Il pregiudicato imbestialito a cena con la Lega, accordo fatto. E Renzi organizza barricate con la campagna acquisti

Il pregiudicato imbestialito a cena  con la Lega, accordo fatto. E Renzi organizza  barricate con la campagna acquisti

Cena per quattro ad Arcore.  Con il padrone di casa il fido Giovanni Toti, dall’altra parte del tavolo Matteo Salvini, con nelle orecchie ancora i fischi raccolti a Palermo dove è andato a presentare la Lega del Sud, al suo fianco Giancarlo Giorgetti, parlamentare di lungo corso, noto come tessitore di alleanze, tanto da essere soprannominato il “Verdini verde” o, a piacere, il “Gianni Letta padano”. Una volta il Giorgetti gradiva, ora, dopo le disavventure del Verdini e del Letta, se ne guarda bene. Il  pregiudicato, si racconta fosse talmente arrabbiato che per poco dava un calcio a Dudù. A conclusione delle cena, molto lunga, un patto di ferro fra i quattro, una dichiarazione di guerra  contro il “traditore” Renzi, dai frammenti del patto del Nazareno nasce il “patto di Arcore”, truppe unite per affrontare le elezioni regionali e organizzare un’esplosiva opposizione nelle aule parlamentari, abbandonando il povero Alfano nelle braccia dell’ex cavaliere che, se  avesse saputo che in mattinata sarebbe arrivata la motivazione della sentenza del processo d’appello, il “Ruby bis”, chissà che sarebbe successo. Fra l’altro i giudici affermano che “quello imperniato sulle serate ad Arcore e sui rapporti tra giovani donne e Berlusconi era un sistema prostitutivo, contrassegnato dalla corrispettività della dazione di denaro o altra utilità rispetto alla prestazione sessuale”. “Il corrispettivo più ingente derivava dall’intrattenimento notturno – continuano i giudici – quando la o le prescelte potevano trascorrere la notte con l’ex premier”. Altro che cene galanti.

Le preoccupazioni degli uomini Mediaset e della famiglia

La mattina dopo la cenetta a quattro, non a lume di candela perché volevano guardarsi bene in faccia, a Villa San Martino  arriva il clan di Mediaset. C’è Confalonieri che se avesse i capelli ci metterebbe le mani dentro, ha un’aria disperata. È un azzardo per Mediaset – dice – la rottura con Renzi. Anche la famiglia Berlusconi non gradisce il “patto” con Salvini. Si fa  vivo pure Ennio Doris che è in Centro America per un viaggio di lavoro. Considera lo stop al Nazareno una jattura. Confalonieri ne ha parlato anche con Verdini, il quale senza tanti giri di parole avverte la “famiglia Mediaset”: “Quello ( Renzi, ndr) ti fa piangere”. E ricorda non solo l’emendamento Mediaset con tanti milioni da pagare, ma anche il conflitto di interesse, le norme in commissione giustizia che hanno a che vedere con il processo della “compravendita”.  Tutta “roba” che faceva parte evidentemente del patto del Nazareno insieme a legge elettorale, riforme costituzionali, presidente della Repubblica “condiviso”. Certo non un testo scritto, lo dice anche Renzi, ma un “modus vivendi” che riguardava anche faccende private.

Alleanza Fi-Carroccio per le regionali, in Parlamento opposizione dura al governo

Per quanto se ne conosce, il patto con Salvini riguarda la legge elettorale e la riforma del Senato che tornano nelle aule di Camera  e Senato, alleanze per le elezioni regionali a partire dal Veneto e dalla Liguria, in prospettiva Salvini candidato premier. Berlusconi, dicono quelli che stavano ad Arcore, tavoli separati, i quattro per conto proprio, ha parlato di “opposizione a 360 gradi dopo il tradimento del Pd”. Si sente “sgravato” dal peso del patto del Nazareno e dice: “FI può ora smettere di accettare tutto quello che ad oggi abbiamo accettato, come il doppio turno e il premio al 40%”. Ancora, i capigruppo dei due partiti sono autorizzati a presentare emendamenti, subemendamenti, filibustering per bloccare il Parlamento. E il rinnovato rapporto fra Forza Italia e Nuovo centrodestra? Finito quando non era ancora nato. “Quello – sostiene l’ex cavaliere – è il partito delle poltrone. Si sono ridotti a fare da cespuglio al Pd”. Il “cerchio magico” ritrova il grande capo. Lo osanna. C’è chi dice che in questo modo lo stanno buttando giù dal dirupo. Fitto lo attende al varco. Il pregiudicato è convinto che in autunno quando pensa si andrà a votare, metterà in campo il goleador Salvini e vincerà. “Delirio di onnipotenza”, dicono i “moderati”, pochi, rimasti al suo fianco. E Renzi Matteo? Ostenta sicurezza, pensa che, insieme a Dudù, tonerà da lui.  Se andrà avanti insieme alla Lega finirà per sbattere. Può essere, ma un po’, un po’ tanta, confusione la provocherà. Ce n’era proprio bisogno di siglare quel patto orribile? Forse sì, per farsi votare due leggi orribili. Che, neppure ora, libero dal vincolo pattizio ha intenzione di cambiare, tanto che alla minoranza che annuncia emendamenti risponde, con fastidio, questo è, questo resta. E prepara le barricate con una campagna acquisti in grande stile.

 

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