Banche popolari. Pd diviso su decreto legge. Emendamenti di Fassina, Boccia, Civati, Cuperlo

Banche popolari. Pd diviso su decreto legge. Emendamenti di Fassina, Boccia, Civati, Cuperlo

Nella Banche popolari, trasformate in Spa, governo e maggioranza sarebbero intenzionati  a introdurre un limite al diritto di voto di assemblea, al 5% del capitale per due anni. Si tratta di una modifica alle norme   del provvedimento che riguarda  10 banche, una “apertura” del governo a fronte delle proteste che sono venute da molte parti in merito alla trasformazione degli istituti con attivi sopra gli otto miliardi che dovrebbero essere: Banco Popolare, Ubi, Bper, Bpm, Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Popolare di Sondrio, Creval, Popolare dell’Etruria e Popolare di Bari. Nel complesso, spiega Assopopolari sul suo sito, il sistema delle Popolari conta 70 istituti (quindi 60 sono fuori dalla riforma) con 1,34 milioni di soci e un totale di attivi da 450 miliardi. Della possibilità, il governo, con l’accordo di tutta la maggioranza, ha discusso in una riunione dei deputati del Pd e i relatori al provvedimento, Marco Causi e Luigi Taranto che si è svolta prima della ripresa dei lavoro in commissione. Il provvedimento è in discussione nelle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera. Alla luce della decisione che sarebbe stata adottata c’è stato subito l’intervento di Stefano Fassina, già responsabile economico del Pd, vice ministro con il governo Monti. “Una apertura inutile – afferma il deputato che fa parte della minoranza del Pd -noi votiamo i nostri emendamenti  che oltre a quella di Fassina portano le firme  di Francesco Boccia, presidente della Commissione Bilancio, Gianni Cuperlo e Pippo Civati”.

Uno degli emendamenti firmati Boccia, Fassina, Cuperlo e Civati, sposta il Patrimonio netto sopra 30 miliardi in linea con i criteri indicati dalla Bce per la banche di interesse strategico, invece di 8 miliardi di attivi per le banche popolari da trasformare in Spa. Tra le proposte, c’è anche quella di un tetto per gli azionisti al 3% del diritto di voto dopo la trasformazione in spa.  Emendamenti sono stati presentati anche da Scelta civica e Forza Italia.

Per la Banca d’Italia, limitazioni come quelle annunciate possono essere considerate, ma “volte solo a facilitare la transizione fra i due regimi: compiuta questa, andrebbe ripristinata la piena proporzionalità tra proprietà e controllo, uno dei principali vantaggi della società per azioni”.

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