Tsipras mette alla prova l’Europa sul prestito ponte. Ma Schauble sbatte la porta

Tsipras mette alla prova l’Europa sul prestito ponte. Ma Schauble sbatte la porta

Il ministro greco alle Finanze, Varoufakis è stato chiaro, nel corso di un’intervista al quotidiano inglese The Guardian: “Poiché siamo impegnati nella ricerca di una soluzione, faremo tutto ciò che possiamo per ottenere una soluzione reciprocamente favorevole. Non saremo dogmatici, siamo preparati a discutere di tutto, tranne che di due cose: perpetuare e produrre questa spirale deflazionaria infinita del debito e rinnegare le nostre critiche a questo programma”.  Varoufakis chiederà all’eurogruppo, col quale si siederà mercoledì sera proprio per discutere nuovamente delle proposte di Atene di uscita dall’austerità, un prestito ponte che copra le necessità di liquidità fino a settembre, e proporrà nuove misure economiche per sostituire il 30% delle misure imposte dal cosiddetto Memorandum della Troika. Si spera, nel lungo periodo, di poter giungere ad un “debt swap”, ad un cambio negoziato della misura e delle modalità di pagamento del debito.

Si sollevano dunque nuove speranze sulla possibilità che la Grecia riesca a trovare un accordo con i creditori, e riesca così ad estendere il programma di risanamento del bilancio, evitando un pericoloso e immediato default. Sembra che anche la Commissione Europea stia per proporre un’estensione di sei mesi del programma di risanamento greco. Si dice che la Commissione potrebbe tollerare un obiettivo di surplus del deficit che scenda dal 4.5% all’1.5%. Ed è esattamente molto vicino all’obiettivo promesso da Tsipras. Tuttavia, non vi è ancora nulla di ufficiale, in attesa della riunione dell’Eurogruppo di mercoledì sera a Bruxelles. Gli analisti finanziari sperano in un accordo. Nick Kounis ricercatore della ABN Amro, sostiene che la chiave per la Grecia è di impegnarsi nelle riforme. “Secondo me, ciò che è importante è che il ministro delle Finanze Greco sostenga di voler concretizzare un nuovo programma di riforme”. Richard McGuire, capo dei tassi strategici europei della Rabobank International, dice: “siamo ottimisti che una risoluzione di qualche forma vedrà la luce e forse dalla fine di questo mese prima che scada il termine per la ristrutturazione del debito”. Qualche dubbio è espresso da Gary Jenkins, analista della LNG Capital: “è molto difficile che la Merkel sia pronta a concedere al governo greco di imporre la sua politica economica all’intera Europa: la probabilità che lei cambi di 180 gradi il corso della sua politica economica è remota”.

E infatti sul fronte tedesco è il ministro delle Finanze Wolfgang Schauble a gettare acqua sulle speranze di un accordo: “nessuna possibilità di un accordo domani”, ha detto il ministro. Le sue parole sono contrarie alla linea del compromesso come mai prima. “La Grecia è l’unica responsabile dei suoi problemi. Atene deve consegnare ai suoi creditori un programma credibile e vincolante”, ha concluso il ministro del governo tedesco di Grosse Koalition. È molto probabile che a Berlino si siano infuriati per quel passaggio di Tsipras al Parlamento greco sul trattamento riservato alla Germania nel 1953 a proposito dei debiti di guerra mai pagati alla comunità internazionale. Anche in quel caso, aveva sostenuto Tsipras, si è preferito dare soluzione alla “crisi umanitaria” del popolo tedesco, piuttosto che infilarsi in una tristissima e omicida politica di rigore. Non solo. Dai corridoi di Bruxelles, i brusii dei burocrati vengono riportati dalle agenzie internazionali di stampa. Anche su questo Tsipras ha avuto ragione: i burocrati la pensano in un modo e agiscono in un altro, a seconda della propria convenienza. Ed è per questo che qualche burocrate della Commissione pare si sia spinto a commentare che “i greci stanno scavandosi la fossa con le loro stesse mani”. Un modo davvero ipocrita per considerare le relazioni internazionali. Noi auspichiamo che sia nella riunione dell’Eurogruppo mercoledì, che nel prosieguo delle trattative sul debito, Tsipra e Varoufakis riescano a trovare la chiave politica per costringere i partner europei ad un accordo.

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