Salvini resuscita Mussolini di fronte a una piazza mezza vuota. Boom di adesioni alla manifestazione antifascista e anti-Lega

Salvini resuscita Mussolini di fronte a una piazza mezza vuota. Boom di adesioni alla manifestazione antifascista e anti-Lega
Erano almeno 40mila, gli oppositori alla manifestazione organizzata dal segretario leghista Matteo Salvini. Si è trattato di una manifestazione all’insegna dell’antifascismo, che aveva come slogan, tra gli altri ‘Salvini Roma ti schifa’ o il più elegante #MaiconSalvini. Il corteo contro le destre è partito da una piazza Vittorio blindata. I manifestanti fra cui i Movimenti per la casa, studenti medi e universitari, hanno sfilato dietro un grande striscione contro Salvini, Renzi e l’austerità. Chiaro lo slogan scandito più volte dalle migliaia di manifestanti: “la Roma che reagisce e non abbassa la testa, che odia i fascisti e i razzisti, quella degli sfruttati e degli studenti che studiano nelle città distrutte da anni di malgoverno”, per “riprendersi le strade della città dalle mani di coloro che stanno rovinando le nostre vite”.  
Diversa la composizione e la partecipazione alla kermesse di Piazza del Popolo. Lega, Fratelli d’Italia, supportati da Casapound, hanno tentato, fallendo miseramente, una indesiderata invasione di Roma. In una piazza del Popolo presidiata da centinaia di agenti di Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza, è andata in scena la commedia elettorale di quel che resta del Centrodestra, incarnato, dall’azionista di maggioranza rappresentato proprio da Matto Salvini, che ha consentito l’accesso nella storica piazza capitolina al più becero dei movimenti politici dell’estrema destra italiana, ovvero Casapound. Il tentativo di Salvini si è rivelato decisamente fallimentare, visto che Piazza del Popolo non è stata assolutamente riempita, malgrado il tentativo maldestro di coinvolgere la destra estrema di Fratelli d’Italia e, come detto, i fascisti di Casapound. A nulla sono serviti  i treni e i pullman speciali che hanno riversato sulla città qualche migliaio di militanti dalle cravatte e dalle sciarpe verdi, più interessati alle cibarie capitoline che all’arringa di Salvini.
Le intenzioni leghiste sono state smentite dai fatti: una piazza baciata dal sole ma assolutamente lontana da ogni più ottimistica previsione. A nulla è servito il supporto tecnico di truppe in disfacimento come quelle di Forza Italia, ed altrettanto insufficiente è stata l’adesione dei ‘Fratelli d’Italia’ di Giorgia Meloni, adesione sulla quale contava molto Matteo Salvini, ma che si è rivelata, come si dice a Roma, una vera e propria ‘sòla’. Gli unici, e non ne avevamo dubbi, a portare truppe cammellate nel cortile di Salvini, sono stati, con convinzione, i militanti di Casapound. Non ne avevamo dubbi, visto che c’era  la certificazione transnazionale di Marie Le Pen e le gigantografie che inneggiavano a Benito Mussolini e che nei sottotitoli all’immagine certificavano l’orrore di quello che si è consumato ieri in piazza del Popolo: l’immagine del Duce e la scritta rivolta a Salvini: “Io ti aspettavo”. Tornando, ancora, alla presenza dei militanti di Casapound, va detto della presa di posizione, imbarazzata, dell’ex leader leghista Umberto Bossi: “Io non avrei potuto mai farlo per la storia di combattenti della resistenza della mia famiglia”. Ma c’è da dire, ancora, della partecipazione della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, arrabbiata più che mai e più che riconoscente a Salvini, per averle dato l’opportunità di parlare di fronte a qualche migliaio di persone, cosa impensabile per un partitino di dimensioni pari a uno o due punti percentuali, al massimo. Lo sfogo della Meloni, che sul palco di piazza del Popolo ha rischiato l’ictus, è stato costruito sul solito canovaccio: lo stop radicale all’immigrazione, la difesa di chi si fa giustizia da solo, l’attacco durissimo a Romano Prodi, invitato dalla Meloni ad andare in Libia, come mediatore delle Nazioni Unite, ma senza rete e protezioni.
Poi è stata la volta del Governatore del Veneto Zaia, che ha cercato di rendere il meno orribile possibile il volto di quella piazza. Ringraziamenti alla città di Roma, alle forze di polizia, ai sindaci (solo naturalmente quelli della Lega) e poi l’affondo contro l’immigrazione, senza dimenticare, anche lui, il solito benzinaio che ha pensato bene di sparare e farsi giustizia da solo. Zaia, per altro, dimenticando la tanto auspicata ‘secessione’ ha pensato bene di chiedere aiuto all’esercito italiano, non quello padano, per dare sicurezza e tranquillità al nord del Paese. Poi, prima della conclusione del Matteo Padano, il devastante messaggio della Le Pen, che, distrattamente è stato ascoltato dalla piazza. Poi è stata la volta del leader leghista e della piazza che è stata pari alla sua caratura politica: insulti e poco altro ancora.
Salvini, dimenticando volontariamente la giornata di ricordo, ha strumentalmente ricordato lo sterminio delle Foibe, non si capisce bene perché il disastro del Vajont ed ancora il ricordo della Fallaci. Tre temi, lontani tra loro, ma certamente apprezzati da una piazza becera e avvelenata politicamente. Ma Salvini ha superato se stesso, quando ha parlato di finanza, di spread e di rapporti con le realtà dell’associazionismo sindacale ed imprenditoriale, ignorando quanto la Lega ha fatto e che è costato almeno 70 euro per ogni famiglia, per le multe sulle quote latte, una battaglia tutta leghista e che interessa solo ed esclusivamente la gran parte degli allevatori del nord Italia, che hanno seguito le straordinarie illuminazioni leghiste e che ora, insieme a gran parte delle famiglie del Paese, ne pagheranno le conseguenze. Nessuna novità dal discorso di Salvini: qualche intuizione in più sarebbe arrivata anche dal longevo Berlusconi, ma, purtroppo, da questo nuovo leader della Destra, non ci si possono aspettare programmi, ma solo arringhe che piacciono alla ‘cattiva pancia’ del Paese e di questo Berlusconi se ne dovrà fare una ragione nel disperato tentativo di restare, pur se defilato, a ridosso della scena politica. Vorremmo sapere, infine, cosa pensano i socialisti che hanno aderito nelle prime ore della sua nascita, a Forza Italia. Saranno con Salvini o qualche riflessione la faranno, magari ritirandosi dalla politica? Interrogativi e riflessioni che la dicono lunga sul percorso di una leadership che alla fine della sua arringa in Piazza del Popolo, ha promesso, ma lo aveva fatto anche Bossi nel passato, la rivolta fiscale. Quello, infine, che è certo e certificato è che Salvini, nel suo stile, non ha concesso nulla ai suoi possibili alleati. Tutto resta in bilico, con buona pace di Berlusconi.
 
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