Speciale Grecia: le interviste all’economista di Syriza, alla governatrice dell’Attica (Syriza) e al politologo Nicolacopoulos

Speciale Grecia: le interviste all’economista di Syriza, alla governatrice dell’Attica (Syriza) e al politologo Nicolacopoulos

All’inizio di gennaio 2015, Syriza ha trovato un alleato inatteso: il venerato Financial Times, il quotidiano preferito dai traders londinesi e francofortesi ha pubblicato una miriade di editoriali dando spazio ai principali rappresentanti di questo partito, e ospitando editorialisti indipendenti che hanno apertamente sostenuto le posizioni della sinistra radicale greca. L’ultimo editoriale aveva per titolo “Diamo una chance alla Grecia”, pronunciandosi per un alleggerimento del debito. Un tema che si trova al cuore del programma di Syriza, che ha promesso di rinegoziare con Bruxelles e il Fondo Monetario Internazionale il fardello del debito e le misure di austerità la cui efficacia sono ormai largamente messe in discussione.

L’intervista a Varoufakis: “il Financial Times esprime l’angoscia del capitalismo”

La virata del Financial Times fa sorridere Yanis Varoufakis, superstar dell’economia in Grecia, autore di libri di successo sulla crisi greca e candidato nelle liste di Syriza ad Atene. “Il Financial Times esprime l’angoscia del capitalismo per la sua sopravvivenza”, sostiene l’economista di Syriza, citando Wolgang Munchau, l’editorialista del Financial Times specialista in questioni europee, il quale aveva scritto: “Podemos e Syriza sono i soli partiti a parlare seriamente della crisi dell’eurozona”. Varoufakis prosegue: “Financial Times non ne ha fatto una banale questione di affetto, ma ha capito le nostre proposte, che non sono particolarmente radicali, ma solo ragionevoli. Noi non chiediamo soldi in anticipo. Ce ne sono stati dati troppi! Solo che sono finiti in un buco nero! Ne volevamo meno, ma tali che mettessero in condizione la popolazione di respirare”. Pertanto, Varoufakis si aspetta un bombardamento sulle regole: “Dovremo agire in un tempo molto breve, sapendo che chi ci ha preceduti giocherà la partita della terra bruciata. Ma io non faccio più affidamento sull’Europa. Non ha ancora iniziato ad accettare i suoi errori. Tra i dirigenti di Bruxelles, molti sono d’accordo con me, come molti di coloro che quando si ritirano nelle sale riunione credono di essere nel Politburo! C’è silenzio nei ranghi. Ma se un partito esprime pubblicamente un punto di vista diverso, allora si tagliano la lingua. È la nostra speranza, l’ultima occasione anche per l’Europa di non finire come l’URSS. Bisorgnerà battersi”. Il linguaggio bellico e l’aspirazione a incarnare un nuovo sogno per l’Europa fanno parte del credo di Syriza fin dal 2012.

Rena Dourou, l’unica governatrice di Syriza, che guida l’Attica

“Il mio paese è in guerra”, considera Rena Dourou, governatore di Atene. Questa bellissima donna di 40 anni ha conquistato l’Attica alle regionali di maggio, divenendo la prima dirigente di Syriza ad esercitare un ruolo di responsabilità istituzionale importante: la regione dell’Attica, che ingloba Atene, conta 3,8 milioni di cittadini, un terzo dei greci, per una superficie che si avvicina a quella del Belgio. Rena Dourou ha già dimostrato che si possono mettere in campo politiche più generose di servizi pubblici, e non ci tiene ad essere considerata una sorta di “laboratorio” per testare la capacità di Syriza di dirigere il Paese. “Non si può comparare un governo nazionale con la gestione, pure importante, di una regione”, prosegue Rena Dourou. “Nell’Attica abbiamo dovuto contrastare un governo ostile dominato da Nuova Democrazia e dagli imperativi della Troika, che controllano anche le finanze delle autonomie locali in Grecia”, conclude. In soli tre mesi, Rena Dourou ha realizzato un ambizioso programma di fondi “approvato dalla UE” per la lotta contro la povertà, il ritorno dell’elettricità per 38.000 famiglie che non potevano più pagare le bollette e la riforma della gestione disastrosa della burocrazia in Attica. Ma premono questioni troppo concrete.

Ilias Nicolacopoulos, docente di Scienze Politiche ad Atene

Ilias Nicolacopoulos è docente di Scienze Politiche all’Università di Atene. L’intervista che segue è stata pubblicata sul quotidiano francese Le Figaro.

La vittoria di Syriza è ineluttabile? “Lo dicono tutti i sondaggi. Secondo l’ultima indagine, Syriza dovrebbe arrivare in testa, attorno al 35%, seguito da Nuova Democrazia, tra il 26 e il 29%”. Chi potrebbe arrivare al terzo posto? “Lo si saprà solo domenica sera. Lo scarto è davvero minimo. La formazione centrista Potami è attorno al 7%, ma l’elettorato di questo nuovo partito è troppo instabile, perché è il meno strutturato. Potrebbe ottenere tra il 4,5 e il 7%. L’elettorato di Alba Dorata (partito neonazista) è molto più strutturato ed è accreditato tra il 6 e il 7%. Il Pasok ha fatto del Terzo partito greco lo slogan della sua campagna elettorale. Come i comunisti del KKE. Per questi partiti è difficile fornire un ordine e una stima precisa”. Syriza otterrà la maggioranza assoluta? “È possibile. Le proiezioni danno a Syriza circa 145 seggi (la maggioranza è 151). Syriza potrebbe comunque ottenere un sosegno critico di alcuni parlamentari”. Per quale ragione Syriza, questa volta, ha distanziato in modo così netto Nuova Democrazia che aveva vinto nel 2012? “Molto semplicemente, perché il governo da Nuova Democrazia ha perseguito per due anni la politica di austerità! E ciò che vale per tutte le persone intervistate  nei sondaggi è proprio il rifiuto delle politiche di austerità. Ricordiamoci anche che alle Europee del 2014 Syriza aveva già vinto. Infine, la risposta del governo a Syriza è stata incoerente”. In che senso? “Intanto, con la decisione, senza cautele e con molti errori, di introdurre una tassa sulla proprietà a settembre e a ottobre, che è stata uno choc per la classe media, sulla quale si basa Nuova Democrazia. Ha provocato un avanzamento di Syriza. Gli elettori sono passati direttamente da Nuova Democrazia a Syriza. Lo spazio del centro, così frammentato non può sostenere questi passaggi di elettori. Inoltre, durante la campagna elettorale, il governo ha giocato su più tavoli, molto contraddittori tra loro. Ha tentato di recuperare l’elettorato di destra restituendo voce ai ministri più populisti. E ha perso il centro. Questi ministri populisti non potevano certo vendersi la narrazione governativa del successo, un asse della campagna, una priorità dell’elettorato moderato”. La drammatizzazione sull’uscita dall’euro non ha pagato per le sorti di Nuova Democrazia e del governo? “Il governo ha commesso un errore strategico che nessun comunicato può ormai sanare. Invece di divulgare un messaggio positivo sui successi del governo, hanno chiuso la campagna elettorale brandendo l’arma della paura, che però ha terrorizzato proprio il loro elettorato. Solo dopo il governo ha cercato, al contrario, di presentare successi e progetti. E questa scelta non ha avuto alcun effetto sugli elettori”.

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