“Birdman”, apologo amaro di un divo in declino

“Birdman”, apologo amaro di un divo in declino
Ogni suo film ha suscitato grandi emozioni, forti polemiche e intensi dibattiti. Una cosa è certa, i suoi lungometraggi non lasciano mai gli spettatori indifferenti. Le tematiche affrontate nei suoi film fanno parte integrante della vita di ogni persona. Dopo aver concluso la “trilogia sulla morte” (“Amores perros”, “21 grammi” e “Babel”) ha raccontato l’agonia e la sopravvivenza nello sconvolgente “Biutiful”. Ora torna sugli schermi di tutto il mondo. Alejandro Gonzalez Inarritu, 51 anni, messicano, dopo i successi al Festival di Cannes dello scorso anno, si presenta con il quinto lungometraggio intitolato “Birdman”. Esce in Italia giovedì 5 febbraio la ‘black comedy’ candidata a 9 premi Oscar, tra cui quelli per il miglior film, per la regia, per l’attore protagonista Michael Keaton e per i migliori attori non protagonisti Edward Norton ed Emma Stone.
La storia è quella di Riggan Thomson, un tempo il famoso supereroe “Birdman”, amatissimo dal pubblico. Oggi però non lo vuole più nessuno, la spietata Hollywood lo ignora e solo vecchissimi fan lo riconoscono, ma lo identificano ancora con il personaggio con ali e becco dai superpoteri.
Riggan è un attore nell’ombra che cerca di rilanciarsi recitando e dirigendo un ambizioso spettacolo a Broadway, combattendo tutti i giorni con una vocina che dentro di lui gli ricorda il suo passato glorioso. Un demone che lo fa diventare letteralmente pazzo e lo fa scontrare con la triste realtà: una compagnia di attori che non riesce a gestire, una situazione familiare disastrosa e una carriera sull’orlo del precipizio.
In definitiva il nuovo film di Inarritu è un’amara e spietata analisi sulla dura legge di Hollywood, sulla fama facile, sui fallimenti, con ironia e sarcasmo anche sui divi di oggi e con uno straordinario e intenso Michael Keaton che, dopo il “Batman” di Tim Burton, rimette le ali per diventare un eroe in declino, ma con una memorabile interpretazione.
Alejandro Gonzalez Inarritu si conferma come uno dei migliori registi in circolazione: il suo grande senso delle immagini, l’uso originale e intenso dei colori, il suo stile narrativo così realistico e metafisico nel raccontare i tragici destini dei suoi protagonisti, l’uso straordinario delle musiche, fanno di lui un cineasta unico, un artista sincero e profondo. Nonostante la sua opera sia permeata da un feroce pessimismo anche con questo tragico film continua ad avere una labile fiducia nell’umanità.

 

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