Berlusconi, 1,2 miliardi, compro Rai Way. Giulietti: Rai, subito confronto governo, forze politiche, parti sociali

Berlusconi, 1,2 miliardi, compro Rai Way.  Giulietti: Rai, subito confronto governo, forze politiche, parti sociali

Dopo l’offerta Mondadori, leggesi  Berlusconi, per rilevare Rcs Libri , un’altra società del gruppo che fa capo all’ex cavaliere, Mediaset, la corazzata televisiva vuole  rilevare le torri di trasmissione del segnale  di Rai Way e lacia un Opas( offerta pubblica di acquisto e scambio) da  1,2 miliardi attraverso la controllata Ei Towers che possiede  le antenne televisive di Cologno Monzese. L’obiettivo è l ‘acquisto del 100 % di Ray way . Il Consiglio di amministrazione del Biscione darà il via libera all’aumento di capitale della controllata e fa sapere che “ si continuerà a garantire l’accesso a tutti gli operatori”. La motivazione di questa improvvisa mossa dall’azienda che fa capo alla famiglia Berlusconi: il settore  delle trasmissioni è troppo frammentato, c’è bisogno di unificare, un solo gestore.  L’ex cavaliere punta ad  “una piena integrazione industriale di Ei Towers con Rai Way”. L’offerta ha l’obiettivo di revocare le azioni di quest’ultima dal listino di Piazza Affari (dove Rai Way è stata da poco quotata), o l’acquisto di una partecipazione che rappresenti almeno 66,67% del capitale sociale.

 È Renzi l’interlocutore dell’ ex cavaliere

Chi è l’interlocutore di Berlusconi? Oltre alle autority che controllano, o dovrebbero garantire il pluralismo in un settore così  importante come la comunicazione, l’interlocutore  è il governo Renzi. La Rai è azionista al 65% di Rai Way e al momento in cui l’esecutivo decise la privatizzazione delle torri Rai  fu garantito che la Rai avrebbe mantenuto la maggioranza  delle quote proprio a garanzia del servizio pubblico.  Nel decreto di privatizzazione datato settembre 2014 è scritto che il governo ritiene”opportuno “di mantenere, allo stato, in capo a Rai, a garanzia della continuità del servizio erogato da Rai Way a Rai medesima, una quota (…) non inferiore al 51%”. Questo in risposta  anche alle proteste, alle prese di posizione dei sindacati in primo luogo contrarie all’operazione.

Improvvisa la mossa del Biscione che stringe

La mossa del Biscione è giunta improvvisa tanto che il deputato Pd, e segretario della Commissione di vigilanza, Michele Anzaldi, definisce l’offerta di Mediaset “incomprensibile”. Forse poteva dire un qualcosina di più. Anche perché proprio il premier ha posto il problema  della riforma della Rai in termini di una tale urgenza da parlare di un decreto. Le mosse di Berlusconi hanno qualcosa a che vedere? Dice a questo proposito il portavoce di Articolo 21, Giuseppe Giulietti: “Comprendiamo tutte le perplessità sul ricorso alla decretazione d’urgenza e la necessità di promuovere un ampio e rigoroso dibattito sul futuro della Rai, ma questo deve avvenire in tempi certi e ravvicinati. Quello che sta accadendo in queste ore conferma la necessità e l’urgenza di procedere non solo alla riforma della Rai, ma anche alla definizione di nuove norme antitrust e di una rigorosa normativa sul conflitto di interessi “Le notizie relative ad una possibile Opa di Mediaset su Raiway, che peraltro dovrebbe superare diversi giudizi di legittimità, confermano che chiunque operi per conservare la Rai dentro l’attuale camicia di forza e i presenti assetti industriali ed editoriali, lavora, consapevolmente o meno, per il suo “Dissolvimento”.

Consultazione anche dei cittadini che pagano il canone

“Decreto o non decreto – conclude Giulietti – questo é il momento per il confronto tra le forze politiche e sociali e per le conseguenti decisioni legislative ed operative. Ci auguriamo che, come era stato promesso, il governo e la Rai medesima vogliano aprire questa consultazione anche ai cittadini che ancora pagano un canone, ripercorrendo il modello già utilizzato dal governo inglese e dalla BBC”.

 

 

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