Parigi. Reporter senza frontiere denuncia la presenza di leader di paesi che limitano la libertà di espressione

Parigi. Reporter senza frontiere denuncia la presenza di leader di paesi che limitano la libertà di espressione

Anche in una giornata come quella di domenica 11 gennaio, a Parigi, in cui una parola d’ordine, tra le altre, era “Unità”, la Ong Reporter senza Frontiere non ha fatto mancare la sua voce critica, segnalando tra i leader mondiali invitati alla Marcia quelli accusati proprio di delitti verso la libertà di pensiero, opinione, parola, e stampa. Reporter senza frontiere ha denunciato la contraddizione di alcuni di essi, che hanno marciato per la libertà di espressione a Parigi, mentre la negano vistosamente nei propri Paesi. La Ong ha sottolineato che i leader di Egitto, Turchia, Russia, Algeria ed Emirati Arabi Unti sono responsabili di ambienti particolarmente pericolosi per i giornalisti. Si tratta di Paesi che sono agli ultimi posti della speciale graduatoria sulla libertà di stampa: rispettivamente 159°, 154°, 148° e 118° sui 180 paesi la cui libertà di stampa viene costantemente monitorata dagli specialisti di Reporter senza frontiere.

“Vorremmo mostrare la solidarietà a Charlie Hebdo senza dimenticare gli altri Charlie del mondo”, ha detto Christophe Deloire, segretario generale della Ong. “Sarebbe intollerabile se i rappresentanti dei paesi che riducono i loro giornalisti al silenzio approfittino di questo appuntamento emotivo per migliorare la loro immagine internazionale. Non dobbiamo consentire ai predatori della stampa di sputare sulle tombe di Charlie Hebdo”. Più di 50 leader hanno partecipato alla Marcia dei repubblicani di Parigi. Il presidente francese Hollande, il premier britannico Cameron e la cancelliera tedesca Merkel hanno sfilato uno accanto all’altro alla testa del corteo. Ma invitati erano anche il premier turco Davutoglu, lo sceicco ben Zayed degli Emirati Arabi Uniti e i ministri degli Esteri dell’Egitto, della Russia e dell’Algeria.

Nel comunicato di Reporter senza frontiere si sottolinea che in Turchia quasi 70 giornalisti sono stati denunciati per aver rivelato i casi di presunti atti di corruzione i cui colpevoli erano personalità molto vicine al presidente Erdogan. In Egitto, 16 giornalisti, tra i quali tre redattori di Al Jazeera, sono in carcere. I giornalisti di Al Jazeera sono detenuti dal dicembre 2013 per “aver diffuso false notizie” e “per essere membri di una organizzazione terroristica”. Tra i giornalisti di Al Jazeera, segnala ancora Reporter senza frontiere, vi è Peter Greste, ex redattore della BBC, che ha presentato istanza al governo egiziano per essere estradato in Inghilterra. Il suo rilascio, però, potrebbe avvenire solo tra diverse settimane o mesi, perché la competenza presidenziale di estradare prigionieri esteri è appena agli inizi. Uno degli avvocati australiani di Greste ha detto che l’istanza “è tra le prime” che vengono presentate al presidente egiziano al-Sisi per l’estradizione.

Diversi giornalisti russi, ricorda ancora Reporter senza frontiere, sono stati incarcerati, spesso in Siberia, e le due Ong che sostengono i media sono state aggiunte alla lista ufficiale degli “agenti stranieri”, termine abitualmente adoperato per stigmatizzare gli organismi che ricevono finanziamenti esteri e sono sospettati di “attività politica”. A dicembre, 20 attivisti, tra i quali Masha Alyokhina delle Pussy Riot, sono stati arrestati a Mosca, dopo aver trascorso la notte a protestare contro la condanna di Alexei Navalny, un blogger che aveva criticato il Cremlino, e di suo fratello Oleg.

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