Restituire dignità e speranza a chi ha maggiormente sofferto. La cronaca e il discorso integrale del presidente Mattarella

Restituire dignità e speranza a chi ha maggiormente sofferto. La cronaca e il discorso integrale del presidente Mattarella

È mattina presto, a Roma piove e il cielo nuvoloso sembra essere foriero di brutte notizie. È freddo, ma d’altronde siamo a febbraio e la cosa non sorprende.

Il Presidente della Repubblica parte dal suo appartamento presso la foresteria della Consulta, proprio di fronte al Quirinale, e arriva a Montecitorio poco prima delle dieci; ad accoglierlo il presidente della Camera, Laura Boldrini, e i vicepresidenti del Senato, Valeria Fedeli, Linda Lanzillotta, Maurizio Gasparri e Roberto Calderoli, e il presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

Poco dopo le dieci, mentre il Presidente giura di fronte alle Camere, dal Gianicolo risuonano i consueti ventuno colpi di cannone a salve che accompagnano l’elezione di ogni capo dello Stato.

Trentadue minuti di intervento, quarantadue applausi

Mattarella parla per trentadue minuti, ricevendo ben quarantadue applausi, in un clima festoso che gli provoca anche un minimo di emozione, tanto che a un certo punto si confonde e fa una battuta sulla perdita di un foglio. Ad ascoltarlo, il Parlamento più giovane e rosa della storia, cui il Presidente non manca di rendere omaggio e dare lo sprone a portare nelle istituzioni l’entusiasmo, le istanze e le preoccupazioni delle nuove generazioni. Quando finisce di parlare Mattarella, il clima  basta osservare i sorrisi e gli applausi convinti dell’Aula per rendersi conto che questo presidente di poche parole e molti fatti ha saputo toccare le corde giuste. Un discorso pacato ed intenso, rivolto al Parlamento ma, soprattutto, al Paese, capace di farsi apprezzare da tutte le sensibilità, al punto che anche i grillini e i leghisti, alla fine, hanno applaudito e, forse, dentro di loro, si saranno detti: chissà che non ci sorprenda!

Un  discorso ricco di passaggi legati alla Resistenza, alle origini della Repubblica

Un discorso partigiano, ricco di passaggi legati alla Resistenza e alle origini della Repubblica, a quella battaglia eroica che il presidente Ciampi definì il “secondo Risorgimento” e che ci riporta alla mente i costanti riferimenti di un altro presidente: quel Sandro Pertini che la Resistenza l’ha vissuta sulla propria pelle e l’ha elevata a momento costitutivo e fondativo della nostra Costituzione democratica e antifascista.

Un discorso in cui, non a caso, spiccano i temi del lavoro e dell’occupazione giovanile, la necessità di restituire dignità e speranza a chi maggiormente ha sofferto la crisi e l’importanza di ricucire un tessuto sociale sfibrato ed estenuato dalla sofferenza di chi si sente escluso. Un richiamo forte alla politica, affinché torni fra la gente e ritrovi il coraggio di una decisione condivisa, concordata e accompagnata da una discussione all’altezza del percorso riformista cui, giustamente, ha fatto riferimento, sottintendendo anche la necessità di evitare eccessivi strappi e forzature.

 Il ricordo del piccolo Stefano Gai Tachè, ebreo, ucciso nell’attentato alla Sinagoga del 1982

Senza dimenticarsi del sacrificio delle forze armate e della tragedia dei due marò, ancora alle prese con l’ottusità della giustizia indiana; e senza tralasciare un omaggio al piccolo Stefano Gaj Taché, un ebreo italiano vittima di un attentato alla sinagoga di Roma, nel 1982, spunto ideale per commemorare il settantesimo anniversario della liberazione di Auschwitz e ribadire la nostra assoluta contrarietà verso ogni barbarie terroristica,  a cominciare dall’orrore dell’ISIS, le cui milizie si formano anche fra le sacche di esclusione ed indigenza che caratterizzano il lato oscuro e inaccettabile della nostra comunità.

E un discorso che non ha omesso un importante riferimento alla libertà d’informazione, al valore del pluralismo e del diritto dei cittadini ad essere informati: un passaggio quasi scontato per un uomo che nel 1990 si dimise per marcare un netto disaccordo sull’approvazione della Legge Mammì che, di fatto, spianò la strada al berlusconismo, vulnus dell’ultimo ventennio da molti sottovalutato e da pochi denunciato con il dovuto vigore e la dovuta intensità.

Accorato appello contro il cancro della mafia e della corruzione

Infine, per onorare la sua storia e la memoria del fratello Piersanti, un accorato appello contro il cancro della mafia e della corruzione: due forme diverse ma complementari di inciviltà, di odio verso la collettività e di assoluta mancanza di rispetto per un Paese che ha, invece, un disperato bisogno di giustizia e legalità per riscoprirsi integro e ritrovare la forza di guardare al futuro.

Una volta lasciata la Camera dei Deputati, il consueto passaggio al Vittoriano per un saluto all’Altare della Patria, il volo delle Frecce tricolori e l’arrivo al Quirinale a bordo della storica Lancia Flaminia, con accanto il Presidente del Consiglio.

Ad attenderlo al Quirinale, il presidente del Senato, Piero Grasso,  sostituto procuratore a Palermo quando uccisero il fratello di Mattarella, Piersanti: nel suo discorso di benvenuto, non poteva mancare un accenno a questa tragica vicenda, raccogliendo un sincero ringraziamento da parte del Capo dello Stato. E poi le altre autorità: la Boldrini, i vicepresidenti di Camera e Senato, i leader dei principali partiti, fra cui l’ipercritico Salvini e Berlusconi, invitato malgrado la condanna definitiva per evasione fiscale, più per evitare polemiche che per effettiva convinzione, Giuliano Amato, giudice costituzionale al pari dell’ex collega e per mesi in lizza per la Presidenza della Repubblica, e il cardinal Agostino Vallini, vicario del Papa per la diocesi di Roma.Al termine dell’incontro, uscendo dal Palazzo del Quirinale, Amato è stato di poche ma incisive parole, sottolineando l’efficacia del discorso di Mattarella e dicendosi soddisfatto per la sua elezione.

Un commento positivo anche dall’assente Beppe Grillo

Un commento positivo è arrivato anche dal grande assente, benché a sua volta invitato: Beppe Grillo, infatti, ha dato il benvenuto al nuovo presidente e gli ha rivolto un appello in nove punti, più la richiesta di un incontro per illustrargli “di persona la posizione del M5S sui temi più importanti per il Paese, in particolare sull’introduzione del reddito di cittadinanza, e per ascoltare le sue valutazioni in merito”. Impressioni positive anche da parte di altri eletti del Movimento 5 Stelle, a dimostrazione che il clima è nettamente cambiato rispetto alla distanza glaciale che li separava da Napolitano.

Forse, in una delle stagioni più buie della nostra storia, è spuntato un raggio di sole.

 Il discorso integrale

Signora Presidente della Camera dei Deputati, Signora Vice Presidente del Senato, Signori Parlamentari e Delegati regionali,

Rivolgo un saluto rispettoso a questa assemblea, ai parlamentari che interpretano la sovranità del nostro popolo e le danno voce e alle Regioni qui rappresentate.
Ringrazio la Presidente Laura Boldrini e la Vice Presidente Valeria Fedeli.
Ringrazio tutti coloro che hanno preso parte al voto.
Un pensiero deferente ai miei predecessori, Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano, che hanno svolto la loro funzione con impegno e dedizione esemplari.
A loro va l’affettuosa riconoscenza degli italiani.
Al Presidente Napolitano che, in un momento difficile, ha accettato l’onere di un secondo mandato, un ringraziamento particolarmente intenso.
Rendo omaggio alla Corte Costituzionale organo di alta garanzia a tutela della nostra Carta fondamentale, al Consiglio Superiore della magistratura presidio dell’indipendenza e a tutte le magistrature.
Avverto pienamente la responsabilità del compito che mi è stato affidato.
La responsabilità di rappresentare l’unità nazionale innanzitutto. L’unità che lega indissolubilmente i nostri territori, dal Nord al Mezzogiorno.
Ma anche l’unità costituita dall’insieme delle attese e delle aspirazioni dei nostri concittadini.
Questa unità, rischia di essere difficile, fragile, lontana.
L’impegno di tutti deve essere rivolto a superare le difficoltà degli italiani e a realizzare le loro speranze.La lunga crisi, prolungatasi oltre ogni limite, ha inferto ferite al tessuto sociale del nostro Paese e ha messo a dura prova la tenuta del suo sistema produttivo. Ha aumentato le ingiustizie. Ha generato nuove povertà. Ha prodotto emarginazione e solitudine. Le angosce si annidano in tante famiglie per le difficoltà che sottraggono il futuro alle ragazze e ai ragazzi. Il lavoro che manca per tanti giovani, specialmente nel Mezzogiorno, la perdita di occupazione, l’esclusione, le difficoltà che si incontrano nel garantire diritti e servizi sociali fondamentali.

Sono questi i punti dell’agenda esigente su cui sarà misurata la vicinanza delle istituzioni al popolo.

Dobbiamo saper scongiurare il rischio che la crisi economica intacchi il rispetto di principi e valori su cui si fonda il patto sociale sancito dalla Costituzione.

Per uscire dalla crisi, che ha fiaccato in modo grave l’economia nazionale e quella europea, va alimentata l’inversione del ciclo economico, da lungo tempo attesa.

E’ indispensabile che al consolidamento finanziario si accompagni una robusta iniziativa di crescita, da articolare innanzitutto a livello europeo.

Nel corso del semestre di Presidenza dell’Unione Europea appena conclusosi, il Governo – cui rivolgo un saluto e un augurio di buon lavoro – ha opportunamente perseguito questa strategia.

Sussiste oggi l’esigenza di confermare il patto costituzionale che mantiene unito il Paese e che riconosce a tutti i cittadini i diritti fondamentali e pari dignità sociale e impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’eguaglianza. L’urgenza di riforme istituzionali, economiche e sociali deriva dal dovere di dare risposte efficaci alla nostra comunità, risposte adeguate alle sfide che abbiamo di fronte. Esistono nel nostro Paese energie che attendono soltanto di trovare modo di esprimersi compiutamente. Penso ai giovani che coltivano i propri talenti e che vorrebbero vedere riconosciuto il merito. Penso alle imprese, piccole medie e grandi che, tra rilevanti difficoltà, trovano il coraggio di continuare a innovare e a competere sui mercati internazionali. Penso alla Pubblica Amministrazione che possiede competenze di valore ma che deve declinare i principi costituzionali, adeguandosi alle possibilità offerte dalle nuove tecnologie e alle sensibilità dei cittadini, che chiedono partecipazione, trasparenza, semplicità degli adempimenti, coerenza nelle decisioni.

Non servono generiche esortazioni a guardare al futuro ma piuttosto la tenace mobilitazione di tutte le risorse della società italiana.

Parlare di unità nazionale significa, allora, ridare al Paese un orizzonte di speranza. Perché questa speranza non rimanga un’evocazione astratta, occorre ricostruire quei legami che tengono insieme la società. A questa azione sono chiamate tutte le forze vive delle nostre comunità in Patria come all’estero. Ai connazionali nel mondo va il mio saluto affettuoso. Un pensiero di amicizia rivolgo alle numerose comunità straniere presenti nel nostro Paese. La strada maestra di un Paese unito è quella che indica la nostra Costituzione, quando sottolinea il ruolo delle formazioni sociali, corollario di una piena partecipazione alla vita pubblica.

La crisi di rappresentanza ha reso deboli o inefficaci gli strumenti tradizionali della partecipazione, mentre dalla società emergono, con forza, nuove modalità di espressione che hanno già prodotto risultati avvertibili nella politica e nei suoi soggetti.

Questo stesso Parlamento presenta elementi di novità e di cambiamento.

La più alta percentuale di donne e tanti giovani parlamentari. Un risultato prezioso che troppe volte la politica stessa finisce per oscurare dietro polemiche e conflitti.

I giovani parlamentari portano in queste aule le speranze e le attese dei propri coetanei. Rappresentano anche, con la capacità di critica, e persino di indignazione, la voglia di cambiare.

A loro, in particolare, chiedo di dare un contributo positivo al nostro essere davvero comunità nazionale, non dimenticando mai l’essenza del mandato parlamentare.

L’idea, cioè, che in queste aule non si è espressione di un segmento della società o di interessi particolari, ma si è rappresentanti dell’intero popolo italiano e, tutti insieme, al servizio del Paese.

Tutti sono chiamati ad assumere per intero questa responsabilità.

Condizione primaria per riaccostare gli italiani alle istituzioni è intendere la politica come servizio al bene comune, patrimonio di ognuno e di tutti.

E’ necessario ricollegare a esse quei tanti nostri concittadini che le avvertono lontane ed estranee.

La democrazia non è una conquista definitiva ma va inverata continuamente, individuando le formule più adeguate al mutamento dei tempi.

E’ significativo che il mio giuramento sia avvenuto mentre sta per completarsi il percorso di un’ampia e incisiva riforma della seconda parte della Costituzione.

Senza entrare nel merito delle singole soluzioni, che competono al Parlamento, nella sua sovranità, desidero esprimere l’auspicio che questo percorso sia portato a compimento con l’obiettivo di rendere più adeguata la nostra democrazia.

Riformare la Costituzione per rafforzare il processo democratico.

Vi è anche la necessità di superare la logica della deroga costante alle forme ordinarie del processo legislativo, bilanciando l’esigenza di governo con il rispetto delle garanzie procedurali di una corretta dialettica parlamentare.
Come è stato più volte sollecitato dal Presidente Napolitano, un’altra priorità è costituita dall’approvazione di una nuova legge elettorale, tema sul quale è impegnato il Parlamento.

Nel linguaggio corrente si è soliti tradurre il compito del capo dello Stato nel ruolo di un arbitro, del garante della Costituzione.

E’ una immagine efficace.

All’arbitro compete la puntuale applicazione delle regole. L’arbitro deve essere – e sarà – imparziale.
I giocatori lo aiutino con la loro correttezza.

Il Presidente della Repubblica è garante della Costituzione.

La garanzia più forte della nostra Costituzione consiste, peraltro, nella sua applicazione. Nel viverla giorno per giorno.

Garantire la Costituzione significa garantire il diritto allo studio dei nostri ragazzi in una scuola moderna in ambienti sicuri, garantire il loro diritto al futuro. Significa riconoscere e rendere effettivo il diritto al lavoro. Significa promuovere la cultura diffusa e la ricerca di eccellenza, anche utilizzando le nuove tecnologie e superando il divario digitale.  Significa amare i nostri tesori ambientali e artistici. Significa ripudiare la guerra e promuovere la pace.  Significa garantire i diritti dei malati. Significa che ciascuno concorra, con lealtà, alle spese della comunità nazionale. Significa che si possa ottenere giustizia in tempi rapidi. Significa fare in modo che le donne non debbano avere paura di violenze e discriminazioni. Significa rimuovere ogni barriera che limiti i diritti delle persone con disabilità. Significa sostenere la famiglia, risorsa della società. Significa garantire l’autonomia ed il pluralismo dell’informazione, presidio di democrazia. Significa ricordare la Resistenza e il sacrificio di tanti che settanta anni fa liberarono l’Italia dal nazifascismo. Significa libertà. Libertà come pieno sviluppo dei diritti civili, nella sfera sociale come in quella economica, nella sfera personale e affettiva. Garantire la Costituzione significa affermare e diffondere un senso forte della legalità.
La lotta alla mafia e quella alla corruzione sono priorità assolute.
La corruzione ha raggiunto un livello inaccettabile. Divora risorse che potrebbero essere destinate ai cittadini. Impedisce la corretta esplicazione delle regole del mercato. Favorisce le consorterie e penalizza gli onesti e i capaci.  L’attuale Pontefice, Francesco, che ringrazio per il messaggio di auguri che ha voluto inviarmi, ha usato parole severe contro i corrotti: «Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini». E’ allarmante la diffusione delle mafie, antiche e nuove, anche in aree geografiche storicamente immuni. Un cancro pervasivo, che distrugge speranze, impone gioghi e sopraffazioni, calpesta diritti. Dobbiamo incoraggiare l’azione determinata della magistratura e delle forze dell’ordine che, spesso a rischio della vita, si battono per contrastare la criminalità organizzata. Nella lotta alle mafie abbiamo avuto molti eroi. Penso tra gli altri a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Per sconfiggere la mafia occorre una moltitudine di persone oneste, competenti, tenaci. E una dirigenza politica e amministrativa capace di compiere il proprio dovere. Altri rischi minacciano la nostra convivenza.

Il terrorismo internazionale ha lanciato la sua sfida sanguinosa, seminando lutti e tragedie in ogni parte del mondo e facendo vittime innocenti. Siamo inorriditi dalle barbare decapitazioni di ostaggi, dalle guerre e dagli eccidi in Medio Oriente e in Africa, fino ai tragici fatti di Parigi. Il nostro Paese ha pagato, più volte, in un passato non troppo lontano, il prezzo dell’odio e dell’intolleranza. Voglio ricordare un solo nome: Stefano Taché, rimasto ucciso nel vile attacco terroristico alla Sinagoga di Roma nell’ottobre del 1982. Aveva solo due anni. Era un nostro bambino, un bambino italiano. La pratica della violenza in nome della religione sembrava un capitolo da tempo chiuso dalla storia. Va condannato e combattuto chi strumentalizza a fini di dominio il proprio credo, violando il diritto fondamentale alla libertà religiosa. Considerare la sfida terribile del terrorismo fondamentalista nell’ottica dello scontro tra religioni o tra civiltà sarebbe un grave errore. La minaccia è molto più profonda e più vasta. L’attacco è ai fondamenti di libertà, di democrazia, di tolleranza e di convivenza. Per minacce globali servono risposte globali. Un fenomeno così grave non si può combattere rinchiudendosi nel fortino degli Stati nazionali. I predicatori d’odio e coloro che reclutano assassini utilizzano internet e i mezzi di comunicazione più sofisticati, che sfuggono, per la loro stessa natura, a una dimensione territoriale. La comunità internazionale deve mettere in campo tutte le sue risorse. Nel salutare il Corpo Diplomatico accreditato presso la Repubblica, esprimo un auspicio di intensa collaborazione anche in questa direzione. La lotta al terrorismo va condotta con fermezza, intelligenza, capacità di discernimento. Una lotta impegnativa che non può prescindere dalla sicurezza: lo Stato deve assicurare il diritto dei cittadini a una vita serena e libera dalla paura.

Il sentimento della speranza ha caratterizzato l’Europa nel dopoguerra e alla caduta del muro di Berlino. Speranza di libertà e di ripresa dopo la guerra, speranza di affermazione di valori di democrazia dopo il 1989. Nella nuova Europa l’Italia ha trovato l’affermazione della sua sovranità; un approdo sicuro ma soprattutto un luogo da cui ripartire per vincere le sfide globali. L’Unione Europea rappresenta oggi, ancora una volta, una frontiera di speranza e la prospettiva di una vera Unione politica va rilanciata, senza indugio. L’affermazione dei diritti di cittadinanza rappresenta il consolidamento del grande spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia. Le guerre, gli attentati, le persecuzioni politiche, etniche e religiose, la miseria e le carestie generano ingenti masse di profughi. Milioni di individui e famiglie in fuga dalle proprie case che cercano salvezza e futuro proprio nell’Europa del diritto e della democrazia. E’ questa un’emergenza umanitaria, grave e dolorosa, che deve vedere l’Unione Europea più attenta, impegnata e solidale. L’Italia ha fatto e sta facendo bene la sua parte e siamo grati a tutti i nostri operatori, ai vari livelli, per l’impegno generoso con cui fronteggiano questo drammatico esodo. A livello internazionale la meritoria e indispensabile azione di mantenimento della pace, che vede impegnati i nostri militari in tante missioni, ¬ deve essere consolidata con un’azione di ricostruzione politica, economica, sociale e culturale, senza la quale ogni sforzo è destinato a vanificarsi.

Alle Forze Armate, sempre più strumento di pace ed elemento essenziale della nostra politica estera e di sicurezza, rivolgo un sincero ringraziamento, ricordando quanti hanno perduto la loro vita nell’assolvimento del proprio dovere. Occorre continuare a dispiegare il massimo impegno affinché la delicata vicenda dei due nostri fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, trovi al più presto una conclusione positiva, con il loro definitivo ritorno in Patria. Desidero rivolgere un pensiero ai civili impegnati, in zone spesso rischiose, nella preziosa opera di cooperazione e di aiuto allo sviluppo.

Di tre italiani, padre Paolo Dall’Oglio, Giovanni Lo Porto e Ignazio Scaravilli non si hanno notizie in terre difficili e martoriate. A loro e ai loro familiari va la solidarietà e la vicinanza di tutto il popolo italiano, insieme all’augurio di fare presto ritorno nelle loro case.

Onorevoli Parlamentari, Signori Delegati,
Per la nostra gente, il volto della Repubblica è quello che si presenta nella vita di tutti i giorni: l’ ospedale, il municipio, la scuola, il tribunale, il museo.

Mi auguro che negli uffici pubblici e nelle istituzioni possano riflettersi, con fiducia, i volti degli italiani:
il volto spensierato dei bambini, quello curioso dei ragazzi. i volti preoccupati degli anziani soli e in difficoltà il volto di chi soffre, dei malati, e delle loro famiglie, che portano sulle spalle carichi pesanti. Il volto dei giovani che cercano lavoro e quello di chi il lavoro lo ha perduto. Il volto di chi ha dovuto chiudere l’impresa a causa della congiuntura economica e quello di chi continua a investire nonostante la crisi. Il volto di chi dona con generosità il proprio tempo agli altri. Il volto di chi non si arrende alla sopraffazione, di chi lotta contro le ingiustizie e quello di chi cerca una via di riscatto. Storie di donne e di uomini, di piccoli e di anziani, con differenti convinzioni politiche, culturali e religiose.

Questi volti e queste storie raccontano di un popolo che vogliamo sempre più libero, sicuro e solidale. Un popolo che si senta davvero comunità e che cammini con una nuova speranza verso un futuro di serenità e di pace.

Viva la Repubblica, viva l’Italia!

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