Caso Eternit. La Cassazione motiva: “Errore d’imputazione ed era tutto prescritto prima del processo”

Caso Eternit. La Cassazione motiva: “Errore d’imputazione ed era tutto prescritto prima del processo”

Le vittime dell’Eternit non avranno alcun risarcimento. La sentenza della Cassazione è dello scorso 19 novembre, ma le motivazioni sono state depositate solo oggi ed è dunque possibile sapere il perché di questa decisione. Prima ancora del rinvio a giudizio del super imputato, l’imprenditore svizzero Schmideiny, quel processo aveva un vizio giuridico difficilmente contestabile: la prescrizione. In sostanza, secondo i magistrati di cassazione, non doveva neppure celebrarsi. Ed è per questo motivo, vista l’inutilità giuridica dei passaggi in Tribunale, che nessuna delle vittime, avrà alcun indennizzo. Incredibile quanto scrivono le toghe del Palazzaccio: “Il Tribunale – si legge nelle motivazioni -ha confuso la permanenza del reato con la permanenza degli effetti del reato, la Corte di Appello ha inopinatamente aggiunto all’evento costitutivo del disastro eventi rispetto ad esso estranei ed ulteriori, quali quelli delle malattie e delle morti, costitutivi semmai di differenti delitti di lesioni e di omicidio”. La Cassazione, poi, contesta anche l’imputazione per la quale si è celebrata parte del procedimento a carico di Schmidhiny. Quella relativa al reato di disastro, per i giudici della Cassazione era assolutamente improponibile per chi, secondo l’Accusa avrebbe scatenato morti e malati. La condanna, nella sostanza, sarebbe decisamente troppo bassa rispetto alla qualità del delitto commesso. “La pena detentiva di 12 anni di carcere è – secondo la Cassazione – insostenibile dal punto di vista sistematico, oltre che contraria al buon senso”. Poi sul perché della prescrizione che si basa su una moltitudine di date che hanno permesso di arrivare, di fatto, all’assoluzione degli imputati: “A far data dall’agosto dell’anno 1993- si legge ancora nelle motivazioni- era ormai acclarato l’effetto nocivo delle polveri di amianto la cui lavorazione, in quell’anno, era stata definitivamente inibita, con comando agli Enti pubblici di provvedere alla bonifica dei siti. E da tale data a quella del rinvio a giudizio (2009) e della sentenza di primo grado (13/02/2012) sono passati ben oltre i 15 anni previsti per la maturazione della prescrizione in base alla legge 251 del 2005”. E qui la beffa per le vittime e le loro famiglie, anche questa chiarita nelle motivazioni: “Per effetto della constatazione della prescrizione del reato, intervenuta anteriormente alla sentenza di I grado, cadono tutte le questioni sostanziali concernenti gli interessi civili e il risarcimento dei danni”. Dunque, cornuti e mazziati. Ma la macchina processuale sui veleni dell’Eternit va comunque avanti, visto che il Procuratore di Torino Guariniello, ha chiuso un nuovo filone d’inchiesta. Si tratta delle morti e delle malattie che si sono registrate nel corso degli anni a Casale Monferrato. Si procede, questa volta, per il reato di omicidio volontario con dolo eventuale per la strage di lavoratori e cittadini (oltre 250 ndr). Anche in questo caso c’è, però, la possibilità, per l’imprenditore svizzero di sperare in una nuova fuga dal processo. Accusa e difesa, infatti, stanno battagliando sul principio giuridico del “ne bis in idem”. Per essere anor più chiari chi subisce un processo per un reato (quello prescritto dalla Cassazione, ma già svolto per due gradi di giudizio) non può essere giudicato ancora per lo stesso fatto. Nei prossimi giorni ne sapremo di più.

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