Ma dove vanno i radicali? Pannella: spes contra spem, essere e fare speranza

Ma dove vanno i radicali? Pannella: spes contra spem, essere e fare speranza

Chiede, il Direttore, cosa faranno, ora i radicali, che cosa propongono, come si pongono di fronte alla situazione che si è venuta a creare. Me lo chiede sapendo della mia ostinata vicinanza al partito di Pannella, immaginando che per questo sia capace di comprenderli, nei loro percorsi; e sappia renderli intellegibili. In effetti, è tutto molto semplice e tutto molto complesso insieme. Belle domande, le tue, Direttore: le domande di chi è interessato alle “cose”, vuole capire, e mostra scarso interesse al bla-bla, al pio-pio, che sembra essere la cifra del “dibbbattito” dei giorni nostri. Il Direttore conosce bene, i “polli” di cui stiamo parlando, ben conosce il “capo-branco”, Marco Pannella: quante volte avrà polemizzato con lui, ne avrà condiviso le iniziative, apprezzato le posizioni, lo avrà criticato aspramente…Ma comprendo che pur conoscendolo da sempre, ora si ponga la questione, cerchi una risposta a queste domande. Perché sta cambiando tutto senza peraltro mutare nulla. Non siamo alla “terza Repubblica”, come qualcuno sostiene; come non c’è stata la seconda, è sbagliato parlare di terza. Semmai, Repubblica “primo tempo”, Repubblica “secondo tempo”, e ora Repubblica “supplementari”. La partita è sempre la stessa.

Deprimente discutere del dissidio che sembra sorto fra Renzi e Berlusconi

Ora si ammetterà che discutere del dissidio che sembra essere sorto tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi è deprimente. Certo: le riforme istituzionali volute da Renzi hanno aspetti inquietanti e contestabilissimi; ma che lo dica Berlusconi, che quel “pacchetto” di riforme le ha concordate con Renzi e in parte le ha votate, non è una cosa seria; e si comporti in questo modo perché cerca tenere incollato il partito che gli si sta frantumando sotto i piedi; perché sul terreno della demagogia e del populismo Matteo Salvini gli alita sul collo; o per qualsivoglia altro motivo, quella che si rappresenta è un vaudeville alla Feydeau, con la differenza che non c’è nulla di divertente o di esilarante.

Berlusconi può anche inveire contro un Renzi “strafottente” che lo tradisce; poi ci pensano i Fedele Confalonieri, i Gianni Letta, i Denis Verdini a riportarlo con i piedi per terra, sul solido terreno degli interessi: i cinquanta milioni di euro in più che Mediaset dovrà pagare; l’emendamento nel Milleproroghe in discussione alla Camera che rinvia a data indeterminata il pagamento di decine di milioni di euro di concessione di frequenze Tv…

Siamo sicuri che sia vera rottura o fume gettato negli occhi

Ecco Feydeau: siamo sicuri che sia vera rottura? O magari è fumo gettato sugli occhi di chi si oppone nel PD a Renzi, e in Forza Italia a Berlusconi? Segniamoci una “piccola” notizia, pubblicata nella pagina dei mercati finanziari del ‘Corriere della Sera’: il 30 gennaio, alla vigilia dell’elezione di Mattarella, dopo lo ‘strappo’ di Renzi, Confalonieri (uno dei più strenui sostenitori del patto del Nazareno) approfitta del fatto che le azioni Mediaset sono quotate più di quattro euro, ne vende 77mila; un guadagno di 313.413 euro. È qualunquismo parlare di “ladri di Pisa”.

Ho fatto questo panegirico per arrivare a Pannella. Che continua a fare quello che ha sempre fatto. In queste ore ha avuto un lungo e affettuoso colloquio con Giorgio Napolitano, andandolo a trovare nel suo studio di senatore a vita. Poche ore dopo ha “bussato” al Quirinale, ed è stato il primo politico ufficialmente ricevuto  da Sergio Mattarella. Visite di cortesia, ma Pannella è un totus politicus, anche quando beve un boccale di birra. L’essere andato prima dal presidente emerito, subito dopo da quello effettivo, ha un significato ben preciso. I radicali, al loro ultimo comitato nazionale hanno approvato una mozione che recepisce tutto quello che Napolitano ha comunicato nella solenne forma costituzionale del “messaggio” al Parlamento; in quel “messaggio” (l’unico del novennato di Napolitano) sono letteralmente “dettate” una serie di proposte di riforma della Giustizia; un messaggio che il Parlamento non si è neppure degnato di discutere, magari per respingerlo (e questo dà la cifra di come si siano ridotte le istituzioni).

Il “messaggio” di Napolitano trasformato in strumento politico

I radicali hanno trasformato quel “messaggio” in uno strumento politico, è il loro programma per le settimane e mesi a venire, chiedono alle altre forze politiche di impegnarsi in questo senso. Di certo i due “grandi vecchi” della Repubblica ne hanno parlato; e si deve pensare con un sostanziale assenso da parte di Napolitano: che se così non fosse avrebbe trovato il modo di farlo sapere.

Così per Mattarella: in un tempo che sembra sideralmente lontano (la Repubblica secondo tempo), quando radicali e PD trovano una pur minima intesa, Mattarella è tra quanti non nascondono la loro contrarietà. Lo fa in modo esplicito e leale; motivazioni discutibili, ma espresse con chiarezza e correttamente. Nonostante questa premessa, non è detto che una certa intesa possa essere trovata. Per ora c’è sicuramente attenzione e disponibilità alla comprensione. Quel “ciao” finale colto da molti osservatori come irrituale e pur non stonato, lascia intendere assai più di quanto non dica a prima vista. Possiamo immaginarcela, la scena tra gli stucchi e gli ori quirinalizi: un Mattarella che ascolta, assorto, come sanno ascoltare, per indole e “costume” certi siciliani sobri, pensosi, misurati; e di fronte un fluviale Pannella, immaginifico, “visionario”: che parla del Dalai Lama che chiede l’indipendenza del Tibet, ma prefigura e sogna una Cina federata, con diritti per tutti; del papa francescano, che tra le prime cose che fa, abolisce la pena di morte (certo non in vigore, ma ancora presente nei codici d’oltretevere), e introduce il reato di tortura; dell’abominio delle carceri italiane, della giustizia che arranca, del rischio Vesuvio, del dissesto idrogeologico; del diritto umano alla conoscenza da conquistare e “legalizzare” perché devono convivere “diritto dello Stato” e “Stato di diritto”…Insomma, il Pannella solito: quello che chiede, e sempre chiederà che il diritto alla vita diventi e sia vita del diritto.

E questioni più vicine, quelle che occupano le cronache dei giornali (anche se si può dubitare interessino veramente la gente che siamo? Chiedeteglielo a Pannella: spalancherà gli occhi come un’Alice nel paese delle meraviglie. Di che stiamo parlando?, vi chiederà infine. Voi insistete, e vi dirà che “ormai siamo di fronte ad un dibattito pubblico completamente sequestrato.

Renzi era dappertutto ma alle europee ha votato la metà scarsa dei cittadini

In tv e sui giornali c’è solo gazzarra, chi può godere di spazio non affronta più temi di ampio respiro. Come possiamo pensare che, in questo modo, un progetto politico possa avere un buon esito e suscitare l’interesse dei cittadini?”. Vi ricorderà quello che è accaduto alle scorse elezioni europee: “Renzi era dappertutto, ma alla fine a votare è andata la metà scarsa degli elettori. Si esalta tanto il 40 per cento ottenuto dal PD, ma è un risultato raggiunto su una bassissima affluenza”. Avrete un bel contro-obiettare che Renzi sembra andare con il vento in poppa. “A quanto mi dicono comincia ad essere molto preoccupato sul gradimento dell’ opinione pubblica verso di lui. C’è un dato. Le persone fondamentalmente non credono nella politica di Renzi, al massimo possono dirti che è bravo”. A 85 anni suonati, caro Direttore, Pannella, coi suoi tumori, il suo tossicchiare cronico, la sua coda di cavallo e la multicolore cravatta fuori dal pullover, è lo stesso di cui scriveva Arrigo Benedetti a metà degli anni Settanta: “Un libertario che difende la Costituzione, capace di attrarre i giovani che non eccitava alla contestazione del sistema, ma al piacere della libertà”.

Il rifiuto passivo: soli e inermi parlano anche per noi

Con chi schiererà questo libertario difensore del diritto? Con chiunque sia disposto a percorrere quel tratto di strada che indica da sempre: spem contra spes, cioè essere e fare speranza, non limitarsi a nutrirla… Attenzione: quando Pannella dice chiunque, significa chiunque, nel senso letterale, se mostra di condividere obiettivi e scopi. Il percorso poi sarà magari tortuoso, apparentemente contraddittorio, con deviazioni incomprensibili; anche se a ben vedere la costante del suo fare è un qualcosa che andrebbe meglio studiato e analizzato: il metodo della nonviolenza cui si applica la teoria della prassi applicata al diritto.

Caro Direttore, dove andrà Pannella e dove andranno i radicali? Posso solo citare Eugenio Montale, un Montale del 1974, che scrive: “Dove il potere nega, il forme palesi anche con mezzi occulti, la vera libertà, spuntano ogni tanto uomini ispirato come Andrej Sacharov e Marco Pannella, che seguono la posizione spirituale più difficile che una vittima possa assumere di fronte al suo oppressore. Il rifiuto passivo. Soli e inermi, essi parlano anche per noi”.

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