PD. I parlamentari hanno fatto sega. Come a scuola, appunto. Nasce la corrente “catto-renziana”

PD. I parlamentari hanno fatto sega. Come a scuola, appunto. Nasce la corrente “catto-renziana”

Quando suona la campanella nella scuola del “Nazareno”, in classe entrano meno di duecento alunni su più di quattrocento che avrebbero dovuto partecipare alle quattro ore di lezione decise da Renzi Matteo, trasformatosi in preside. Chi c’era, alcuni delle minoranze, parla di cento fra deputati e senatori presenti alla prima ora, materia: la scuola. Duecento dice il vicecapogruppo alla Camera. Facciamo centocinquanta, contenti tutti. Alla seconda ora la Rai,  c’era chi alzava la mano, un bisognino urgente, e se ne andava. Alla terza ora, il fisco, la noia diventava angoscia e quelli che avevano da prendere il treno, presentata la giustificazione, lasciavano in fretta e furia l’aula. Rimanevano una cinquantina di aficionados che ormai non avevano scampo, resistevano fino all’ultimo respiro, come in “À Bout de Souffle”, splendido film anni sessanta di Jean Luc Godard con Jean Paul Belmondo e Jean Seberg. E gli  altri? Hanno fatto sega, come si diceva una volta quando si marinava la scuola, altro termine in disuso. A forza di rottamare si è rottamata anche la lingua italiana, dominata dagli hasthag. Ma in questo caso, il flop clamoroso della iniziativa presa da Renzi con una improvvisa convocazione dei parlamentari, ha visto pochi commenti dei dirigenti renziadi e un benevolo atteggiamento della informazione renziade che ha dato poco, quasi niente, risalto a quanto avvenuto nel Pd. Niente titoloni, niente prima pagina, si richiama il fatto che le minoranze non hanno partecipato, come dire che gli altri c’erano tutti. Sciocchezza, se fosse vero significherebbe che  il segretario del Pd e premier non può contare sulla maggioranza dei  gruppi parlamentari. Ne dovrebbe trarre le conclusioni.

Si avverte il bisogno di una discussione e un confronto veri

La realtà è che la diserzione di deputati e senatori, ben al di là della reale rappresentanza delle sinistre, è un segnale preciso. Indica che nel Pd si avverte il bisogno di una discussione vera. Dice Bersani, che per primo ha fatto sapere che non avrebbe partecipato a una riunione organizzata per rafforzare il premier in vista di alcuni difficili passaggi parlamentari: “Attenzione che stiamo cambiando forma alla nostra democrazia e non sono cosucce da poco. Sarà ora di discutere seriamente, non per spot. Basta fare una discussione ordinata, il metodo Mattarella”. E Gianni Cuperlo: “In tre minuti si riesce a risolvere un quiz non la riforma fiscale”. Dello stesso tenore tante dichiarazioni, da Civati a Fassina, anche da esponenti delle minoranze che hanno partecipato alla riunione, come Boccia e Cesare Damiano.

I  renziadi tentano di minimizzare il clamoroso flop

Da parte dei renziadi arrivano dichiarazioni che tentano di minimizzare l’accaduto. Guerini, vicesegretario, parla di “troppe polemiche” in riferimento in particolare a Bersani, e l’immancabile Maria Elena Boschi dice: “Non credo ci sia motivo per lamentarsi ma se uno preferisce non partecipare rispettiamo le sue scelte”. Ci mancherebbe inviassero i carabinieri a casa. Ma ella non si rende conto di quanto dice. Dello stesso tono le affermazioni del vice capogruppo  alla Camera, Rosato, in predicato di prendere il posto di Speranza, ritenuto fuori linea. A lui Renzi aveva promesso che i licenziamenti collettivi sarebbe stati cancellati dal Jobs act, poi sappiamo come è andata a finire. Come dice il ministro Poletti, senza alcun pudore, era un impegno preso con gli imprenditori, non potevano non mantenerlo. Il segretario-premier a conclusione del dibattito burla era molto arrabbiato, ha convocato la segreteria, ha subito detto ai suoi che “non ci sarà alcuna modifica per quanto  riguarda legge elettorale, riforme istituzionali”, lo facessero sapere  a chi ha annunciato che non voterà quei testi. Ha chiesto conto del perché tante assenze, richiamando al “dovere” i membri della segreteria.

Delrio, Guerini, Richetti al lavoro per costruire un’area del premier

Dicono i bene informati che Renzi punta sulla rapida costruzione di una “sua” corrente, un’area, quella dei “catto-renziani” cui stanno lavorando il sottosegretario Delrio, Matteo Richetti, il braccio operativo della corrente,Lorenzo Guerini, il vicesegretario in veste di garante per conto di Renzi. È stato messo a punto un documento programmatico inviato a numerosi parlamentari. Strana coincidenza con l’assemblea di venerdì convocata dal premier. Documento che i soliti gufi dicono serve a prenotare un posto da capolista quando entrerà in funzione l’Italicum. Corrente chiama corrente nel vecchio stile democristiano. Sono tutti “renziadi”, ma ognuno cerca di farsi la sua area personale. Maria Elena Boschi fra questi punta ad una corrente aretina insieme ad altri esponenti che hanno qualche rapporto, azioni, di Banca Etruria. In movimento anche il presidente Orfini in tandem con Madia. E tante altre voci. Insomma  un partito a coriandoli.  Ma il carnevale è finito.

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