Riconoscimento della Palestina: dibattito alla Camera su 4 mozioni

Riconoscimento della Palestina: dibattito alla Camera su 4 mozioni

Nello stesso giorno in cui dall’Aja, in Olanda, giunge la notizia per cui il procuratore generale della ICC, la International Criminal Court, Corte Penale Internazionale, apre finalmente il dossier che porterà eventualmente all’accusa contro Israele per “crimini di guerra” per i massacri compiuti a Gaza nella scorsa estate quando morirono 2200 palestinesi e 10.000 rimasero feriti, con 100.000 immobili rasi al suolo parzialmente o totalmente, alla Camera dei Deputati italiana si è svolto un curioso e intrigante dibattito su quattro mozioni relative al riconoscimento formale dello Stato di Palestina. O meglio, tre di esse, una presentata da deputati Sel e Pd, una presentata dalla minoranza Pd alla Camera, l’ultima dei Cinque Stelle, impegnano il Governo italiano a riconoscere lo Stato di Palestina. L’ultima è firmata dai deputati della Lega, presentata solo il 15 gennaio, in cui invece si manifestano posizioni non solo contrarie al riconoscimento (e stendiamo veli pietosi), ma si impegna il governo a “non assecondare né agevolare ulteriori tentativi unilaterali dell’Autorità nazionale palestinese tesi ad ottenere il riconoscimento internazionale dello status di Stato sovrano, senza che sia intervenuto un accordo bilaterale preventivo con lo Stato di Israele”. Meglio finirla qui con le farneticazioni degli illustri politologi leghisti, che abbiamo citato solo per dovere di cronaca. Occupiamoci invece di un dibattito che è serissimo. Il riconoscimento dello Stato di Palestina è stato formalmente deciso da alcuni Parlamenti nazionali (Gran Bretagna, Francia, Svezia, Irlanda, Spagna, Portogallo) e dallo stesso Parlamento Europeo a stragrande maggioranza. E in Italia, proprio grazie alla iniziativa di Sel, 5 Stelle e un gruppo valoroso di deputati del Pd, si comincia a parlarne, senza però essere stati capaci di far entrare la questione nell’agenda politica e nel dibattito pubblico più ampio. Peccato.

La mozione di Sel e di alcuni deputati Pd

Il deputato Erasmo Palazzotto, Sel, primo firmatario della mozione ha motivato, nel dibattito alla Camera, la necessità che l’Italia riconosca lo Stato di Palestina: “non esiste la libertà senza la pace. Il diritto del popolo israeliano a vivere in pace e sicurezza non può fondarsi sulla mancanza di diritti per il popolo palestinese. Non possiamo attendere oltre, il riconoscimento dello stato palestinese deve diventare una priorità per il nostro Paese”. Non solo: “il riconoscimento dello stato di Palestina da parte dei paesi europei è un aiuto al processo di pace utile a riportare il negoziato nell’alveo del diritto internazionale”. Il punto politico è stato toccato con chiarezza e determinazione: senza la spinta del riconoscimento formale di Stato sovrano, difficilmente il popolo palestinese potrà far valere i propri diritti, sul piano internazionale e nei confronti di Israele. Così si creano i presupposti per un processo di pace duraturo, fondato su due popoli in due stati, magari con capitale Gerusalemme.

La mozione della minoranza Pd

Per la mozione ispirata dalla minoranza del Pd è intervenuta la deputata Marietta Tidei, la quale ha sostenuto che “il riconoscimento dello Stato palestinese è il miglior antidoto contro l’integralismo. La classe dirigente palestinese è estremamente laica e si è formata in gran parte nelle università occidentali: se noi l’aiutiamo, può diventare l’avamposto della laicità, dei diritti e delle libertà civili”. Insomma, si attribuisce al popolo palestinese una grande responsabilità negli equilibri complicati del Medio Oriente. “Oggi abbiamo l’occasione di riparare ai torti della storia”, ha proseguito la deputata Tidei, “va messo in campo ogni sforzo per la riapertura dei negoziati e mi auguro che il nostro Governo assuma un ruolo da protagonista in questa vicenda”. E ha concluso: “mi auguro che si possa giungere ad una mozione condivisa tra le forze politiche e che si possa arrivare al voto in tempi rapidi, seguendo l’esempio di altri Paesi europei, raccogliendo l’appello di tanti intellettuali israeliani che hanno invitato gli Stati europei a riconoscere la Palestina”. Non sappiamo se l’appello della deputata Tidei di una mozione unitaria e di un voto rapido sarà raccolto dalla maggioranza del Pd e dal governo (in altre faccende affaccendati). Temiamo le tattiche dilatorie, la mancanza di decisione strategica, e soprattutto il voto contrario della maggioranza Pd. Se il Parlamento italiano non dovesse trovare la forza politica, e morale, per votare il riconoscimento dello Stato di Palestina, l’Italia si troverebbe in mezzo ad una contraddizione fortissima: non si può votare a Roma ciò che invece si è votato a Bruxelles. E non solo. Darebbe l’occasione, sul piano internazionale, di essere giudicata come nemica del popolo palestinese, altro che fattore di pacificazione.

La posizione della destra, che rischia di diventare la posizione del governo e della maggioranza Pd

Altrimenti, la maggioranza del Pd e il governo si troverebbero schierati con le argomentazioni che, da destra, ha tenuto il deputato Capezzone di Forza Italia: no a qualunque riconoscimento, al di fuori di un accordo tra le parti (si rammenti la mozione della Lega, con l’identica argomentazione). Ora, solo chi ignora la situazione della Striscia di Gaza e dei Territori Occupati in Cisgiordania può dire o scrivere simili corbellerie. Capezzone si spinge perfino a dire che l’eventuale riconoscimento sarebbe “un gesto di legittimazione di organizzazioni terroristiche islamiche”, perché Hamas fa parte del governo di Unità nazionale palestinese. Dunque, i Parlamenti di Francia, Gran Bretagna, Spagna, Svezia, Irlanda, Portogallo, e lo stesso Parlamento Europeo hanno legittimato Hamas? Ma non scherziamo: si riconosce la Palestina come stato sovrano proprio per conferire ad esso legittimità e diritti nell’ambito del processo di pace. E come stato sovrano riconosciuto può sedere al tavolo dei negoziati, rivendicando, ad esempio, il ritiro di Israele entro i confini del 1967. Ma sulla questione del ritiro, e in generale degli insediamenti israeliani, non una sola parola è stata pronunciata in questo dibattito parlamentare.

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