Philip Glass, il padre del minimalismo

Philip Glass, il padre del minimalismo
Tra le varie avanguardie musicali sorte lo scorso secolo, il minimalismo è stata una delle più significative e creative. Philip Glass, 77 anni, è uno dei padri spirituali di questo fenomeno artistico che si è sviluppato negli Stati Uniti all’inizio degli anni Sessanta. Oltre a Glass gli altri fondatori del minimalismo furono musicisti come La Monte Young, Terry Riley e Steve Reich.
Per minimalismo s’intende l’estrema riduzione del materiale musicale tradizionale e nella reiterazione di una frase con microvariazioni. Timbricamente uniformi, spesso tonali, e prive di una struttura musicale definita dall’armonia, le composizioni minimaliste cambiano progressivamente, ma in modo quasi impercettibile ed apparentemente statico, attraverso le ripetizioni e sovrapposizioni ritmiche di cellule melodiche che possono generare, a volte, tessuti sonori particolarmente complessi. Anticipato dal pianista francese Erik Satie, la cui composizione “Vexations” ebbe importanti ripercussioni sui compositori “ripetitivi”, e dalle opere di Earle Brown realizzate durante gli anni cinquanta, il minimalismo ebbe modo di affermarsi soprattutto grazie a compositori quali John Cage e Morton Feldman che, ispirati alla pittura d’avanguardia di New York, tentarono di proporre una musica di matrice statunitense.
Philip Glass, nato a Baltimora nel 1937, dopo aver compiuto rigorosi studi accademici a New York, Chicago e Parigi, s’impose agli inizi degli anni ’60 come uno dei più prolifici e originali compositori della corrente minimalista e di musica contemporanea. In cinquant’anni di carriera professionale ha composto colonne sonore, musica da camera, dischi di pianoforte solista, sinfonie, dischi per orchestra, strumenti solisti e cori.
Philip Glass è considerato come uno dei migliori compositori di musica colta e minimalista viventi per la sua estrema versatilità, originalità e eclettismo.
Nella seconda metà degli anni ’80 Philip Glass iniziò a scrivere una serie di composizioni minimaliste per solo pianoforte che raggiunsero il vertice con “Solo piano” uscito nel 1989. Il musicista statunitense voleva rendere omaggio in musica il capolavoro letterario “La metamorfosi” di Franz Kafka.
Philip Glass compose cinque movimenti in cui emerge tutto il suo straordinario talento, la sua creatività nell’esprimere in musica l’enorme impatto culturale e letterario del romanzo di Kafka. Alcune composizioni furono utilizzate dal compositore anche per la colonna sonora di “The Hours” diretto da Stephen Daldry nel 2002. Il pianismo di Glass abbraccia un gran numero di influenze (Beethoven, Sostakovic, Schubert, Chopin, Bartok) ma la sua originalità lo rende come un vero e proprio caposcuola. Grazie alle sue composizioni il minimalismo (musica di non facile ascolto) si è imposta negli ultimi venti anni con l’apporto dei suoi ‘discepoli’ come Michael Nyman, Wim Martens, George Wiston, Brian Eno, Laurie Anderson, Arvo Part e Ludovico Einaudi. “Piano Solo” è sorta di ’summa’ del pianismo minimalista contemporaneo: l’ascoltatore rimane coinvolto e catturato da un continuo flusso di note che lo avvolgono in una melodia continua, senza fine. Una specie di magia pianistica che eleva questo strumento come il vertice assoluto per ogni compositore.
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