Le guerre tra i capitalisti: Guess e Gucci se le suonano nei tribunali di mezzo mondo

Le guerre tra i capitalisti: Guess e Gucci se le suonano nei tribunali di mezzo mondo

Da molti anni l’azienda italiana Gucci cerca di perseguire giudiziariamente l’americana Guess, senza però riuscirci, almeno fino in fondo. Anche a Parigi, presso il Tribunal de Grande Instance, Gucci ha perso un’altra battaglia giudiziaria, nella quale aveva chiesto a Guess un indennizzo per danni di 55 milioni di euro: 30 milioni per pregiudizio di contraffazione, 15 milioni per attentato alla marca e 10 milioni per concorrenza sleale. Il Tribunale parigino ha rigettato l’istanza della Gucci, marca fiorentina ormai ceduta al gruppo Kering (multinazionale del lusso con 35mila dipendenti sparsi in tutto il mondo, e con marchi che vanno da Balenciaga a Saint Laurent a Girard-Perregaux, passando per Pomellato, Puma e Bottega Veneta. Fatturato da 10 miliardi di euro l’anno), che però ha deciso di fare appello.

Secondo la Corte parigina “la netta differenza che separa i due marchi fanno sì che non esista il rischio di confusione. E dunque, le accuse di concorrenza sleale e parassitaria per effetto del marchio non sono dimostrate”. Guess non ha copiato Gucci nella sue campagne di comunicazione. La Gucci è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali per 30.000 euro. In un comunicato diffuso da Milano, Gucci ha annunciato che “disapprova categoricamente la decisione pronunciata e farà immediatamente appello”. Gucci ricorda di aver prodotto analoghe iniziative giudiziarie, e con successo, sia negli Stati Uniti che in Italia. Nel 2012, infatti, la giustizia di New York aveva accordato un indennizzo di 4,6 milioni di dollari di danni alla Gucci, che però ne aveva chiesti più di 80. Nel settembre del 2014, la Corte d’Appello di Milano aveva rigettato l’istanza della contraffazione ma aveva giudicato Guess colpevole di concorrenza sleale e atteggiamento parassitario, perché “imitava costantemente l’universo creativo di Gucci”.

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