Unbroken: Angelina Jolie celebra Louis Zamperini

Unbroken: Angelina Jolie celebra Louis Zamperini

Non è raro, nella storia del cinema, imbattersi in attori che, dopo straordinarie interpretazioni davanti alla macchina da presa, decidono di passare dall’altro lato della staccionata. Una scelta difficile, che può diventare un vero e proprio azzardo, rischiando di mettere in cattiva luce anche ciò che di buono è stato fatto in passato. Lo sapeva bene Orson Welles che, con una maestria senza eguali, riuscì a portare il cinema in giro per il mondo. Lo sapevano ancora meglio Charlie Chaplin o, per guardare in casa nostra, Alberto Sordi. Scomodare queste icone del grande schermo risulterà forse eccessivo, ma è molto utile per delineare un fenomeno che ad Hollywood sta prendendo piede con sempre più leggerezza e superficialità (ultimo “caso”, in ordine di tempo, di attore diventato anche regista è Russell Crowe, con il suo The Water Diviner). Il fatto di essere un’acclamata star, con una trentennale carriera alle spalle, non è certo sinonimo di altrettante doti registiche, come un grande calciatore non è sinonimo di futuro allenatore vincente.  Soprattutto se sei Angelina Jolie.  Il suo Unbroken è una storia vera, di quelle che sulla carta promettevano davvero bene.

Louis Zamperini, atleta olimpico italo-americano, si ritrova prigioniero di guerra in Giappone, durante il secondo conflitto mondiale. Un uomo che non si spezza davanti alle atrocità del conflitto e resiste a tutto, proprio come ci suggerisce il titolo. Il risultato finale però, è di ben altro valore. La Jolie, a differenza del suo protagonista, sembra volersi piegare senza remore alle logiche di mercato, proponendo un biopic che fa addirittura il verso ad alcuni kolossal. E così gli eccessivi effetti speciali tentano di attappare una sceneggiatura che fa acqua ovunque (il nostro eroe, disperso in mare aperto, riuscirà addirittura ad uccidere a mani nude uno squalo per nutrirsi), nonostante la collaborazione dei fratelli Coen. Il criterio di verosimiglianza è parzialmente celato da un moralismo cristiano eccessivo, che propone l’idea classica dell’eroe  americano che lotta per realizzare un sogno, e trova nella fede la sua unica forza vitale. Se fossimo nella Hollywood degli anni ’50 probabilmente staremmo a parlare di un altro film, ma è passato parecchio tempo da allora, lo spettatore è cresciuto ed Angelina Jolie ha ancora tanto da imparare.

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