Appunti inattuali sul discorso del presidente Mattarella

Appunti inattuali sul discorso del presidente Mattarella

Sergio Mattarella ha giurato lealtà e fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione, ed è formalmente il dodicesimo presidente della Repubblica. Il suo discorso di insediamento a Camere unite, con corollario di ospiti eccellenti, è durato circa 30 minuti, e ha ricevuto una quarantina di applausi. È subito partita la gara della esegesi, delle letture “tra le righe”, delle interpretazioni dei maggiori editorialisti. E la gara continuerà nelle prossime ore e giorni. Tuttavia, al di là della consueta corsa alla decifrazione dei “segnali nascosti” nei discorsi presidenziali, attività che in Italia non conosce soste, quel che appare a una prima e a una seconda lettura del discorso del presidente Mattarella è una costante della tradizione del pensiero politico cattolico democratico: il rispetto delle istituzioni e della politica come senso ed esperienza di vita al servizio del bene pubblico e dello stato.

Una tradizione culturale nata nel Medioevo che si “modernizza” nel Novecento

È una tradizione culturale e politica che risale, in realtà, addirittura al Medioevo, a Tommaso D’Aquino, che in una Summa teologica definì in modo molto moderno la questione dei beni comuni nel corso di una contesa su chi appartenesse l’acqua dei fiumi e su chi potesse abbeverarsi. La risposta di Tommaso fu perentoria: ciò che Dio ha creato per tutti deve poter esser liberamente disponibile per tutti. Era la prima volta che una teoria dei beni comuni si presentava come una rivendicazione antifeudale. Il pensiero tomistico ha avuto una straordinaria fase di ripensamento e modernizzazione proprio nel corso del XX secolo, ad opera di alcuni importanti filosofi, soprattutto francesi (dall’Umanesimo integrale di Jacques Maritain al personalismo cristiano di Emmanuel Mounier). La persona, la comunità e i beni comuni erano al centro delle nuove filosofie della prassi e dell’impegno cristiano, che tra gli anni Venti e Quaranta del Novecento maturavano anche un fortissimo senso di costruzione della libertà politica, dopo gli anni dei totalitarismi in Europa.

L’umanesimo politico del cattolicesimo democratico italiano

In Italia, e in particolare nella Chiesa cattolica, la ventata di novità teoriche e filosofiche postulate dal pensiero del personalismo e dell’umanesimo francese entrò attraverso le riflessioni di Giovanbattista Montini, il futuro papa Paolo VI, e costituirono uno degli assi portanti di molti padri costituenti. Personalismo, comunitarismo, virtù civiche, senso dello stato e dei beni comuni, rispetto per le istituzioni e per la democrazia e la libertà: sono questi i punti sostanziali che quella tradizione culturale ha immesso prima nel dibattito sulla Costituzione, e poi nel difficile cammino della pur giovane Repubblica italiana.

La responsabilità, il senso e la “agenda esigente”: parole chiave di Mattarella

Gli echi di questa tradizione culturale e politica si avvertono in maniera assai distinta nel discorso di Mattarella, datato 3 febbraio 2015. Perfino il suo lessico pare fortemente contrassegnato da questa tradizione culturale e politica. Tre sono le parole che ne segnano efficacemente il percorso “retorico”: responsabilità, senso e “agenda esigente”. La responsabilità dinanzi al “popolo”, alle sue attese e alle sue angosce, alle sue sofferenze come dinanzi alle sue speranze. Il senso della politica come servizio “per tutti”, soprattutto quando si è rappresentanti di quel “popolo” nelle istituzioni (Mattarella ha marcato, in modo costituzionalmente impeccabile, la differenza tra interessi di parte e interessi collettivi). La costruzione di una “agenda esigente” come orizzonte dell’intera comunità politica che assume su di sé la responsabilità di un mandato istituzionale (forte appare nel discorso di Mattarella il richiamo al patto costituzionale e sociale che impegna tutti, ma proprio tutti, a esercitare le proprie funzioni seguendo il dettato costituzionale, a partire dai principi di uguaglianza, libertà e progressività fiscale). È assolutamente inutile interrogarsi su quanto sia “vecchio” o “nuovo” questo discorso, usando banali paradigmi interpretativi “modernisti”. Ciò che conta è quel generoso tentativo di rilanciare l’umanesimo di matrice cristiana nel campo delle istituzioni e della politica. Speriamo che, al di là della contingenza di questo momento, riesca a durare come bussola per il suo intero settennato.

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