La nuova Fiat. Tra taylorismo e toyotismo. Una ricerca dell’Associazione Trentin (Seconda parte )

La nuova Fiat. Tra taylorismo e toyotismo. Una ricerca dell’Associazione Trentin (Seconda parte )

In un documento di Fiat Auto del 1989 (“Caso Toyota e Qualità Totale”) si legge: “L’asservimento del fattore lavoro (dice proprio così, ndr) alle necessità critiche del sistema azienda Fiat è inevitabile”. La questione è: come si può costituire un’organizzazione del lavoro nella quale il lavoratore si senta contemporaneamente non estraniato anche se di fatto asservito. Fiat ha oggi tre obiettivi: aumentare il livello di utilizzo degli impianti; accrescere la flessibilità del lavoro; ridurre i costi e incrementare la produttività del lavoro.

La diffusione del team-work, pur modificando e anche sensibilmente, alcuni tratti modali dell’assoggettamento al potere di comando dell’impresa, non arriva in alcun modo a incrinarne l’essenza, che altro non è se non una più integrale sussunzione del lavoro al processo di valorizzazione capitalista. Senza residui, senza porosità. Con un più elevato grado di assoggettamento spontaneo e consensuale al potere direttivo, gerarchico e disciplinare dell’imprenditore. La sfera dell’autonomia nel lavoro appare sì dilatarsi, ma su una classe decisionale rigorosamente esecutiva, in cui – con André Gorz – non sono più gli individui a operare come ingranaggi, bensì il gruppo di lavoro.

Come indurre il lavoratore a “demolire le proprie astuzie”

Il vero obiettivo del management consiste nell’indurre il lavoratore a “demolire le proprie astuzie”, inducendo la sensazione di un accorciamento della distanza sociale che regola il rapporti di potere in fabbrica. Che tale distanza, lungi dal ridursi, si sia invece enormemente accresciuta – proprio in concomitanza con l’affermazione di questi nuovi paradigmi produttivi – dovrebbe risultare chiarissimo alla luce di quel processo univoco che in Occidente ha prodotto una rivincita del capitale sul lavoro di proporzioni epocali.Disuguaglianze pre-moderne, a partire da quelle reddituali fra top-management e maestranze, e precarietà generalizzata, basterebbero da sole ad attestarlo. Ma la retorica partecipazionista ha fatto molti proseliti. E così, a fronte di un ciclo lavorativo che all’assemblaggio resta sulle linee inferiore al minuto, come e peggio di alcuni decenni orsono, dobbiamo ascoltare dotte dissertazioni sul coinvolgimento cognitivo e sull’aumento dell’intelligenza diffusa del lavoro operaio.I tempi in cui a Kalmar e Udevalla, Volvo provava a ricomporre in chiave neo-artigianale il lavoro per isole, con tempi fino a due ore, è ormai un lontano ricordo per archeologi della materia. Bonazzi, che di queste cose è stato fra i più attenti analisti, aveva l’accortezza di ricordare come alla meglio processi di tale natura interessassero non più del 10 per cento della forza operaia. E il resto? Il resto, in Fiat, si è visto applicare un nuovo sistema integrato fra metrica ed ergonomia (Ergo-Uas), in virtù del quale un operaio addetto a una postazione relativamente meno disagiata potrà vedersi indotto a un’intensificazione della sua prestazione senza precedenti.

Riduzione delle pause e discrezionalità datoriale su orari e straordinari

Se un accordo del lontano 1971 stabiliva che, sotto il minuto, un operaio di linea fosse caricato per un massimale dell’84 per cento (ossia, in un minuto di lavoro, quello considerato effettivo non doveva superare i 50,4 secondi), ora – con la disdetta aziendale di quell’accordo – un operaio a basso rischio ergonomico potrà sperimentare una saturazione dell’ordine del 98 per cento (Tuccino). Analogamente, in Toyota, le operazioni in assemblaggio richiedevano, nel 1973, un minuto e 14 secondi. Nel 1989 erano scesi a 44 secondi. Dunque, il lavoro si intensifica e si accelera. Come? Eliminando ogni gesto/azione non immediatamente finalizzata a produrre valore aggiunto (“not added value activity”, Nvaa), come camminare, aspettare, posare un attrezzo, cercare, operare fuori linea. Gli accordi sindacali (separati) fanno il resto, operando sulla riduzione delle pause e ampliando la discrezionalità datoriale su orari e straordinari. Nemmeno Carlo Marx avrebbe mai potuto immaginare livelli tanto pervasivi e sofisticati, quando trattava di estrazione del plusvalore, assoluto e relativo.

Le conseguenze  sul rischio per la salute. Insidioso aumento dello stress

Le conseguenze sul rischio per la salute sono (dovrebbero essere) facilmente intuibili. E infatti un’agenzia specializzata su questi temi (Snop), ha rilevato come l’Ergo-Uas sottostimi questi rischi. E del resto, dovrebbe indurre a qualche riflessione il dato variamente stimato, ma comunque alto intorno all’entità del numero di operai a ridotta capacità lavorativa nei siti Fiat. L’ambiente sarà pure più ovattato, come non mancano ovviamente di rilevare gli operai, alla stregua però del più insidioso aumento dello stress da surmenage e da carico cognitivo, sia per la quantità che per la velocità delle operazioni da effettuare.

Controverso  dibattito sul tema delle relazioni industriali

La ricerca ha scelto di non indagare intorno all’assai controverso e dibattuto tema delle relazioni industriali. Di conseguenza, ai lavoratori non è stato chiesto di esprimersi su cosa pensano delle scelte compiute dalla Fiat o dai sindacati in questi ultimi anni. Se la cosa è stata dettata da motivi di opportunità e/o prudenza, onde evitare la riapertura di ferite tutt’ora non rimarginate, lo si può capire e anche condividere. Ma se ciò ha inteso essere il riflesso di una precisa assunzione di carattere analitico e metodologico – tipo: “Wcm e relazioni industriali si collocano su due piani chiaramente distinti e distanti” –, allora diciamo con molta nettezza che non siamo d’accordo.

I due piani sono inestricabilmente legati. Nel senso che lo sviluppo dell’uno implica ripercussioni precise sulle altre. Canonicamente: una determinata crescita a livello di forze produttive non può che avere il suo corollario nella sfera dei rapporti di produzione. Il toytismo, la lean production, il Wcm, per funzionare in quella maniera impeccabile che postulano e perseguono, richiedono la rimozione di tutto ciò che ne possa inficiare, in un modo o nell’altro, il pieno successo. Cosa? La resistenza operaia, qualunque forma esse possa assumere: la passività, una non più che perfetta disposizione psico-fisica, le assenze, le “astuzie” non condivise, il conflitto.

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