Finite feste e abbracci Renzi avvisa: le riforme quelle sono e quelle restano

Finite feste e abbracci Renzi avvisa: le riforme quelle sono e quelle restano

Nonostante gli abbracci un po’ plateali di alcuni esponenti della minoranza con alcuni esponenti della maggioranza nel tripudio mattarelliano di sabato, la famosa regola delle 48 ore si rivela ancora una volta fondamentale: e così il lunedì, come abbondantemente previsto, è un altro giorno.Un giorno in cui – legittimamente – i renziani sui giornali spiegano che non cambia nulla.

Sul Jobs Act e sui licenziamenti di tutti i tipi.Sul decreto fiscale, anche se riguarda Berlusconi, così dicono.

Sull’Italicum, appena votato al Senato.Sul complesso delle Riforme, che vanno avanti come se non fosse successo niente.Sulle alleanze, perché Delrio spiega che Ncd ora deve decidere da che parte stare anche nelle regioni (modello Liguria).Sui rapporti interni e il pluralismo.Sarebbe una contraddizione totale se Renzi rinunciasse al patto del Nazareno, con cui ha mandato a casa Letta, un patto che regge la legislatura.E sarebbe ingeneroso non riconoscere che Renzi non fa le cose (sbagliate) che fa perché gliele dice la destra, ma perché ci crede lui, così. Non averlo ancora capito è sorprendente.

Se è possibile, l’elezione di Mattarella – per come è stata raccontata, soprattutto – rafforza Renzi anche nel Pd. Non il contrario. Dà una spolverata di unità a un partito diviso su questioni centrali e rischia soltanto di far perdere la trebisonda agli elettori. Poi, noi lo sappiamo che Mattarella non è il candidato renziano di partenza, non è uscito dalla rottamazione (anzi), non dispiace alle minoranze del Pd e qualcuno dei leader del passato ha fatto di tutto per eleggerlo, come già nel 1998, al posto di Prodi (e, contestualmente, di Amato). Ma cosa volete che sia, rispetto a tutto il resto?

Per me si è trattato dell’elezione di un buon Presidente, non condizionato – almeno lui – dallo schema Nazareno, dalle larghe intese a tutti i costi, dalle incursioni della destra e dalle nostre politiche di destra. Ma non abbiamo eletto il Che Guevara a un Congresso, abbiamo eletto Mattarella alla Presidenza della Repubblica: è stato giusto così. Punto. Per tutto il resto, se non c’eravamo mercoledì, non ci siamo nemmeno oggi.

Se c’è una cosa che forse va considerata, piuttosto, è come la vivranno a destra, questa vicenda: perché stravincere e «tradire» (come dicono i berlusconiani) questo sì è in contraddizione con quello che si è fatto finora, dalla profonda sintonia al cambio di maggioranza al Senato per approvare l’Italicum. Ma se la destra continuerà a dividersi, per il governo non ci saranno problemi, se non l’approdo di alcuni esponenti di Ncd direttamente nel Pd.

Spero sia chiaro. Ah, buona settimana a tutti.

Share

Leave a Reply