Camusso-Landini. Il pomo della discordia si stempera. La Cgil: tutti alla manifestazione della Fiom

Camusso-Landini. Il pomo della discordia si stempera. La Cgil: tutti alla manifestazione della Fiom

Il pomo della discordia fra Camusso e Landini si  riassume in una parola, pronunciata assai spesso in questi giorni di polemica dalla segreteria generale della Cgil. Sgombriamo il campo dalle “ambiguità”, scriviamo insieme un comunicato, ha chiesto al segretario generale della Fiom, anche in vista della manifestazione del 28. Notizie di stampa, filtrate da Corso d’Italia, per la verità mai confermate, davano per incerta la partecipazione della Cgil. Non vorremmo trovarci all’inizio del percorso della coalizione sociale. Landini non ha ritenuto di sottoscrivere alcunché visto che  il documento  approvato da 484 delegati alla assemblea nazionale di Cervia, quasi la totalità dei presenti, dicono a Corso Trieste, sede del sindacato delle tute blu, parla  chiaro anche a proposito della manifestazione del 28 che si concluderà a Piazza del Popolo e  si muove su quanto deciso in termini di mobilitazione dal recente Direttivo della Cgil, a partire dalla contrattazione, dalle iniziative per una proposta di legge popolare, alla stesura di un nuovo statuto dei lavoratori. Del resto, Landini aveva votato a favore del documento con cui il direttivo Cgil aveva concluso i lavori. E proprio la manifestazione del 28 sta diventando il punto di raccordo, di un raffreddamento della tensione fra segreteria Cgil e Fiom.  Mentre si discute sulle  “ambiguità” la preparazione della manifestazione nazionale va avanti, non si ferma a fronte di un dibattito, forse necessario, ma che non può mettere in discussione un momento di forte mobilitazione. Ed ecco che da Corso d’Italia arriva a tutte le strutture una lettera di Nino Baseotto, segretario della Confederazione per l’area delle politiche organizzative che ha come oggetto la manifestazione nazionale della Fiom.

L’invito della Confederazione a tutte le strutture per la partecipazione alla manifestazione del 28

È un esplicito invito della Cgil a “compagne e compagni” a partecipare alla manifestazione. La Cgil non può restare indifferente. Scrive Baseotto: “La Fiom ha deciso di indire una manifestazione nazionale per il prossimo sabato 28 marzo a Roma, sui temi dei rinnovi contrattuali e delle azioni di contrasto al Jobs Act”. Nessun riferimento a “Coalizione Sociale” ma doverosa presenza a una iniziativa dedicata ai temi centrali del sindacato nel duro e difficile confronto con la politica del lavoro del governo Renzi. Conclude il segretario Baseotto: “Come sempre accade in occasione di iniziative nazionali da parte di categorie della Cgil, è opportuno che tutte le strutture favoriscano la partecipazione alla manifestazione e prevedano una loro presenza”.

Un segno che la tensione si va stemperando anche se a riscaldare il clima ci hanno pensato i media, carta stampata e televisione, a partire dal Fattoquotidiano, poi smentito, che aveva titolato su Landini che  entrava in politica, come si dice oggi, in spregio alla lingua italiana. A niente sono valse le smentite di Landini. Certo le interviste riportavano correttamente le sue parole, ma il tono e le domande lasciavano sempre capire che in fondo in fondo il segretario generale della Fiom con quella proposta di “coalizione sociale” lasciava intendere che il suo obiettivo era quello di andare oltre il sindacato. È accaduto che anche autorevoli dirigenti sindacali hanno dato credito a notizie di stampa costruite tutte nel solco di un renzismo che ci riporta ai tempi delle veline. Non a caso il premier continua a dire, vedete che l’opposizione di Landini al mio governo è tutta politica, non ha niente di sindacale. Addirittura ci ha creduto il capogruppo del Pd alla Camera, Roberto Speranza, minoranza  bersaniana, il quale ha parlato in senso spregiativo di “ urla di Landini” che non risolvono niente.

Le “ambiguità” della Fiom secondo il segretario generale della Confederazione

Il contrasto Camusso-Landini in questi ultimi giorni, come abbiamo detto, si va stemperando, anche se il segretario generale della Cgil insiste nel definire “ambigua” la posizione di Landini. In una intervista al Corriere della Sera indica alcune delle “ambiguità” da chiarire. Corregge alcune affermazioni rilasciate in altre interviste sul fatto che “il sindacato non fa politica”.  Dice infatti: “Intendiamoci: il sindacato è per forza di cose anche un soggetto politico. Ma fa politica sul lavoro e partendo dagli strumenti che gli sono propri, come la contrattazione”. Continua Camusso: “Rappresenta i lavoratori, insomma, non i cittadini in senso lato: e la sua forza sta proprio in questa parzialità. La Cgil rivendica sempre la centralità del lavoro ed è molto gelosa della propria autonomia. Non era forse la Fiom a rivendicare addirittura l’indipendenza?”.

La politica nel  dibattito della Cgil, da Di Vittorio a Lama a Trentin

E, ci chiediamo, le grandi battaglie di questi anni sulle riforme, le lotte per la casa, la sanità, il fisco, la concertazione che ha salvato l’Italia erano o no “politica”  che riguardava non solo i lavoratori dipendenti ma i cittadini, appunto, in senso lato? Da Di Vittorio a Lama a Trentin, la centralità del lavoro, le iniziative, le lotte dentro i luoghi di lavoro e nel territorio sono sempre stati i cardini della politica della Cgil, rappresentante degli interessi generali dei lavoratori. Lavoro e cultura, diceva Bruno Trentin. L’altra “ambiguità” Camusso la indica, rispondendo al Corriere della sera, a proposito del coinvolgimento del sindacato nella “coalizione sociale”. Dice il segretario generale della Cgil:  “Ad esempio, se dobbiamo firmare un accordo lo discutiamo con i lavoratori, non con altri soggetti che non sono rappresentanti del lavoro. È questa l’ambiguità che abbiamo chiesto a Landini di sciogliere”. Non spetta a noi rispondere ovviamente, ci permettiamo solo di ricordare che proprio la Fiom si batte da anni perché gli accordi siano discussi e approvati, meglio se  con referendum dei lavoratori. E chiede che, in questo senso, ci sia una legge che garantisca la partecipazione dei lavoratori. Una “ambiguità” dovrebbe essere chiarita se mai c’è stata.

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