Parigi. Tristezza e inquietudine nella comunità ebraica

Parigi. Tristezza e inquietudine nella comunità ebraica

La comunità ebraica di Parigi ha vissuto in una tensione estrema la fine della caccia agli autori degli attentati commessi nella capitale mercoledì 7 e giovedì 8 gennaio. La morte degli ostaggi ebrei nell’ipermercato kosher in place de Vincennes, dove Amedy Coulibaly si era rifugiato, provoca nuovi traumi. Lo stesso Hollande ha parlato in televisione di “atto antisemita”, e così ha proseguito, “Dobbiamo dimostrare la nostra determinazione a lottare contro tutti coloro che vogliano dividerci, essere implacabili dinanzi al razzismo e all’antisemitismo”. Questo episodio sanguinoso si colloca in un’atmosfera già troppo esasperata tra gli ebrei di Francia. Gli attacchi antisemiti contro gli ebrei hanno avuto inizio con le battute acide dello pseudo umorista, noto antisemita di origini camerunensi, Dieudonné, sono continuate nel luglio 2014 contro le sinagoghe e con le scritte “morte agli ebrei” nel corso delle manifestazioni pro Gaza, e sono culminate nell’aggressione a una giovane coppia, lo scorso primo dicembre, nel sequestro di una famiglia ebraica, a scopo di rapina, “perché gli ebrei possiedono i soldi”, dicevano gli aggressori, e nella violenza sessuale di una delle figlie. Nel 2014, il numero di partenze per Israele è raddoppiato rispetto all’anno precedente. Con 7000 partenze, la Francia è diventata il primo paese per l’aliya, il nome che viene dagli ebrei alla emigrazione verso Israele.

Tra le testimonianze raccolte dall’AFP, la France Press, quella di Haim Korsia, che afferma: “ancora una volta la minaccia che pesa sulla comunità ebraica è reale”, e quella di Roger Cukierman, presidente del Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche in Francia: “la situazione diventa sempre più grave. Ho l’impressione che sia la guerra del jihad contro l’Occidente, che ha per obiettivi i giornalisti, la libertà di espressione e gli ebrei. Noi abbiamo vissuto le vicende di Merah, Nemmouche, oggi l’attacco al supermercato kosher, e tutto ciò deriva dagli stessi individui motivati da terrorismo”.

Nella grande Sinagoga di Parigi, le porte sono rimaste chiuse, sabato, quando è giorno sacro per gli ebrei. Non accadeva dalla seconda guerra mondiale. Le reazioni della comunità ebraica sono racchiuse nelle parole raccolte dai giornalisti nelle immediate vicinanze della Sinagoga. “Non è che l’inizio”, afferma un commerciante, costretto a chiudere il proprio negozio. Un altro, con amarezza, sostiene che dal nazismo “nulla è cambiato, è sempre la stessa cosa”. Un giovane ebreo si confessa: “voglio partire per Israele, unico paese sicuro”. Uno studente di ingegneria ebreo si spinge oltre: “i terroristi fanno torto ai mussulmani. È terribile per loro, perché non possono farci nulla. È inevitabile che così vincerà l’estrema destra”.

Marc Konczaty dirige il Movimento ebreo liberale di Francia. Per lui, “è soprattutto la Francia che è attaccata”. Allora, “occorre continuare a vivere, a essere fieri di ciò che siamo, della nostra democrazia”. È per questa ragione che, come tutti i rappresentanti della comunità ebraica, egli invita a manifestare domenica alla “Marcia dei repubblicani”, indetta dalla sinistra francese e raccolta da sindacati, associazioni, movimenti, e da tutti i partiti democratici, ad eccezione del Front National, non invitato e non gradito, proprio per le sue posizioni oltranziste e illiberali (il tweet sul ritorno alla ghigliottina di Marine Le Pen è stata l’ultima goccia).

Share

Leave a Reply