I renziadi aprono la campagna acquisti. Arrivano gli “Scelta civica”. Come ai tempi della peggior dc e del pregiudicato

I renziadi aprono la campagna acquisti. Arrivano gli “Scelta civica”. Come ai tempi della peggior dc e del pregiudicato

Era da tempo che le voci correvano. Renzi aveva messo nel mirino la pattuglietta di Scelta civica. Alle elezioni europee in molti, o meglio, in pochi, perché questa è ora la dimensione dei “civici” ex Monti, avevano votato per il Pd e lo avevano fatto sapere. La migrazione era iniziata. Sembra che le lancette dell’orologio siano tornate indietro di decenni. In effetti, non sono mai andate avanti perché prima con la Dc, poi con il pregiudicato Berlusconi, è stato preso il  peggio della Prima Repubblica. E lì siamo rimasti. Tutte balle gli altisonanti annunci che con il renzismo saremmo entrati nella terza Repubblica. Niente è stato rottamato, anzi si sono rimessi in piedi i cocci. Dopo l’elezione del Presidente della Repubblica, di fronte allo sfascio di Forza Italia, i cacciatori di teste  al soldo del “partito della nazione” hanno messo in pratica la teoria. Se partito della nazione deve essere  si aprano le porte a tutti, imbarchiamo chi è già pronto a salire. È stata la Serracchiani, vicesegretaria del Pd, a lanciare il sasso annunciando che se i berlusconidi facevano i cattivi c’era già pronto chi li sostituiva. Coloro che si assumevano la responsabilità di far arrivare il governo, calma piatta, fino alla scadenza del 2008. In una parola i “responsabili”  di vecchia memoria  berlusconiana che salvarono il pregiudicato quando abbandonarono Forza Italia quelli di Fini. Non c’è bisogno di molte parole per fare il loro ritratto.

Scilipoti e Razzi transfughi immortalati da Crozza

Crozza  li ha immortalati, Scilipoti e Razzi. Una risata continua, ma ci sarebbe da piangere. Serracchiani ha messo in mare la scialuppa e subito sono saliti in otto. Sono il ministro dell’Istruzione e senatrice Stefania Giannini, il viceministro allo Sviluppo economico, Carlo Calenda, i senatori Pietro Ichino, Linda Lanzillotta, Gianluca Susta e Alessandro Maran. Arrivano anche  le deputate Ilaria Borletti Buitoni e Irene Tinagli. Resta invece nel partito, con il fondatore Mario Monti, il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova. Si tratta  di 5 senatori, 2 deputati e il sottosegretario Calenda che non è parlamentare, che passeranno con il Gruppo dei Democratici.

“Il Pd renziano –  è scritto  in una nota – ha assorbito il centro della società prima ancora che quello politico. Ha assorbito la base sociale ed elettorale di Scelta Civica che, infatti, alle elezioni europee nel maggio scorso ha scelto in massa le liste di questo nuovo Pd. È così venuta meno la ragion d’essere originaria di Scelta Civica, che rischia di ridursi a un piccolo partito dedicato”. Per questo, aggiungono, “accogliamo l’invito rivoltoci da Matteo Renzi a un percorso e a un approdo comuni e riteniamo che si debba andare nella direzione che i nostri elettori ci hanno già indicato. Per questo decidiamo di aderire ai gruppi del partito democratico di Senato e Camera, alcuni di noi anche al partito stesso”. Quest’ultima annotazione è davvero singolare. Ci saranno alcuni che aderiscono solo al gruppo parlamentare, ma non al partito. Quello del Pd diventerà un gruppo misto. Sarebbe interessante conoscere  per esempio chi aderisce al partito. Ichino aveva lasciato non riuscendo a far passare nel Pd  l’attacco ai diritti dei lavoratori, leggi in particolare l’articolo 18. Ora  che con Sacconi, Alfano,  il ministro Poletti, i voti Dem, c’ è riuscito, può rientrare nei ranghi con tutti gli onori.

Renzi esulta per questa squallida operazione di trasformismo

Per il buon esito di questa operazione di trasformismo esulta Renzi Matteo. Forza Italia rompe il patto? “Se Forza Italia, che ha sempre difeso il patto sulle riforme, adesso vuole rimangiarselo, buon appetito. Ho sempre detto – afferma il premier – che voglio fare accordi con tutti e che non ci facciamo ricattare da nessuno. Perché i numeri ci sono anche senza di loro. Spero che dentro FI prevalgano buon senso e ragionevolezza”.  “Se ciò non dovesse accadere – prosegue il  presidente del Consiglio  – noi continueremo a rispettare Berlusconi e il suo partito come rispettiamo tutti i partiti che ottengono i voti dei nostri concittadini: il nostro obiettivo non è parlar male dei nostri avversari, ma lavorare bene per l’Italia”. Già che c’era, preso  dall’entusiasmo afferma: “L’Italia sta ripartendo, finalmente, ora si tratta di fare un duplice sforzo: sbloccare tutte le ganasce burocratiche che impediscono miliardi di investimenti. Dall’altro riportare fiducia e ottimismo”. E  poi ammiccante: “Segnatevi la data del 20 febbraio, è importante”.  Chissà dove vede quella valanga di miliardi e soprattutto quella “ripartenza”. Lo smentisce la Commissione europea che non vede ripresa, disoccupazione che non diminuisce, consumi al palo. Per quanto riguarda la fatidica data del 20 febbraio si tratta di una riunione del Consiglio dei ministri che dovrà vedersela con la delega fiscale nella quale una “manina”, di Renzi, lo ha detto lui stesso, infilò un emendamento detto “salva Berlusconi”.  Renzi con i  nuovi pretoriani, comunque, non può stare sereno. Gli otto sembrano quelli di un grande film western, ma non bastano. Ma i cacciatori di teste si indirizzano verso i gruppuscoli che navigavano nell’area di Forza Italia ed è anche proprio in Forza Italia che Renzi tutto contento grida  “l’abbiamo distrutta”. C’era un altro che a distruggere i partiti ci riuscì, ma poi finì male. Ci sarebbero prossimi transfughi anche dalle fila del pregiudicato. E le minoranze del Pd? Per ora stanno a guardare con qualche flebile lamento.

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