Renzi ha paura. In Parlamento per raccontare la “manina”? Non sia mai. Bersani alza il tiro

Renzi ha paura. In Parlamento per raccontare  la “manina”? Non sia mai. Bersani alza il tiro

“A Renzi voglio chiedere: abbiamo inventato l’evasione in proporzione? Non esiste in nessun posto al mondo una cosa così. La frode fiscale è un reato in tutto il mondo”. Bersani  aveva taciuto per vedere come scorrevano le acque nel  torrente, ci permettiamo di usare anche noi una metafora. Sperava  che Renzi, per caso, volesse  accogliere le richieste avanzate da più parti di ridiscutere subito il decreto fiscale con l’orribile comma 19 bis e che si presentasse in aula a riferire sui “misteri” del decreto. “Renzi in aula per spiegare? Certo non guasterebbe”, aveva detto Bersani. Non voleva aggravare lo scontro all’interno del Pd anche in vista dell’elezione del Capo dello Stato. Ma il premier ha impedito che il Parlamento  fosse informato  da lui direttamente, visto che  ha “confessato” di essere la “manina” che ha introdotto l’orribile comma.

La maggioranza di governo blinda il premier. Respinta la  richiesta di Mucchetti (Pd)

La richiesta formale era stata avanzata da Massimo Mucchetti, senatore Pd, poi rilanciata anche da Sel, M5S e Lega Nord. Ma nella conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama è stata bocciata dalla maggioranza di governo. Il vicepresidente dei senatori Democratici, Giorgio Tonini, staff del premier, si era affrettato a precisare che Mucchetti  parlava a titolo personale. Anche alla Camera è stato chiesto che Renzi riferisse in aula sul decreto “salvaberlusconi”, ricostruendo il diario di questa brutta vicenda . Ad annunciare che il premier si guardava bene dal presentarsi davanti ai deputati è stata l’immancabile Maria Elena Boschi, ministro per le riforme, “Giglio magico “ doc, che ha dato una esilarante risposta. Ha spiegato, si fa per dire, che i provvedimenti dell’esecutivo non possono essere oggetto di informativa in assenza del testo governativo e ha assicurato che non appena il testo sarà pronto sarà discusso nella sede adatta. Così  riferiscono le agenzie di stampa. Ma non era stata posta la richiesta di discutere il nuovo testo. Tutti sanno che non c’è. C’era da discutere il pasticcio combinato da ministri , Renzi capofila. L’alleato Maurizio Sacconi, capogruppo Ncd,  avvertito che l’aria si faceva pesante, chiedeva al premier di venire subito in Parlamento “con quel decreto delegato, a prescindere da coloro che ne sarebbero stati i beneficiari” e spiegare “cosa sia giusto per il nostro sistema tributario e per il nostro ordinamento”. Nel frattempo, Pippo Civati annunciava la presentazione di una proposta per inserire una norma  sul conflitto di interessi nella riforma costituzionale.  Ai renziani  solo a nominare il conflitto d’interesse vengono  attacchi di orticaria. Verdini ha avvisato: neppure per scherzo, eliminiamola dal vocabolario. Già che c’era, a proposito di “manine”, Civati commentava: quella di Renzi “è stata una manona”.

All’interno del Pd rapporti sempre più tesi  in vista  dell’elezione del Capo dello Stato

I rapporti all’interno del Pd si fanno sempre più tesi. Non sono solo Fassina, Cuperlo, Civati a dare battaglia  in particolare sul decreto, comma 19 bis. La presa di posizione di Bersani molto netta significa che l’area di cui è autorevole esponente  prende nettamente le distanze dalla maggioranza? Che Il ruolo di “pontieri” diventa difficile di fronte ad un  Renzi che sembra puntare ad inasprire i rapporti interni facendo affidamento sul voto di Forza Italia  per l ’elezione del Presidente della Repubblica? Non per niente uno degli avvocati dell’ex cavaliere, Coppi, il più prestigioso, pare abbia messo in stretta relazione il voto per il nuovo Presidente con quello sul decreto fiscale. Non a  caso arriverà dopo l’elezione del nuovo inquilino del Quirinale. Bersani sente odore di bruciato e torna alle metafore, a lui tanto care, anche se non gli hanno portato fortuna.

Con  una delle metafore bersaniane duro attacco al premier

L’attacco al  premier è diretto, riconoscibile:  “Non è messo così male Renzi. Ha dato un messaggio a un pezzo di Italia con quel 3%: essere leggeri sul tema fiscale è come dare da bere agli ubriachi. È facile fare l’oste…”.  “Il punto è – prosegue – che concetto abbiamo di fedeltà fiscale in questo benedetto Paese. Renzi si è preso la responsabilità del decreto, la manina è la mia e ha risolto, ma io non riesco a fargli i complimenti”.  Si ricompatta la minoranza dem a fronte di un possibile candidato che nasce dalla pancia del Nazareno per poi essere portato alla discussione del parlamentari del Pd. A cose fatte fra i due “cerchi magici”, quello del Giglio e quello del Berlusca, o meglio delle donne del berlusca con Verdini a fianco.

L’ex segretario del Pd: Prodi al Colle? “Sì, no, poi si arrabbia”

Non è un caso che Pierluigi Bersani, nella intervista rilasciata a “L’aria che tira” su La7, a domanda, Romano Prodi candidato per il Colle, risponda “non voglio fare nomi ma io sono quello lì”. Ripartiamo da Prodi? “Sì, no, poi si arrabbia”. Bersani si è levato molti sassolini, ha ripreso voce, dopo momenti di silenzio. Il  Jobs Act: “Sta sbucando fuori un modo di pensare, un’idea di società sulla quale non sono d’accordo: per i lavoratori facciamo all’americana, per gli evasori all’italiana. Ci sono dei punti limite”. E sulla graticola pone l’Italicum: “Cerchiamo di ragionare, ho capito il Nazareno – afferma – ho capito che Berlusconi i suoi se li deve nominare lui anche se perde ma dobbiamo usare raziocinio, c’è un meccanismo come il Mattarellum, ad esempio…”.  Puntualizza: “Il meccanismo dei capilista nominati oltre ad essere abnorme ha anche un aspetto particolare: se si vota un partito sopra il 20% la preferenza conta qualcosa. Se, invece, il partito sta sotto il 20% la preferenza è una presa in giro”. La prossima settimana quando Camera e Senato, di pari passo come vuole Renzi, discuteranno i disegni di legge, riforma costituzionale, Italicum, ecc., arriveranno, forse, anche le dimissioni di Napolitano. Il gioco si fa duro. Magari a carte scoperte e senza manine.

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