Piketty: “nel 2015, la scelta migliore e più democratica, resta a sinistra della sinistra”

Piketty: “nel 2015, la scelta migliore e più democratica, resta a sinistra della sinistra”

Thomas Piketty, autore dell’ormai celebre opera “Il Capitale nel XXI secolo”, ha pubblicato sul quotidiano francese Liberation, lo scorso 2 gennaio, uno stuzzicante articolo sul destino politico ed economico dell’Europa. Abbiamo tradotto per i nostri lettori gli stralci più significativi.

“La cosa più triste, nella crisi europea, è la testardaggine dei membri della classe dirigente che presentano la loro politica economica come l’unica possibile, e il timore che suscita in loro ogni scossa politica suscettibile di alterare questo felice equilibrio.

La palma del cinismo va assegnata senza dubbio a Jean-Claude Juncker, che dalle rivelazioni di Luxleaks spiega tranquillamente all’Europa sbalordita che non ha avuto altra scelta, quand’era alla testa del Lussemburgo, che quella di travasare la base fiscale dei suoi vicini: vedete, l’industria declinava, occorreva trovare una nuova strategia di sviluppo per il mio paese; cosa potevo fare, dunque, se non diventare uno dei paradisi fiscali del pianeta? I vicini, alle prese con la deindustrializzazione, apprezzeranno. Oggi non è più sufficiente scusarsi: è tempo di riconoscere che sono le stesse istituzioni europee chiamate in causa, e che solo una rifondazione democratica dell’Europa permetterà di condurre a politiche di progresso sociale…

La palma dell’amnesia va assegnata alla Germania, con la Francia fedele seconda. Nel 1945, questi due paesi avevano un debito pubblico superiore al 200% del PIL. Nel 1950, era sceso a meno del 30%. Cosa è accaduto, cosa ha improvvisamente liberato le eccedenze finanziarie tanto da permettersi di rimborsare un tale debito? Nulla evidentemente: è con l’inflazione e il puro e semplice ripudio che Germania e Francia si sono sbarazzate del loro debito nel secolo scorso. Se avessero tentato di liberarsi pazientemente delle eccedenze dell’1% o del 2% del PIL all’anno, allora sarebbe ancora e sarà ancora molto più difficile per i governi del dopoguerra investire nella crescita. E proprio questi due paesi spiegano fin dal 2010 ai paesi dell’Europa del Sud che il loro debito pubblico dovrà essere rimborsato fino all’ultimo euro. Si tratta di egoismo miope, perché il nuovo trattato finanziario adottato nel 2012 sotto la pressione della Germania e della Francia, che organizza l’austerità in Europa (con una riduzione eccessivamente rapida dei deficit e un sistema di sanzioni automatiche totalmente inoperanti), ha condotto a una recessione generalizzata nella Eurozona.

Tra questi due paesi, la palma dell’ipocrisia va assegnata senza dubbio ai dirigenti francesi, i quali passano il tempo a rigettare tutti gli errori sulla Germania, quando si tratta chiaramente di una responsabilità condivisa. Il nuovo trattato finanziario, negoziato dalla ex maggioranza, e ratificato dalla nuova, non dovrà più essere adottato senza la Francia, che in verità ha fatto come la Germania la scelta dell’egoismo di fronte all’Europa del Sud: poiché si paga un tasso d’interesse scarso, che senso ha condividerlo? In verità, una moneta unica non può funzionare con 18 debiti pubblici e 18 tassi d’interesse sui quali i mercati finanziari possono speculare liberamente. Occorrerà investire massicciamente nella formazione, nell’innovazione e nelle tecnologie verdi. Si fa al contrario: attualmente, l’Italia consacra quasi il 6% del PIL a pagare interessi sul debito, e investe meno dell’1% del PIL nell’insieme delle sue università.

Quali shock potranno consentire di dare una mossa nel 2015? Grosso modo, abbiamo tre possibilità: una nuova crisi finanziaria; uno shock politico che proviene da sinistra; uno shock politico che proviene da destra. I dirigenti europei attuali dovranno avere l’intelligenza di riconoscere che la seconda possibilità è di gran lunga la migliore: i movimenti politici che prosperano oggi a sinistra della sinistra, come Podemos in Spagna o Syriza in Grecia sono fondamentalmente internazionalisti e pro europei. Occorrerebbe lavorare con loro per formulare i contorni di una rifondazione democratica della UE.

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