Slitta la delega fiscale. Il “salva Berlusconi” vive ancora, si discute fra sei mesi

Slitta la delega fiscale. Il “salva Berlusconi” vive ancora, si discute fra sei mesi

Il governo prende tempo per l’attuazione della delega sulla riforma fiscale, delega che  comprende l’ormai famoso, tristemente, emendamento “salva Berlusconi” inserito da una “manina” che Renzi Matteo disse che era stata la sua, visto che non si trovava l’autore, con un rimpallo fra ministero dell’economia e Palazzo Chigi. Il tutto era rimasto congelato, ma non ritirato.

Il consiglio dei ministri doveva di nuovo esaminare i testi. Il premier aveva annunciato: “Vedrete cosa succederà il 20 febbraio”. Lasciava intendere che arrivava finalmente la riforma fiscale, promessa come uno dei primi provvedimenti da adottare nei fatidici cento giorno, poi diventati mille, previsti da turbo programma del presidente del Consiglio. Niente di tutto questo: in Commissione Finanze  della Camera il viceministro dell’Economia, Luigi Casero, annuncia: “Il governo ritiene sia indispensabile chiedere una proroga di sei mesi per l’attuazione della delega” sulla riforma fiscale.

Perché Il governo chiede una proroga lunga tanti mesi

Da più parti erano arrivate osservazioni relative ai tempi di approvazione di una riforma che riguardava la revisione del catasto, la  sistemazione delle tasse su tabacchi e giochi d’azzardo, cose molto complicate. Con l’aggiunta della revisione delle sanzioni sulle evasioni fiscali con quel 3% “salva Berlusconi”. Il decreto presentato il 24 dicembre scorso infatti prevedeva la riforma dei reati tributari, depenalizzando quelli sotto il 3% dell’imponibile, in cambio dell’aumento di sanzioni.  Il processo che ha condannato per frode fiscale in via definitiva  il pregiudicato sarebbe stato messo in discussione.

Un modo come un altro per tenere sulla corda il pregiudicato

Visto che ci vogliono sei mesi, sarebbe interessante sapere cosa aveva approvato  il consiglio dei ministri, forse una relazione, per giustificare l’emendamento che tanto interessava il pregiudicato. C’entrava qualcosa il patto del Nazareno?  E perché invece di rinviare tutto al dopo approvazione della legge elettorale e delle riforme costituzionali non si diceva chiaramente che il “salva Berlusconi” veniva cassato?  Elementare, perché così si teneva sulla corda l’ex cavaliere. Un giochino praticato anche per l’elezione del Capo dello Stato. Ora il berlusca rompe il patto, allora Renzi si prende un tempo lungo, sei mesi, per tenere ancora sulla corda il pregiudicato e temperarne i bollenti spiriti.

Il 20 febbraio il consiglio dei ministri lavorerà, verrà presentato il decreto sul ruling internazionale, un istituto introdotto dal legislatore per garantire, nell’ambito di operazioni transnazionali complesse, trasparenza e certezza nei rapporti tra Fisco e contribuente. I decreti su accertamento, contenzioso e sanzioni slitteranno, forse a maggio. Si cerca un “veicolo” cui agganciare la proroga di sei  mesi, o più precisamente tre mesi più tre con l’impegno del governo a presentare tutti i decreti entro tre mesi. Casero ha impegnato il governo a presentare i decreti in tre mesi. “Riteniamo che sei mesi – ha detto – possa essere il tempo necessario per arrivare alla approvazione finale. In questi sei mesi il governo presenterà, tre mesi prima della scadenza, una serie di decreti”.

Il vice ministro. Mantenere  spirito e  contenuto della delega. Il 3% che piace al pregiudicato?

Un percorso, ha affermato il viceministro, che  può essere utile e produttivo per mantenere “lo spirito e quanto contenuto nella delega stessa”. Un annuncio che verrà mantenuto il 3%? Pare proprio di sì. Ha poi precisato: “Cercheremo di presentare i vari elementi con, tendenzialmente, due scaglioni di provvedimenti che siano omogenei: nel Cdm del 20 febbraio le imprese, lo sviluppo, la semplificazione del quadro del lavoro delle imprese e l’attrazione dei capitali, e poi un provvedimento su contenzioso, accertamento e la parte sanzionatoria”. E “c’è anche – ha puntualizzato – il problema dei giochi”. L’’esame del decreto che contiene la  norma sul 3% che garantirebbe un salvacondotto a Silvio Berlusconi, condannato in via definitiva per frode fiscale, arriverà alla conclusione della delega fiscale. Così Renzi tiene appeso al decreto il capo dell’opposizione che spera ancora nel salvacondotto del 3%. Rottura del patto del Nazareno, il cui fantasma segue passo passo il pregiudicato. A volte i fantasmi contano più dell’originale. Mai dire mai.

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