Migranti, nuova strage nel canale di Sicilia. Sarebbero oltre 350 le vittime dell’affondamento di tre imbarcazioni

Migranti, nuova strage nel canale di Sicilia. Sarebbero oltre 350 le vittime dell’affondamento di tre imbarcazioni

Sarebbero almeno 4 le imbarcazioni naufragate nello Stretto di Sicilia. Una vera e propria sciagura, l’ennesima, lungo la rotta che dal continente africano punta verso l’Italia e poi il centro Europa. Secondo le prime stime fatte dall’Alto Commissariato Onu per i rifugiati, le vittime potrebbero essere più di 350. L’organizzazione mondiale per i migranti dell’Onu si è letteralmente trasferita a Lampedusa, dove sta affiancando gli uomini e le donne delle Capitanerie di Porto, della Marina Militare, della Protezione Civile e del Soccorso regionale. I numeri della tragedia sono stati ricostruiti grazie alle testimonianze dei sopravvissuti, che hanno descritto i momenti della partenza dalle coste libiche, di ben 4 gommoni, stipati di profughi, almeno 100 ad imbarcazione, di questi solo uno è stato raggiunto dai soccorritori (una nave mercantile italiana) che hanno preso a bordo i pochi sopravvissuti. Quanto alle nazionalità  dei migranti, si tratta di profughi in gran parte provenienti  da Paesi subsahariani (Mali-Costa d’Avorio-Senegal-Niger). Le ricostruzioni dei pochi fortunati sopravvissuti alla traversata del Canale di Sicilia, ci disegnano un mondo infernale dall’altra parte del Mediterraneo e a poche ore dalle nostre Coste, dove potenti clan libici controllano, di fatto, i flussi della disperazione verso l’Italia. I gommoni che hanno fatto naufragio non dovevano neppure partire, viste le condizioni meteo-marine, ma i trafficanti d’uomini, una volta incassato il biglietto per la traversata, armi in pugno, hanno letteralmente obbligato alla partenza gli scafi, con le conseguenze che si sono registrate poche ore dopo. Per la nuova tragedia della disperazione emozione in tutto il mondo e Papa Francesco, ancora una volta, ha voluto dire la sua: “Le notizie giunte da Lampedusa dove si contano altri morti tra gli immigrati a causa del freddo lungo la traversata del Mediterraneo. Desidero assicurare la mia preghiera per le vittime e incoraggiare nuovamente alla solidarietà, affinché a nessuno manchi il necessario soccorso”. C’è anche da annotare un mea-culpa nel vecchio continente, quello del Consiglio d’Europa, che di fatto boccia la cosiddetta missione Triton, che doveva sostituire, ampliandola,  quella messa in campo dall’Italia e che aveva consentito nel recente passato, il salvataggio in mare di migliaia di persone. “L’operazione Triton non è all’altezza dei compiti che deve svolgere e l’Europa ha bisogno di un sistema di ricerca e salvataggio efficace”. Sono queste le parole contenute in una nota diffusa mercoledì mattina dal commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa (l’organizzazione con sede a Strasburgo che riunisce 47 Paesi, fra i quali i 28 dell’Ue, che si prefigge la promozione della democrazia, dello sviluppo economico e esociale e dei diritti dell’uomo), Nils Muiznieks. La tragedia – ha detto ancora il Commissario Ue- consumatasi nel Mediterraneo è un’altra sciagura che poteva essere evitata. L’Europa ha bisogno di un sistema di ricerca e salvataggio efficace” sottolinea il commissario. Muiznieks ha più volte affermato che l’Unione europea dovrebbe prendere come esempio Mare Nostrum, operazione per cui l’Italia va lodata, e che ha aiutato a salvare centinaia di vite. “Spero che l’Europa cambi approccio, dando maggiore peso ai diritti umani, e non solo alla sicurezza, e aumenti le vie legali cui le persone possono ricorrere per arrivare sul continente e chiedere asilo”. Poi le lodi all’Italia per l’operazione Mare Nostrum: “L’Europa ha bisogno di un sistema di ricerca e salvataggio efficace. L’Unione europea dovrebbe prendere come esempio Mare Nostrum, operazione per cui l’Italia va lodata, e che ha aiutato a salvare centinaia di vite. Spero che l’Europa cambi approccio, dando maggiore peso ai diritti umani, e non solo alla sicurezza, e aumenti le vie legali cui le persone possono ricorrere per arrivare sul continente e chiedere asilo”. In Italia da registrare la durissima presa di posizione della Cgil, con le parole di Vera Lamonica, Segretaria Confederale del Sindacato di Corso d’Italia, che chiede un ritorno a quel che di buono è stato fatto in passato:“Ripristinare Mare Nostrum, creare corridoi umanitari, rivedere il regolamento di Dublino e definire un Piano nazionale per l’accoglienza: sono le risposte necessarie che l’Europa, e prima di tutto l’Italia, devono dare all’ennesima tragica strage di disperati in fuga dalle violenze e dalla guerra. La tragedia al largo delle coste di Lampedusa mette in evidenza l’inadeguatezza delle attuali attività di pattugliamento in mare della operazione Triton. Le crisi umanitarie in Africa e Medio Oriente sono destinate ad mantenere – se non ad aumentare – il numero di persone in cerca di protezione”, è invece la posizione della Rete Sindacale di Protezione dei Migranti nel Mediterraneo e regione sub-sahariana, costituita dai sindacati dei paesi mediterranei e di ccui la Cgil fa parte. Una tale tragedia umanitaria non può essere affrontata con operazioni di sicurezza ma attraverso una adeguata politica di soccorso, accoglienza e integrazione. Nel 2014, malgrado Mare Nostrum, sono morte in mare circa 4000 persone. L’operazione Triton non ha come missione il salvataggio di vite umane ma quella di proteggere i confini. Riteniamo che l’assenza di misure di governo dei fenomeni migratori sia solo destinata a provocare nuove e più pesanti tragedie.”

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