Fillea Cgil: Inail ottimista sugli infortuni in edilizia. Ma dietro i numeri una realtà preoccupante

Fillea Cgil: Inail ottimista sugli infortuni in edilizia. Ma dietro i numeri una realtà preoccupante

Trovo preoccupante l’ottimismo con cui l’Inail esamina i dati sugli infortuni in edilizia. Una semplice conta, condita con qualche parola sulla crisi e qualche riferimento ai dati Ance e Istat – scelta a dir poco originale – può bastare a leggere questo fenomeno? Forse può bastare a qualche commentatore o politico di turno, ma non dovrebbe bastare all’Inail e, soprattutto, non basta a noi, ai lavoratori, e neanche a chi ritiene che la realtà, anche se indigesta, vada rappresentata tutta e fino in fondo per poter capire come e con quali strumenti cambiarla. Questo ottimismo sembra essere utile solo a dare sostegno statistico alla volontà del governo di costituire una Agenzia unica ispettiva con un organico ridotto all’osso.

Il calo degli  infortuni in parallelo con quello degli addetti. Crescono quelli mortali

Per la Fillea “è vero che dal 2009 al 2013 si sono quasi dimezzati gli infortuni denunciati, ma dal 2008 al 2013 le ore lavorate sono calate del 43% e gli addetti del 39% e se arriviamo al 2014 il calo arriva rispettivamente al 49% e al 45%. Basterebbero queste cifre per dire che il calo degli infortuni viaggia quasi parallelamente al calo degli addetti e che quindi non c’è da essere soddisfatti né tantomeno sono opportuni tagli al sistema ispettivo. Da alcuni anni la nostra categoria  realizza uno studio del fenomeno infortunistico e  incrociando i numeri Inail con i dati delle casse edili dal 2008 al 2013 abbiamo avuto una riduzione di infortuni del 20% sia per numero addetti che per frequenza oraria, ma su quelli mortali si è verificata una crescita di oltre il 10% per frequenza oraria, ed oltre il 6% per numero addetti. E se per l’Inail il profilo più ricorrente dell’infortunato è di un lavoratore tra i 35 ed i 49 anni, per i morti le cose cambiano molto, perché qui l’età si alza notevolmente, come
dimostrano le ultime tragedie di questi giorni, dei tre lavoratori caduti uno aveva 65 anni ed un altro addirittura 74.

Le malattie professionali aumentano del 50%

Un altro dato negativo è quello delle malattie professionali denunciate – secondo Inail passate dagli oltre 1.800 del 2008 ai 2.500 del 2013 – dove la percentuale di incremento, in rapporto al numero di addetti, è del 50%.” E se il dato di crisi elaborato dagli edili Cgil cambia prepotentemente la visuale sulle statistiche Inail relative ai morti e alle malattie professionali, sul dato relativo agli infortuni in generale, ci domandiamo,  se  siamo sicuri che il dato della riduzione degli infortuni decantato dall’Inail non nasconda altro?

Cresce la tendenza a non denunciare infortuni di bassa e media entità

Per chi, come noi, vive a contatto quotidiano con i lavoratori, quel dato ha una sola ed unica lettura: cresce la tendenza a non denunciare gli infortuni sul lavoro di bassa e media entità. Il lavoratore viene invitato a prendere giorni di ferie o mettersi in malattia, magari in cambio di un compenso fuori busta. In tal modo l’impresa evita possibili controlli o segnalazioni, e soprattutto non si alza il premio assicurativo. Per  affrontare davvero il problema  sugli infortuni occorre un drastico intervento sul settore, rafforzando il sistema delle regole e dei controlli, destinando maggiori risorse ed organici all’attività ispettiva, rafforzando il Durc (documento unico regolarità contributiva) e non depotenziandolo come ha fatto il governo con il decreto Poletti, superando il sistema degli appalti al ribasso. Gli infortuni e le morti sul lavoro sono il risultato di un sistema che non ha più regole, da lì occorre ripartire. I numeri sono numeri, occorre guardare dietro e si vedrà la realtà vera.

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