Informazione canaglia. Nel tritacarne Landini poi Boldrini. Pd: le minoranze non vanno a lezione da Renzi

Informazione canaglia. Nel tritacarne Landini poi Boldrini. Pd: le minoranze non vanno a lezione da Renzi

Ci vorrebbe uno 007 per scoprire qual è la fonte delle notizie false e tendenziose che ogni giorno occupano pagine e pagine dei grandi giornali. Si riversano nei programmi televisivi, nei dibattiti, si fa per dire, che da mattina a notte  occupano le radio. Essendo notizie in fotocopia intanto  si può alleviare la fatica dello 007: con assoluta certezza si può affermare che la fonte è una sola, una gola profonda che ti vende merce avariata fatta passare per una notizia in esclusiva che ti viene da ambienti bene informati.  Lo 007 ha  due o tre indirizzi cui rivolgersi, basta frequentare  ambienti vicini a Palazzo Chigi, fare qualche passeggiatina nel “transatlantico” di Montecitorio ed ecco che ti arriva la notizia. Scoprirai qualche ora dopo che non sei il solo o la sola ad avere lo scoop pronto, cotto e mangiato come si dice in gergo.

Parola d’ordine: screditare chi non la pensa come il premier

Circola nei media una sorta di parola d’ordine: tutto ciò che  può fare ombra a Renzi, come avviene nei regimi autoritari, deve essere passato al microscopio. Occorre screditarlo/a, mira a poltrone, a incarichi, mira a scalzare Renzi Matteo. Non sia mai: Tutto ciò che il premier fa diventa oro. Anche quella cosa assurda che si svolgerà venerdì al Nazareno, convocati i parlamentari al suono di campanella come a scuola, il segretario del Pd ha stabilito l’orario delle lezioni. Un’ora si discute di scuola, un’altra ora è dedicata alla Rai, poi di seguito, al fisco, all’ambiente. È possibile partecipare a questa specie di Leopolda, ci manca il finanziere e finanziatore Davide Serra, anche inviando testi scritti, brevi e semplici. I nostri media spiegano che dal momento che il clima nel Pd è un po’ caldo il premier  in questo modo vuol dare rilievo alle minoranze.

Bersani: non siamo figuranti. Se non cambia verso non voto la legge elettorale

Pare che le minoranze non gradiscono, Bersani, il più affezionato alla “ditta” non andrà a lezione, non “siamo figuranti”, dice  e annuncia che se non cambia verso non voterà la legge elettorale.  Così Fassina, Civati, Cuperlo, non si presenteranno agli esami. E già l’artiglieria dei renziadi, da Guerini a Serracchiani, spara a palle infuocate. Ogni giorno lanciano  campagne diffamatorie contro chi osa non apprezzare il “pensiero” del capo. Ed ecco il primo bersaglio, Maurizio Landini, segretario generale della Fiom che viene attaccato Renzi perché il sindacato lo caccia. Sconfitto da Marchionne sta tramando per fondare un nuovo partito mettendo insieme le sinistre sparpagliate che non contano più niente. E giù paginate di fantasiosi racconti  sul segretario generale della Fiom. Lui smentisce, allora paginate sulla smentita che non convince.

Gli attacchi al segretario della Fiom Cgil

Repubblica, Corriere della sera, Stampa,  il confindustriale “Sole” invece se la prende con Togliatti che, a quanto ci risulta non è mai stato un iscritto alla Fiom. Qualche direttore si rende conto che così non può durare. Allora si fa appello a  Renzi il quale dà man forte nell’attacco a Landini, reo di aver detto che il premier non era stato eletto da nessuno. Lui, piccato, dà lezione a Landini. Gli danno man forte, Boschi, Madia, Serracchiani. L’operaio  Landini studi la costituzione. Renzi è stato votato dal Parlamento. È vero, ma gli italiani non lo hanno mai votato, non lo hanno eletto. Non regge, allora contrordine compagni, togliamo il compagni, udite, udite, Landini non vuole fare un nuovo partito, punta a diventare segretario generale della Cgil quando gli scadrà il secondo mandato come segretario generale della Fiom, nel 2018. Allora dove è lo scandalo? Non c’è, ma i nostri intrepidi colleghi si lanciano su piste sconosciute. Ignorano le “regole” del più grande sindacato italiano, come si discute, come ci si confronta e anche ci si scontra, come si cerca di recuperare il rapporto con i lavoratori che la crisi ha reso difficile. Non frequentano, gli editorialisti e i cronisti. Ancora un contrordine. Non regge. Si deve passare la mano.

Sotto tiro dei renziadi la presidente della Camera

C’è pronta Laura Boldrini. La terza carica dello Stato, ha avuto l’ardire di sostenere che alla decretazione si deve far ricorso solo in casi di urgenza. Renzi si turba. La maestrine partono lancia in resta. Ma come si permette, non è il presidente della Repubblica, le danno lezione di Costituzione. Non regge molto, non fa notizia, titoloni, per un giorno e via. Da sempre deputati, senatori, protestano per i troppi decreti, per le fiducie a ripetizione. In soccorso ai giornalisti che si trovano privi dell’esclusiva sulle “voci” arriva la notizia clamorosa. Tutte le iniziative della Boldrini sarebbero  finalizzate alla nascita di un nuovo partito della sinistra di cui lei sarebbe leader. O non era Landini? Che c’entra. La politica  vive giorno per giorno. Capita anche il giorno che l’informazione canaglia si mette l’abito buono. Ospitando  persone serie, costituzionalisti, intellettuali, economisti veri. Dicono l’esatto contrario di ciò che ogni giorno i cronisti raccontano. Un po’ di belletto non guasta mai. Un’idea. E se i commentatori rifiutassero di collaborare con testate che ogni giorno sparano canagliate? Un’illusione. Certo. Ma lasciateci la speranza che il mondo del giornalismo italiano, come seppe fare alla fine degli anni sessanta, abbia un sussulto di orgoglio. Ce n’è proprio bisogno.

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