Costa Concordia, Schettino condannato a sedici anni e un mese di reclusione, che non sconterà in carcere

Costa Concordia, Schettino condannato a sedici anni e un mese di reclusione, che non sconterà in carcere

Francesco Schettino, comandante della nave da crociera Costa Concordia, è stato condannato mercoledì 11 febbraio a sedici anni e un mese di prigione, perché riconosciuto responsabile del naufragio della nave e della morte di 32 persone, al largo dell’isola del Giglio, in Toscana. Come si ricorderà, nella tarda serata del 12 gennaio del 2012, la Costa Concordia, gigantesca nave da crociera comandata da Schettino, fu portata sugli scogli da una spericolata manovra che molto spesso viene effettuata dalle navi quando passano nelle vicinanze della costa, il cosiddetto “inchino”, una sorta di saluto alla terraferma. Quella sera, però, qualcosa andò storto nella gestione della nave, che s’incagliò tra gli scogli, fu tagliata verso la chiglia come una scatoletta di tonno, si riempì d’acqua e si piegò su se stessa di alcuni gradi.  Nell’incidente morirono 32 persone, e molti furono i feriti, anche perché, come risulta dalle indagini e poi dal processo, l’allarme sulla nave fu ritardato, e i soccorsi a bordo da parte del personale non furono all’altezza. Per queste molteplici ragioni, la Procura di Grosseto aveva chiesto 26 anni di carcere, producendo un atto d’accusa su tre punti principali: il pluriomicidio, il naufragio e l’imprudenza. Sul piano mediatico, invece, la vicenda fece molto scalpore perché Schettino abbandonò la nave prima ancora che fosse completata l’evacuazione dei passeggeri.

L’ex Comandante della Costa Concordia, nel corso di uno degli ultimi passaggi al processo per il naufragio, aveva preso la parola in Aula per dichiarazioni spontanee. È nella prassi ed è concesso dalle ferree regole processuali, ma l’unico responsabile che risponderà alla Corte, composta da tre giudici, nel corso della lettura di poche cartelle dattiloscritte si è fatto prendere dalla commozione, ha pianto ed ha consegnato questa sua testimonianza, senza aver avuto la forza di leggerla fino in fondo in Aula. Poche le parole che Schettino è riuscito a pronunciare e tra queste quelle, forse le sole importanti che è riuscito a scandire: Il 13 gennaio 2012 “sono in parte morto anche io”. Poi quello che pare essere l’ennesimo tentativo di chiamarsi fuori da una serie infinita di responsabilità, dirette ed indirette: “Sono stato accusato di mancanza di sensibilità per le vittime: cospargersi il capo di cenere è un modo per esibire i propri sentimenti, scelta che non ho fatto. Il dolore non va esibito per strumentalizzarlo”. Schettino ha anche parlato, fino ad interrompersi colto da una crisi di pianto, del suo dolore per quanto accaduto: “momenti che ho condiviso coi naufraghi a casa mia”. Concluso questo passaggio, l’ultimo, un tentativo estremo dell’ex Comandante per evitare il massimo della pena richiesta, i giudici si sono quindi riuniti in camera di consiglio per la sentenza, che come si è visto ne ha riconosciuto la colpevolezza e lo ha condannato a sedici anni e un mese. Tuttavia, secondo il dispositivo letto dai giudici, per Schettino non scatteranno le manette, perché la Corte di Grosseto ha riconosciuto che non vi sarebbe “pericolo di fuga”.

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