Il Pd cambia verso. Con l’operazione acquisti prende il via il “partito della nazione”

Il Pd cambia verso. Con l’operazione acquisti prende il via il “partito della nazione”

Il pensiero logico di Aristotele a fronte del pensiero di Maria Elena Boschi, “giglio magico”, renzianidi, è come il sillabario che una volta usavano i bambini per imparare le lettere dell’alfabeto. Si indigna, costei, perché alcuni media, per una volta non tappetini calpestati dal sovrano, hanno parlato di “campagna acquisti” a proposito degli otto che da Scelta Civica, imbarcati su una scialuppa di salvataggio, sono approdati in gruppi parlamentari del Pd. Leggiamo il ”Boschi pensiero”. Non c’è “una campagna acquisti” del Pd – dice la ministra – che ha un “valore aggiunto” nell’essere un partito “aperto” e quindi non rischia di perdere la propria “identità” con l’ingresso di esponenti di Scelta Civica. Ci vuole un interprete per capire il senso. Traduciamo: il Pd, la sua identità, è un valore come tale, cui si aggiunge il fatto di essere aperto. Stante la proprietà transitiva, che Aristotele non conosceva, essendo aperto, quelli che entrano sono un’aggiunta che non influisce sulla sua identità.

 Il “Boschi pensiero” fra chi acquista e chi è acquistato

Seguiamo ancora il “Boschi pensiero”. Ci si accorgerà che non ha tutti i torti e che la parola “acquisti” può essere colta anche nel senso che gli otto entranti hanno acquistato il Pd. La bellezza della lingua italiana.

“Non c’è una campagna acquisti – ha detto rispondendo a dei giornalisti – nel senso che comunque già i componenti di Scelta Civica erano in maggioranza e sostenevano il governo e molti di loro sono membri importanti del governo”. La logica boschiana fa miracoli. Siccome sostengono il governo e qualcuno ne fa anche parte che problema c’è? Elementare, Boschi. Anche Alfano fa parte del governo e lo sostiene. Anche lui potrebbe essere imbarcato nel Pd. Già è anomalo che ne sia alleato per affrontare una situazione di emergenza, si era detto, invece si  arriverà fino al 2018.

L’ex capogruppo di Scelta civica: non  aderirò mai  al Partito socialista europeo

Andiamo avanti. Leggiamo il pensiero dell’on. Giancarlo Susta, presidente del gruppo della Camera per un anno e mezzo. Che spiega perché rientra nel Pd. “Oggi ci sono le condizioni, dice. Quattro o cinque anni fa il Pd aveva assunto una fisionomia di sinistra, socialista, mentre io e altri vagheggiavamo il  partito riformista del Lingotto. Adesso il ciclone Renzi ha cambiato tutto e noi ritroviamo nella politica del premier l’incrocio con l’agenda Monti. E dunque ci convince l’appello di Renzi a ricostruire una casa riformista”. Più chiari di così non si potrebbe  essere. Ma non basta, e qui scatta l’acquisto da parte del Pd. Sempre Susta e altri che si muovono in sintonia afferma: “Al momento non entriamo nel Pd, ma nel gruppo del Senato perché ci sono ancora molti  punti da chiarire. Io per esempio sono vicepresidente del Partito democratico europeo e non aderirei mai al Partito socialista europeo”. E appunto, non è il solo, si tratta di un  acquisto in comproprietà come nel calcio. Ci sono anche altri che rientrano, da Linda Lanzillotta e Pietro Ichino che porta con sé le spoglie dell’articolo18. Anche loro incerti se rientrare nel  Pd.

La finalità dell’operazione  acquisti è  l’indebolimento delle minoranze

La realtà è che l’operazione “acquisto” come la si voglia chiamare, nei casi in questione, punta sì ad assicurarsi qualche voto in più nel caso in cui venga a mancare l’aiuto di Forza Italia sulle leggi che sono in  discussione. Certo, una cosa è avere questi personaggi come alleati di governo, più stringente  tenerli nel proprio seno. La finalità è un’altra: indebolire nei gruppi parlamentari le minoranze. Farle apparire sempre più isolate e, al tempo stesso, offrire ai nuovi acquisti, il Pd come partito della nazione. Un approdo per i montiani senza Monti. Non è un caso che chi resta in Scelta Civica che domani terrà il suo Congresso, ( di scioglimento?, ndr), parli di “transfughi alla ricerca di qualche poltroncina”, di “transumanza”. Vengono richiamati i “responsabili”, leggi Scilipoti, che consentirono la fiducia a Berlusconi, il quale poi,comunque cadde. Ora, cambiato il nome, si parla di “stabilizzatori”, guardiani del governo di Renzi Matteo.

Critici Bersani, Fassina e Civati

“Addio sinistra” dice Stefano Fassina, già sottosegretario e responsabile dell’economia del Pd e non proprio in sintonia con Monti che chiedeva a Bersani di richiamarlo all’ordine. Già, Bersani, che usa una delle sue battute a proposito di chi era uscito e rientra, “non siamo una porta girevole” e poi: “ non che io voglia un Pd stretto, ma non deve trattarsi di spostamenti opportunistici. Piuttosto si spieghi il passaggio politico. Non si allarga solo spostando persone”. Spiega Pippo Civati: “Siamo in un partito ormai centrista e all’orizzonte c’è il partito della nazione”. Se è così, forse, la sinistra, le minoranze, qualcosa da rimproverarsi ce l’hanno.

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