Il Patto del Nazareno morto? Staremo a vedere. Conversazione con Miguel Gotor, PD

Il Patto del Nazareno morto? Staremo a vedere. Conversazione con Miguel Gotor, PD

Di professione, Miguel Gotor è uno storico, insegna all’Università di Torino. Dal 2013 è senatore, eletto in Umbria col Partito Democratico. Tra i libri che ha scritto, vorrei ricordarne tre, che in qualche modo danno il segno del suo indirizzo di ricerca: Il memoriale della Repubblica. Gli scritti di Aldo Moro dalla prigionia e l’anatomia del potere italiano; l’intervista a Pierluigi Bersani, curata da lui e dall’ex direttore de l’Unità Claudio Sardo, pubblicata da Laterza; e infine il volume dedicato a Enrico Berlinguer, dal titolo La passione non è finita, edito da Einaudi. Gotor è un intellettuale che ha la capacità di analizzare il presente, di porsi le domande giuste sull’attualità, seguendo sempre il filo della storia e della razionalità storiografica, quella razionalità che insegna a valutare e interpretare i fatti. Occorre partire da qui per comprendere le posizioni che ha espresso sui fatti politici di queste settimane in una lunga conversazione con noi, appena sceso dal treno, di ritorno da Bologna.

La colpa di Renzi: rendere esclusivo il Patto del Nazareno

“I nervosismi e le turbolenze di questi giorni”, sostiene Miguel Gotor, “alla Camera dei Deputati sono le conseguenze di un investimento esclusivo sul Patto del Nazareno da parte del segretario Renzi. Esso, in realtà, aveva egemonizzato l’intero quadro politico, fino alla elezione di Sergio Mattarella a presidente della Repubblica. A quel punto, il Patto si è rotto, almeno sul piano degli accordi di natura esclusivamente politica”. Insomma, Gotor analizza il fatto e fornisce una sua interpretazione: “Ora, è possibile un cambiamento del quadro ed occorre prendere le misure del nuovo campo di gioco. Non vedo, tuttavia, in questa fase, alcuna deriva autoritaria, come affermano Brunetta ed altri. Non si capisce, infatti, per quale ragione ciò che andava bene dieci giorni prima della elezione del Capo dello Stato, ora non vada più bene. Occorre una riflessione più pacata e oggettiva di questa nuova fase che si è aperta in queste ore”. Il suo giudizio è che le fibrillazioni e gli scontri tra la maggioranza e le opposizioni aprano nuovi scenari, e in questi scenari la sinistra del Pd può giocare un ruolo più avanzato.

Il nuovo scenario

“Intanto”, prosegue Gotor, “la prova del budino che il Patto del Nazareno si è rotto definitivamente sarà la discussione sulla nuova legge elettorale, sull’Italicum. Se Renzi accetterà di rivedere la questione relativa ai capolista bloccati, che producono un Parlamento con una maggioranza, di fatto, di nominati, allora potremo davvero dire che è saltata l’esclusività del Patto. La legge coi capolista bloccati era stata fatta per Berlusconi, il quale ha dovuto accettare il premio di maggioranza alla lista e non alla coalizione. Ora, in virtù del mutamento del quadro politico, il Partito Democratico avrebbe la possibilità di votare una legge elettorale migliore, senza la necessità di bloccare i capolista”. E non solo.

Il significato strategico del Patto del nazareno

A questo punto, entra nel cuore della questione: il significato strategico del Patto del nazareno: “Io credo che Berlusconi abbia ceduto più a condizionamenti esterni che a riflessioni politiche vere e proprie sulla qualità della legge elettorale. Il Patto del Nazareno riguarda il sistema di potere di Berlusconi, che non è solamente politico, ma soprattutto economico e mediatico, risultato di un conflitto di interessi che dura da vent’anni, e che in altri tempi lo ha portato in alto. Paradossalmente, però, quello stesso conflitto di interessi, giocato sul tavolo del Nazareno, lo ha indebolito, come lo hanno indebolito alcune vicende giudiziarie, personali e non solo. Penso alle vicende giudiziarie di Verdini. Insomma, qui non è in gioco la fiducia che Berlusconi ha riposto in Renzi, non si tratta di questo. Berlusconi ha deciso di votare una legge elettorale priva del premio di coalizione, e che dunque va contro i suoi interessi politici, perchè intanto sono emersi altri interessi extrapolitici preminenti, che egli aveva bisogno di tutelare”.

L’insistenza sulla necessità di cambiare l’Italicum

“Quello è il nucleo centrale del Patto”, ci dice con molta convinzione. E prosegue: “ Si pensi solo al rapporto tra riforma del Senato e riforma elettorale: il prossimo Senato sarà composto da consiglieri regionali e da sindaci, mentre la futura Camera avrà una maggioranza di nominati. Non si conciliano, e occorrerà intervenire su uno dei due poli. Il cuore del patto del Nazareno è tutto là. Ora, tuttavia, col mutamento in atto del quadro politico, spero che le fibrillazioni si spengano e si giunga ad un nuovo assestamento. Spero che le opposizioni rientrino in Parlamento e che vengano coinvolte nel processo di riforma delle Istituzioni. Così come spero che vengano abbandonati atteggiamenti arroganti da parte del premier. Insomma, questo è il momento opportuno per ricostruire le condizioni per una spinta riformatrice sul terreno istituzionale. Questa legislatura ha senso solo è riformatrice. E l’elemento di novità deve partire proprio dall’unità del Pd. Occorre ritrovare un nuovo punto di equilibrio: da una parte, una maggiore unità in seno al partito di maggioranza, e dall’altra il recupero del dialogo con Berlusconi, facendo in modo, però, che non sia esclusivo. Il problema del Patto del Nazareno è che si è manifestato come una sorta di camicia di forza, il cui effetto è stato quello di aver scolorito l’identità del Pd. Penso perciò che vada recuperata una interlocuzione con le opposizioni che non abbia i caratteri dell’esclusività”.

E infine il nuovo giudizio sulle future mosse di Renzi

“Un leader si misura su questo: che sia meno esclusivo, e soprattutto meno ricattatorio”, dice Gotor, al termine della conversazione. In realtà, più che un giudizio è una speranza.

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