Jobs Act, atto secondo. Rivoluzione all’incontrario

Jobs Act, atto secondo. Rivoluzione all’incontrario

Per il Jobs Act siamo all’atto secondo.Qualcuno attendeva trepidante la conclusione del primo atto. Sarà rimasto un po’ deluso nell’accorgersi che era già chiuso il sipario. Non cambia niente. Si concedono due specificazioni, che, da implicite, il Senato (dove presiede FI) chiede di rendere esplicite. Per tutto il resto, “non si ritiene che…”. E pensare che le due Commissioni Lavoro di Camera e Senato avevano lavorato diligentemente stando attente a non avanzare proposte troppo radicali: hanno solo perso tempo.
Quella sui licenziamenti collettivi, poi, aveva fatto un po’ rumore. Il bello è che la norma, come scritta, non solo è discriminatoria ma perfino inapplicabile. Un giudice che non convalida la procedura del licenziamento collettivo dovrebbe dire: “Non si può fare, ma quello e quell’altro, fior da fiore, essendo stati assunti dopo il Jobs Act se ne vanno a casa ugualmente”. Altrimenti si crea una discriminazione … rispetto agli altri assunti con il Jobs Act che rischiano ogni momento di essere licenziati individualmente. Non è il Cappellaio Matto che parla, ma il legislatore di questi tempi.

I contratti precari rimangono tali e quali

Quanto all’atto secondo, il decreto che riordina i contratti di lavoro, le Commissioni sono avvertite: non lavorate inutilmente!Peccato. Qualcuno credeva davvero che sarebbe arrivato il decreto taglia-precarietà. Invece i contratti precari rimangono tali e quali (in qualche caso vengono facilitati).
Si aboliscono i contratti a progetto, come ampiamente strombazzato. Quelli a cui la legge di stabilità estende benevolmente l’indennità di disoccupazione. Ma si abrogano solo quelli “che si concretano in una prestazione di lavoro esclusivamente personale, continuativa, di contenuto ripetitivo, e le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente anche in riferimento ai tempi e al luogo di lavoro”. Cioè, esattamente, quelli che un giudice trasformerebbe senza esitare in contratti a tempo indeterminato. Quelli fraudolenti. Per i quali si concede invece la possibilità di licenziare, che tanto lo Stato pagherà l’indennità.
Almeno si aboliscono le associazioni in partecipazione. Come direbbero gli antichi, perché “est modus in rebus”. Non si deve esagerare, visto che ora il menù è sempre più ricco.Dimenticavo. Il decreto Poletti, il contratto a tempo determinato libero e a gogò, gode di buona salute e non viene toccato neanche un po’.

 

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