Cesare Picco, pianoforte romantico

Cesare Picco, pianoforte romantico
Nella grande tradizione dei pianisti italiani il nome di Cesare Picco spicca per originalità, romanticismo e soprattutto per sua grande abilità nel fondere vari linguaggi come la musica classica, l’improvvisazione jazzistica e la bossa nova. Inoltre, confermando le sue spiccate doti eclettiche e poliedriche, si è cimentato nell’opera lirica, balletti e musica da camera di stampo novecentesco. Il suo stile pianistico è vicino in parte al grande Enrico Pieranunzi e al genio di Bill Evans.
Cesare Picco, classe 1969, nativo di Vercelli, inizia a suonare il pianoforte all’età di quattro anni sotto la guida della madre. Poi presegue gli studi con il maestro Dante De Stefanis. Si perfeziona studiando composizione, organo e l’improvvisazione jazzistica.
Nel corso del tempo si allontana dalla musica classica tradizionale e inizia a spaziare tra diversi generi musicali, creando un personale linguaggio non semplicemente ascrivibile al jazz, alla musica classica o a quella contemporanea. Si esibisce in pubblico presentando musiche originali da lui composte per la prima volta nel 1986. Collabora anche con artisti pop come Luciano Ligabue, Samuele Bersani, Giorgia e Andrea Bocelli. Ha scritto inoltre numerose musiche di scena per il teatro, collaborando con artisti quali Gioele Dix, Sergio Fantoni, Ottavia Piccolo. In gruppo o come pianista solista ha aperto i concerti di Michael Bublé, Terence Blanchard, Al Jarreau, Simply Red. Lo scorso anno si è cimentato con la letteratura pubblicando “Musica nel buio”. Una sua peculiarità stilistica è infatti quella di esibirsi al buio, senza luci. Cesare Picco afferma che “Senza avere più lo stimolo della visione, il pubblico si emoziona in modo imprevisto”.
Alla terza prova discografica, Cesare Picco si circonda di due musicisti affini alla sua musica come Matteo Malavasi al contrabbasso e Raffaello Migliarini alla percussioni. Nelle undici tracce che compongono “My Room” c’è un intenso omaggio a Caetano Veloso con il brano “Curacao vagabondo”, un compositore che il pianista sente molto vicino per il romanticismo e per il lirismo. Registrato negli studi “Fuoriporta” di Milano con un eccellente ingegnere del suono come Riccardo Corbari, l’album mostra un Cesare Picco, completamente maturo sia come autore e straordinario come esecutore. Il suo pianismo attinge senza remore dalla tradizione, passando per l’avanguardia e coabitando perfettamente nel linguaggio del jazz. Il suo tocco brillante e profondo pone l’accento su ogni singola nota mentre la mano sinistra offre sempre un accompagnamento ricco di vari riferimenti stilistici e timbrici. Inoltre Picco disegna con il computer programming abbellimenti e sottofondi elettronici di grande eleganza. Quest’ultima è senza ombra di dubbio la cifra stilistica di questo grande pianista.
Raffaello Migliarini mette a disposizione la sua grande maestria nelle percussioni, mai invadenti; sempre discrete e caratterizzate da una raffinata coloritura delle complesse ed eclettiche partiture di Cesare Picco. Il contrabbasso morbido di Matteo Malavisi contribuisce in maniera determinte alla profondità della sezione ritmica.
Share

Leave a Reply