Il marxismo di Yanis Varoufakis nell’intervista al Guardian

Il marxismo di Yanis Varoufakis nell’intervista al Guardian

Il quotidiano inglese The Guardian ha pubblicato un’interessante e ampia intervista al ministro greco delle Finanze, Yanis Varoufakis, personaggio politico ormai notissimo alla opinione pubblica europea e mondiale per aver sfidato i poteri della Troika (Fondo Monetario Internazionale, BCE e Commissione Europea) sulle politiche economiche dell’austerità che hanno messo in ginocchio la Grecia ed altri paesi dell’Europa del Sud. Prima di diventare uno dei leader di Syriza e ascoltato consigliere economico di Alexis Tsipras, Yanis Varoufakis insegnava Economia negli Stati Uniti, all’Università di Austin. L’intervista di Varoufakis al Guardian spiega molte cose, sia sul personaggio che sulle strategie del governo di Tsipras e di Syriza. Per questa ragione, riteniamo possa essere di grande interesse anche per il pubblico dei lettori italiani.

Il marxismo di Varoufakis: ottimismo e opinione su tutto

Non ha mai nascosto la sua simpatia verso le analisi e le predizioni di Karl Marx sul capitalismo, sul suo sviluppo e perfino sulla sua decadenza. “Una volta”, confessa Varoufakis alla giornalista del Guardian, “uno studioso di sinistra mi disse che un marxista deve avere due cose: essere sempre ottimista e avere sempre un’opinione su tutto. Quel consiglio mi si adatta ancora”. A 53 anni, Varoufakis “capisce meglio il mondo dopo aver letto Marx”. Tuttavia, come spiega nel corso dell’intervista, non si considera più un estremista di sinistra, come alcuni possono ritenere. Anzi, dice, “sono un marxista libertario e stravagante, che si stupisce dello stupore del capitalismo ma che è anche terribilmente consapevole delle sue intime contraddizioni. È un sistema che produce enormi ricchezze ed enormi povertà”. L’ex professore delle università della East Anglia, di Cambridge, di Glasgow, di Sidney e di Austin, spiega: “non credo che si possa comprendere il capitalismo se non si comprendono quelle contraddizioni e non ci si chiede se il capitalismo è lo stato di natura. Non lo credo. Per questo sono un uomo di sinistra”.

Il Varoufakis iconoclasta

Inoltre, Varoufakis appare come un vero e proprio iconoclasta, una sorta di “bastian contrario” rispetto a certo dogmatismo: “sono un idealista, perché se non sei idealista, sei cinico”. Per questo, dice Varoufakis, “ho perso molti amici a sinistra, soprattutto tra coloro che credono nella Grexit, nell’uscita della Grecia dal blocco monetario, come la miglior soluzione per il paese”. E aggiunge: “c’è chi mi dice che non avremmo dovuto entrare nell’euro, altri mi spiegano che è meglio uscirne. Ma se ci tiriamo indietro, cadiamo nel precipizio. Questo è il mio argomento per tutti”. E insiste sul fatto che l’Europa si è incartata con la Grecia perché Atene non chiederà mai di lasciare l’Euro. In realtà, il ministro delle Finanze non è mai stato iscritto a Syriza, pur avendo avuto ruoli importanti al fianco di Tsipras, e si trova ora nella condizione di dover replicare all’ala militante del partito che invece chiede l’uscita dall’unione monetaria.

La Teoria dei giochi

La specializzazione di Varoufakis, in realtà, è la “Teoria dei giochi”, oggetto di un volume di analisi scritto con Jamie Galbraith, suo notissimo collega all’Università di Austin, dal titolo “A modest proposal”. Per questa ragione afferma: “non posso separare il destino del mio paese dal destino dell’Europa. Per qualche ragione, moltissime cose orribili partono da qui e poi si diffondono. La Guerra Fredda era una di queste. Non è nata a Berlino, ma ad Atene nel dicembre del 1944; il contagio nell’eurozona è partito da qui nel 2010. Come europei, siamo perfettamente in grado di incasinare le cose senza alcuna necessità”. E prosegue: “abbiamo perso tutto. Così possiamo dire la verità al potere, ed è ora che lo facciamo”. Da perfetto conoscitore e stratega della Teoria dei giochi, nel corso del suo tour nelle grandi capitali europee ha usato la cosiddetta “madman strategy”, la strategia del folle: agisci da folle e il tuo nemico ti darà ciò che chiedi. Tuttavia, avendo affrontato faccia a faccia la responsabilità di governo, perfino il lessico di Varoufakis si è leggermente modificato. Poco tempo fa, infatti, egli parlava di “fiscal waterboarding”, un concetto “pazzesco” che tuttavia descriveva assai bene gli effetti devastanti dell’austerità. Waterboarding vuol dire “imbarcare acqua e fare naufragio”, andare a picco. Quell’aggettivo “fiscal”, si riferisce al fatto che il rigore fiscale imposto dalla Troika, avrebbe prodotto il naufragio della Grecia, come poi di fatto è avvenuto.

“Non faccio la guerra, ma cerco giustizia per il popolo greco”

“Non sto cercando di fare la guerra”, spiega Varoufakis al Guardian, “sto cercando la giustizia. E la giustizia non significa che il nuovo governo greco a guida di sinistra debba siglare una dichiarazione che sconfessa le proprie critiche al programma di salvataggio che il mio paese è stato costretto a concretizzare in modo così disastroso. Siamo una parte della sinistra, ma ciò che stiamo mettendo sul tavolo è sostanzialmente l’agenda di un avvocato fallimentare riformista della City di Londra. Nel 2010, il salvataggio non fu della Grecia, ma delle banche tedesche e francesi. Il pubblico tedesco è stato convinto a credere che si trattasse di denaro che andava ai greci, mentre il pubblico greco è stato convinto a credere che fosse la sua salvezza”. E aggiunge: “se fossimo un’azienda, non sarebbe logico a questo punto rivedere il nostro business plan? Troviamo una fraseologia che salvi la faccia. Siamo bravi in Europa in questo. Gli eufemismi sono la nostra forza”, scherza. “La risposta è no, c’è un processo in corso e se non segui la linea tratteggiata, si apre l’inferno”. “Ce lo sentiamo dire costantemente”, dice Varoufakis, “se non seguite la linea tratteggiata vi arriva addosso l’Amageddon, la fine del mondo. Ma la mia risposta è sempre la stessa: Che accada! Non esiste, per la Grecia, un piano B che ci riporti indietro. Punto e basta”. E quando la giornalista del Guardian gli prospetta che la bancarotta greca potrebbe aprire il caos nel mondo, Varoufakis replica candidamente: “è come chiedermi cosa accadrebbe se una cometa colpisse la Terra. Non ne ho idea. Nessuna idea!”. Poi il suo ragionamento si fa più duro: “Quando gli interlocutori mi minacciano con la caduta di questo governo, perché così fanno, io dico: Make my day (in italiano, suonerebbe come “mi fai una cortesia!”, ma in tono di sfida, ndr). Voglio dire che in realtà non vorrei essere in questo posto… tornerò al mio libro sull’Europa, finito a metà. È molto difficile trovare un finale, se sono immerso in questo lavoro”.

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