Grecia: tra fallimento dell’eurogruppo e rinvio a lunedì dell’accordo, la buona notizia dell’intervento della BCE. Merkel e Hollande sbloccano. Renzi e Padoan inutili

Grecia: tra fallimento dell’eurogruppo e rinvio a lunedì dell’accordo, la buona notizia dell’intervento della BCE. Merkel e Hollande sbloccano. Renzi e Padoan inutili

Il fallimento dell’eurogruppo mercoledì sera, 11 febbraio, non impedisce alle autorità greche di essere ottimiste su un accordo con Bruxelles, soprattutto le nette prese di posizione di Angela Merkel e Francois Hollande per lo sblocco della situazione greca. La Borsa di Atene crede a un compromesso tra la Grecia e i partner europei: giovedì ha avuto un forte rialzo del 6,7%, dopo essere crollata alla vigilia del vertice a -4%. In effetti, i 19 ministri delle Finanze hanno promesso un accordo e le autorità greche si mostrano ottimiste sulle possibilità di pervenirvi lunedì prossimo, quando avrà luogo una nuova riunione dell’eurogruppo. Varoufakis, il ministro delle Finanze greco, ha previsto “un accordo soddisfacente”. “La magia dell’Europa è sempre stata quella di trovare soluzioni, anche quando si credeva impossibile”, ha confidato il Primo ministro belga, Charles Michel, al termine di un incontro con Alexis Tsipras, in margine al Consiglio Europeo dei capi Stato e di governo che ha avuto luogo nel pomeriggio di giovedì.

La soluzione di Tsipras

Il leader di Syriza ha affermato: “sono certo che tutti insieme potremo trovare una soluzione sostenibile per curare le ferite inferte dall’austerità. Dobbiamo dimostrare che l’Europa può trovare una soluzione, rispettando le posizioni delle parti interessate e combinando il rispetto della democrazia e delle regole e le norme europee. È venuto il tempo di cambiare la politica applicata con riforme strutturali non realizzate dal governo uscente, come la lotta all’evasione fiscale, contro la corruzione e il clientelismo”. È chiaro che se Atene intende costruire uno Stato funzionale, non vuole in alcun caso perseguire i colpi finanziari che la Troika esige, per ottenere un avanzo primario (al netto degli interessi del debito) del 4,5% del PIL. Un obiettivo che condannerebbe la Grecia a una cura da cavallo in termini di austerità finanziaria fino al 2019, come minimo.

Se l’eurozona invece auspica un compromesso, e vi lavora, non c’è bisogno di aver concluso il cosiddetto “programma del memorandum”, che termina il 28 febbraio. Anzi, l’accordo dovrebbe rendere possibile l’esborso da parte della BCE di un aiuto pari a circa 7 miliardi di euro, di cui la Grecia ha assoluta necessità. Varoufakis è stato pronto ad accettare di entrare oin questa discussione, consapevole che certi partner non hanno margini di manovra nel breve periodo, perché la modifica del programma greco implica un voto del loro Parlamento. Tuttavia, già verso la mezzanotte di giovedì, Alexis Tsipras si era opposto alle velleità di compromesso del suo ministro delle Finanze, facendo così fallire la riunione dell’eurogruppo. Dal punto di vista della politica interna, un accordo troppo rapido sarebbe stato percepito come una resa. Alexander Stubb, primo ministro finlandese, che affronterà le elezioni generali in aprile, è tra coloro che proprio non ne vogliono sapere di un accordo, e ha detto: “cominciamo ad essere a corto di pazienza con la Grecia”. Il paese, ha proseguito, “deve tenere fede ai suoi impegni. Altrimenti, si tratterebbe di una sorta di ingiustizia verso paesi come l’Irlanda, la Spagna e il Portogallo”.

L’intervento della BCE: 5 miliardi in più. Liquidità d’urgenza delle banche greche sale a 60 miliardi di euro

Nonostante il groviglio politico, la Banca Centrale Europea ha comunque deciso, nella serata di giovedì 12, di elevare a 65 miliardi di euro l’ammontare della sua fornitura di liquidità d’urgenza alle banche greche. “Nel corso di una conferenza telefonica”, ha spiegato una fonte interna alla Banca di Grecia, “la BCE ha annunciato di prolungare di una settimana l’aiuto dato dalla liquidità d’urgenza e ha deciso di dare alla Grecia la quantità che aveva richiesto”. Secondo un’altra fonte, l’ammontare dei fondi d’urgenza è stato elevato di 5 miliardi di euro. La fornitura di liquidità d’urgenza è uno dei due canali di finanziamento delle banche greche presso la BCE. Tuttavia, il 4 febbraio scorso, l’istituzione di Francoforte ha brutalmente sospeso il regime di favore che si era accordato alle banche elleniche, che potevano prelevare denaro con garanzie inferiori a quelle previste abitualmente.

I prestiti in ELA, forniture di liquidità d’urgenza, devono essere approvati dalla BCE. Gli accordi vengono stipulati direttamente con le banche greche, al solo fine di sostenere il rischio. Le condizioni sono meno vantaggiose rispetto ai prestiti regolari della BCE, e soprattutto richiedono tassi di interesse più elevati. Ma senza questi fondi d’urgenza, le banche avrebbero rischiato l’asfissia, e lo stato greco di non poter più contare sul mercato per la vendita dei suoi titoli.

Gli avversari della Grecia: il governatore della Banca di Francia

Durissima la posizione del governatore della Banca di Francia, Christian Noyer, per il quale un accordo con la Grecia “è possibile a condizione che i greci si decidano a negoziare con serietà”. Commentando il programma presentato dal governo greco, Noyer ha sostenuto: “le cose che chiedono sul debito non cambieranno nulla, perché il loro vero problema è di ritrovare la crescita”. Ed ha affondato il coltello: “i greci non possono dire agli altri paesi: spetta ai vostri contribuenti finanziare le nostre promesse elettorali. Una riduzione di metà del debito greco significa tra 1000 e 1200 euro d’imposte in più”.

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