Naufragio della Concordia, la Difesa cerca di ‘assolvere’ Schettino

Naufragio della Concordia, la Difesa cerca di ‘assolvere’ Schettino

E’ il giorno della Difesa di Francesco Schettino al processo per il naufragio della Costa Concordia. Dalla prima mattina di giovedì l’avvocato dell’ex Comandante della nave di crociera che si schiantò contro l’Isola del Giglio, sta tenendo la sua contro requisitoria, nel tentativo di demolire il muro alzato dall’accusa, che, se non sarà abbattuto, porterà alla condanna di Schettino a oltre 26 anni di carcere, questa la pena finale chiesta per i delitti che si sono consumati in quella drammatica notte. “Il comandante Francesco Schettino è stato ghettizzato processualmente. L’accusa si è concentrata solo su di lui mentre gli altri co-indagati sono stati premiati col patteggiamento”. Queste le parole e le considerazioni, le prime di una lunga arringa difensiva. Schettino, al contrario dei giorni degli interventi in Aula dell’Accusa, era  presente in aula lavorando sul computer dei suoi legali per mostrare su un maxi-schermo slide, immagini, video mostrati a supporto dell’intervento della sua difesa. Oggi, per questa prima parte della parte di Difesa, l’arringa era affidata all’avvocato, Donato Laino, mentre venerdì toccherà all’altro legale, Domenico Pepe. Già sembra chiara e delineata la posizione della Difesa che punta ad evidenziare, come altre, e non solo quelle di Schettino, furono in quelle ore le responsabilità, chiamando in causa altri che erano in quei tragici minuti sulla plancia di comando. Schettino, in sostanza, avrebbe già dall’inizio subito la pesante attenzione mediatica negativa della telefonata registrata e diffusa con l’ufficiale delle Capitanerie De Falco che divenne Regioncelebre in tutto il mondo. Questo, per la Difesa, fu l’atto d’accusa iniziale e che si trascinò e si trascina fino ad oggi.

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