Cgil. La ripresa non ci sarà. Sette anni di calcoli sbagliati. Sfondato il miliardo di ore di Cig

Cgil. La ripresa non ci sarà. Sette anni di calcoli sbagliati. Sfondato il miliardo di ore di  Cig

Ripresina, uscita dalla recessione, il PIL torna a crescere, le previsioni si sprecano, vengono usate a fine politico, in particolare dal governo, con accelerazioni in questi ultimi tempi, che mostra il volto dell’ottimismo. Va tutto bene, o quasi, il coro viene accompagnato da previsioni di  Confindustria che così scarica le responsabilità degli imprenditori in questa lunga crisi che non è  arrivata alla fine, non si vede la luce in fondo al tunnel. Non ci si sofferma mai nell’esame rigoroso di quanto è avvenuto. Le ripresine riguardano sempre l’anno seguente, nel caso il 2015 e poi il 2016, quando dovremo diventare una specie di paese di bengodi. Secco il giudizio della Cgil: la ripresa non ci sarà. Uno studio dell’ufficio economico della Confederazione di Corso d’Italia smaschera la “disonestà intellettuale delle previsioni econometriche” e parla di “sette anni di errori reiterati”.

8.000 euro netti in meno in busta paga per ogni singolo lavoratore

Non solo, elaborazioni numeriche diverse vengono usate in modo tale da stravolgere i risultati. Vediamo i dati sulla cassa integrazione, secondo quanto emerge dal rapporto 2014  dell’Osservatorio Cig della Cgil. “Il 2014 – è scritto – si è chiuso con un monte ore di cassa integrazione, richieste e autorizzate, pari a oltre 1,1 miliardi, in flessione del -5,97% sull’anno precedente, che hanno investito oltre 530 mila lavoratori in cassa integrazione a zero ore, per un taglio del reddito pari a circa 4,3 miliardi, ovvero 8.000 euro netti in meno in busta paga per ogni singolo lavoratore.” A prima vista la flessione del- 5,9% può apparire un dato positivo. “In realtà la flessione dello scorso anno, su quello precedente – spiega la Cgil – è il risultato di una variazione operata dall’Inps che, nel fornire i dati di dicembre, ha modificato le ore concesse e autorizzate nell’anno 2013. Si registra, infatti, rispetto ai passati rapporti sulla cassa integrazione, un cambiamento sostanziale per il 2013 (passato da 1.075,8 milioni di ore registrate nei passati rapporti a 1.182,3 milioni di ore) che risulta così essere peggiore rispetto a quello consuntivato precedentemente.” Il dato reale è che nel 2014 si è sfondato il miliardo di ore di cassa integrazione e si qualifica come il terzo peggior anno dal 2008, ovvero dall’inizio della crisi. Il tutto per un totale di ore di cig dal 2008 al 2014 pari a 6.648,7 milioni di ore.

Sorrentino: una follia ridimensionare gli ammortizzatori sociali come nel Jobs Act

“Con questi dati, e una crescita pari allo zero, ridimensionare gli ammortizzatori sociali, come contenuto nel Jobs Act, sembra una follia”- afferma il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino- “e noi chiediamo al governo una riforma che sia realmente universale. Se il governo non si dà una regolata sull’impatto sociale del Jobs Act, avremo mesi difficili, con più licenziamenti, che sono l’unica cosa crescente che intravediamo, e con meno tutele”.

Si torna così al discorso sull’ottimismo basato sul niente, con l’uscita dalla deflazione annunciata dal governo in base a dati  Istat sul Pil. Si riconosce che siamo ancora nel territorio negativo, -0,4, quindi in recessione. Però in questo anno si avrà una crescita di  0,4, forse. Se ne deduce che usciremo dalla deflazione. Gli economisti rigorosi, ma anche uno studente  ai primi anni di università, darebbero uno zero a questi asini. Scrive Danilo Barbi, segretario confederale della Cgil, che dall’inizio della crisi sono stati commessi “errori clamorosi”, che dimostrerebbero come “la metodologia di calcolo venga piegata dalle contingenze politiche”.

Barbi: Sempre lo stesso sbaglio, sovrastima della crescita per l’anno successivo

“Per sei degli ultimi sette anni è stato replicato sempre lo stesso sbaglio: una sovrastima della crescita per l’anno successivo”, sottolinea Danilo Barbi, che si domanda: “Siamo di fronte ad un clamoroso errore scientifico o questo ottimismo per l’anno dopo nasconde l’intento di ostacolare un dibattito sulle alternative necessarie circa la politica economica?”. Secondo il dirigente sindacale in una intervista rilasciata a Rassegna i sistemi di calcolo già utilizzati prima della crisi “non sono stati ‘aggiornati’”, cioè “non è stata computata la crisi di domanda, ovvero il calo dei consumi e degli investimenti”.  Prosegue Barbi: “Il protrarsi di uno sbaglio simile rivela la volontà politica e culturale di dire che non c’è nulla da cambiare nelle strategie economiche, basta aspettare perché le cose si aggiustino da sole”.

Solo nel 2026 si tornerebbe ai livelli precrisi di crescita e nel 2031 di occupazione

In particolare, lo studio della Cgil richiamato da Barbi fa presente che nonostante le ripetute previsioni ottimistiche della Banca d’Italia, confermate dall’ultimo bollettino economico (gennaio 2015), con i ritmi di crescita calcolati, si tornerebbe ai livelli precrisi di crescita solo nel 2026 e di occupazione nel 2031. Anche analizzando le ancor più rosee stime del Centro studi di Confindustria, diffuse a fine gennaio, al Pil italiano, esaurita la spinta esogena, mancherebbero comunque 4.7 punti percentuali per tornare ai livelli precrisi, da realizzare nel 2017-2018, cioè nell’arco della presente legislatura. Una crescita “irrealizzabile” secondo la Cgil “se non attraverso un Piano del Lavoro come quello che già abbiamo avanzato”.

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