Riforme alla Camera, deputati assenti. Il sistema politico deraglia. Effetti devastanti del “Nazareno”

Riforme alla Camera, deputati assenti. Il sistema politico deraglia. Effetti devastanti del “Nazareno”

Il presidente della Repubblica ha partecipato a Montecitorio al “giorno del ricordo” della tragedia delle Foibe consegnando  i premi alle scuole vincitrici del concorso nazionale “La Grande Guerra e le terre irredente dell’Adriatico orientale nella memoria degli italiani”. La cerimonia non si è svolta nell’Aula ma nella sala della Regina della Camera dei deputati.  L’Aula non era disponibile, con i deputati impegnati in una assurda maratona, dalle ore 9 alle 23, sabato compreso, per approvare la riforma del Senato  tutta d’un fiato,  come se avesse una scadenza imminente. Non  solo, ai deputati non è stata concessa neppure una sospensione per partecipare alla cerimonia, quasi uno sgarbo nei confronti del presidente Mattarella. I vicepresidenti che fin dal mattino hanno gestito la discussione, in particolare Giachetti, si sono distinti  quasi fossero caporali vecchio stile, di quelli che, se muovevi  le ciglia, ti dicevano “stai punito”. Tutto  di corsa, il più possibile, i deputati umiliati, la Camera svuotata dei suoi poteri. Proteste  ripetute in Aula.

In duecento non si fanno vedere nell’aula di Montecitorio. Un po’ sono in “missione”

Non è un caso che ben duecento deputati  non abbiano partecipato alla seduta. Un centinaio impegnai in “missione”. Proprio mentre si affronta la riforma della Costituzione, quale missione può essere più importante? No, chi si ferma è perduto. Il nemico ti ascolta. E chi è ora il nemico? L’alleato una  volta preferito da Renzi Matteo, il pregiudicato Silvio Berlusconi che ha rotto il patto dl Nazareno, e lo  accusa di tradimento.  Il premier non può permettersi  che in ogni intervento dei deputati di Forza Italia si richiami una vicenda ancora oscura, un patteggiamento sotto banco che riguarda non tanto questo o quel provvedimento ma l’intero sistema politico.

Si dimette Sisto ( Fi) da relatore, ne rimane uno solo, del Pd

Non è un caso che Francesco Paolo Sisto, Forza Italia, si dimetta da relatore di maggioranza e che la Boschi, la ventriloqua del Renzi, strilli: “Non ci sono poteri di veto. Tempi maturi, proviamo a chiudere subito”. Fa eco il presidente del gruppo Pd, Roberto Speranza, una volta bersaniano: “Il fatto che la maggioranza delle riforme sia più stretta – afferma – non è un fatto positivo, ma non ci sono poteri di veto” sulle riforme su cui “ritengo fondamentale affermare tutta la nostra volontà di andare avanti”. Le riforme “si fanno perché ne ha bisogno l’Italia. Non ne abbiamo mai fatte perché ne ha bisogno qualche leader politico”. Ma  che su questa riforma, sul testo del disegno di legge che modifica la composizione del Senato, il procedimento legislativo e la ripartizione di competenze tra Stato e Regioni, l’eliminazione di enti come il Cnel, pesi, e come, la presenza del patto del Nazareno, a Speranza non fa né caldo né freddo. Eppure, lo stesso Lotti, il braccio destro del premier dice che “il patto del Nazareno è scritto nelle riforme che stiamo portando avanti. Non metto bocca nei partiti degli altri, vedremo come si comporteranno in aula, ma non mi pare che dentro Forza Italia ci siano le idee chiare”.  Perciò di corsa, a passo di carica. Aveva detto l’ex relatore Sisto che “Forza Italia è libera di non essere contenta” pertanto ritiene che “le scelte di Fi sono incompatibili col mio ruolo di giocatore in questa partita e così col dolore profondo del giurista, non c’è cosa più esaltante che scrivere la Costituzione, rinuncio al ruolo di relatore di questo provvedimento restando arbitro imparziale”.  Forse era il caso di accogliere le richieste che venivano dai gruppi di opposizione per far tornare il disegno di legge in commissione, visto che rimaneva un solo relatore, Fiano del Pd.

Tempi contingentati: solo un minuto per intervenire sugli  emendamenti

Non solo, veniva respinta ogni richiesta di  dare modo di fare una vera discussione aumentando il tempo riservato ai vari gruppi. Niet, non è possibile. Così ha deciso la capigruppo. Ma, faceva rilevare lo stesso Brunetta, quella riunione si era tenuta quando ancora Forza Italia e il Pd andavano a braccetto, pappa e ciccia. La situazione è cambiata e annunciava, di fatto, l’ostruzionismo. Risultato: per discutere gli emendamenti, interventi non più di un minuto. Non solo, la vicepresidente Sereni, Pd, come aveva fatto al mattino Giachetti, ricordava che alcuni gruppi avevano consumato tutto il tempo a loro disposizione. Se chiedevi spiegazioni sull’ordine dei lavori, infatti, veniva considerato intervento, tempo consumato. Incredibile, se si pensa che si discutono riforme che riguardano una quarantina di articoli della Costituzione. In aula, verso la fine della seduta, esplodeva  la protesta di alcuni parlamentari, fra cui il capogruppo di Sel. L’Aula aveva uno scatto di orgoglio ma la presidente  di turno non trovava di meglio che espellere due deputati e sospendere la seduta, praticamente a pochi minuti dalla chiusura del dibattito dal momento che alle 19 iniziava una nuova riunione dei capigruppo per decidere l’ordine dei lavori. Basterebbe un po’ di buon senso per svolgere un  vero confronto . La Costituzione non é cosa che si cambia tutti i giorni, quando gira  il vento. Ma nell’Aula di Montecitorio il buon senso non è di casa.

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