Speciale Grecia: le elezioni del 25 gennaio, come si vota e la posta in gioco

Speciale Grecia: le elezioni del 25 gennaio, come si vota e la posta in gioco

Il sistema elettorale greco prevede che il Parlamento, composto da 300 membri eletti per quattro anni, venga scelto secondo un metodo proporzionale puro per 238 seggi, in circa 60 circoscrizioni. Dodici deputati sono eletti, con metodo proporzionale, in una sorta di “lista Nazionale”, che copre l’intero territorio dello Stato. Il partito più suffragato ottiene un premio di maggioranza di 50 seggi. Occorre dunque arrivare a 151 seggi per la maggioranza assoluta. È prevista una soglia di sbarramento al 3%. Per effetto della complessità di questo sistema elettorale, è impossibile predire in anticipo chi vincerà, nonostante i progressi di Syriza nei sondaggi.

Se nessuna formazione politica ottiene la maggioranza, al leader del partito giunto primo viene conferito un mandato esplorativo di tre giorni per tentare di mettere assieme una coalizione di governo. In caso di fallimento del tentativo, lo stesso mandato viene conferito al partito giunto secondo. In caso di nuovo fallimento, si tenta col leader del terzo partito. Se si verifica l’impossibilità di un accordo, si torna alle urne.

Le eventuali coalizioni a guida Syriza

Dall’annuncio delle elezioni anticipate il 29 dicembre 2014, Syriza ha sempre fatto la corsa in testa. L’ultimo sondaggio di giovedì 22 gennaio lo conferma in testa con una forbice che va dal 30 al 33% delle intenzioni di voto. In seconda posizione, secondo l’ultimo sondaggio, si trovano i conservatori di Nuova Democrazia, guidati dal premier uscente Samaras, che oscillano tra il 27 e il 28%. Nessuno dei due partiti, se fossero confermati i sondaggi, otterrebbe la maggioranza assoluta. Per una eventuale coalizione guidata da Syriza, sarebbero dunque importanti e strategici i voti di To Potami (Il Fiume), partito appena nato per volontà di un presentatore televisivo, Theodorakis, che ha già manifestato interesse ad un accordo con Tsipras; dei socialisti del Pasok e del nuovo partito di Papandreu, accrediti rispettivamente del 5 e del 3% e dei comunisti del KKE, che confermano il loro “zoccolo duro” del 6%. L’unica difficoltà è relativa alle scelte del Pasok, che in questi due anni ha governato con Nuova Democrazia e ne ha condiviso le sciagurate e ignominiose scelte.

La destra neonazista di Alba Dorata fa ancora paura

Il partito neonazista di Alba Dorata, che nel 2012 ottenne, purtroppo, un risultato sorprendentemente positivo, vive una fase di crisi, per effetto dell’arresto della metà dei suoi deputati e del processo in corso contro 70 militanti, con l’accusa di associazione per delinquere e attività criminali. E nonostante tutto, Alba Dorata ha già ottenuto un buon risultato alle Europee di maggio scorso, e continua a far paura.

La posta in gioco: uscire dalla crisi umanitaria

Provocata dalla insensibilità della Troika, una vittoria di Syriza obbligherà i responsabili della UE a un esame di coscienza, senza dubbio molto utile. Il trattamento crudele imposto alla Grecia dai piccoli uomini in grigio – basso potere d’acquisto inedito in tempi di pace, disoccupazione a livelli elevatissimi e aumento orribile della mortalità, e altre “riforme strutturali” – non può restare senza risposta da parte dei greci. Invece di scegliere il nazionalismo col cappello in mano – o peggio, il nazismo di Alba Dorata – gli elettori greci si apprestano a scegliere un partito della sinistra autentica, nello stesso tempo radicale e realista, un partito capace di “far sognare i Greci”. La rivoluzione? Poco probabile. Alexis Tsipras, il leader, non cessa di gettare acqua sul fuoco, e sfida i vertici della UE, della BCE e del Fondo Monetario Internazionale, su tre grandi questioni: uscita del popolo greco dalla crisi umanitaria; rinegoziazione del debito; nuove politiche sociali e ricostruzione del welfare.

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