimostrato amicizia. E per me è più importante di tante cose. Sarò anche un comprimario come ho letto sui giornali, ma la cosa cui tengo di più nella mia vita sono i rapporti umani personali”.

Renzi assume l’interim e annuncia: “Sarà solo per pochi giorni”

Fin qui il discorso di Lupi, per altro molto apprezzato da una larga parte dei parlamentari del Pd, ma dopo questo e dopo le dimissioni la partita si sposta sul ricambio della casella delle infrastrutture. Per ora la delega sarà sulla scrivania del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. A lui l’interim. Il Premier ha già annunciato che sarà ‘ministro’ delle infrastrutture per pochi giorni.

Tre nomi per il futuro delle Infrastrutture: Raffaele Cantone, Mauro Moretti e Andrea Guerra

Ed allora, immediato, è partito il toto-nomina. In molti hanno già individuato il successore di Lupi nell’attuale Presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone, che di fatto è già nei meccanismi di quel ministero, grazie ai controlli su Expo e Grandi Opere. Accanto a lui c’è anche la candidatura di Mauro Moretti, un passato alle Ferrovie dello Stato e oggi Ad di Finmeccanica. Altro manager in corsa è Andrea Guerra, (Ex Luxottica) e oggi consulente molto apprezzato a Palazzo Chigi. Tre uomini vicini ed al tempo stesso non direttamente legati al Partito Democratico. Per riuscire a non far perdere le staffe ad Angelino Alfano ed all’Ncd, Renzi non potrà certamente mettere nella casella centrale delle Infrastrutture un altro esponente del suo partito ed al tempo stesso dovrà compensare, l’uscita di Lupi dalla sua squadra con un altro posto nel Governo. In queste ore era stata avanzata anche l’ipotesi di spacchettare il ministero in due grandi tronconi, così come era una volta, Trasporti e Lavori Pubblici, poi si è scelta una strada diversa, dare all’Ncd il Dicastero degli Affari Regionali, con Quagliarello e destinare alle Infrastrutture uno tra Cantone, Moretti e Guerra.

Se la scelta cadrà su Cantone all’Anticorruzione potrebbe andare l’altro supergiudice Gratteri

E se la bilancia pendesse dalla parte di Cantone, Renzi dovrebbe coprire la poltronissima dell’Anticorruzione, ed ecco allora spuntare il nome di Nicola Gratteri, giudice di gran livello nell’antimafia, Procuratore aggiunto al Tribunale di Reggio Calabria e nominato lo scorso anno da Renzi Presidente della Commissione per l’elaborazione normativa in tema di lotta alla mafia.

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