Nigeria. Tragedie e speranze tra crescita, sottosviluppo, violenza

Nigeria. Tragedie e speranze tra crescita, sottosviluppo, violenza

Mentre apprendiamo nuove notizie di attacchi e violenze da parte del gruppo islamista Boko Haram – l’ultima delle quali ci racconta di bambine di dieci anni che  vengono fatte  esplodere nel mezzo di un mercato  e si parla di oltre duemila morti in questi mesi– la situazione interna della Nigeria  appare sempre più critica e drammatica. Il paese più popoloso dell’Africa, con una densità abitativa superiore a quella francese, e il cui PIL, nell’Africa sub-sahariana, è secondo solo a quello sudafricano, si presenta infatti come un campionario di conflitti di matrice etnica, sociale o religiosa.

La violenza diffusa praticata da Boko Haram

La violenza diffusa, praticata da Boko Haram nel nord del paese, non è che uno di questi, anche se probabilmente il più cruento.Nato agli inizi dello scorso decennio, Boko Haram rappresenta un movimento di matrice jihadista che ha come scopo principale la lotta contro i modelli occidentali, colpevoli, a suo dire, di corrompere la società nigeriana. La sua attività è contraddistinta da attentati e rapimenti di massa, mentre i suoi bersagli preferiti sono le scuole e le università; non a caso, infatti, il nome Boko Haram si può tradurre approssimativamente con l’espressione «l’educazione occidentale è peccato». Forte di diverse migliaia di miliziani, Boko Haram è inoltre uno dei gruppi più numerosi nella galassia dell’islamismo armato, e sta attualmente facendo sentire il proprio peso, lanciando sia una vasta operazione nello stato nord-orientale di Borno, che ha coinvolto la città di Baga e diversi villaggi limitrofi, sia alcuni raid nel vicino stato di Yobe.

Un conflitto sociale coperto dalla bandiera della religione

In ogni caso, a differenza di altri movimenti simili, le mire e la natura di Boko Haram sono squisitamente locali e – a eccezione di legami con i fondamentalisti che hanno combattuto in Mali nel quadro dell’ultimo conflitto – ha effettivamente pochi contatti con il resto del jihadismo, nonostante la dichiarata vicinanza all’ISIS. Tuttavia non si pone obiettivi molto dissimili: imposizione della sharia, lotta contro gli infedeli e via dicendo; ma sotto le solite rivendicazioni e gli strali d’odio, brucia in realtà la cenere di un conflitto sociale abilmente coperto dalla bandiera della religione. Con un’economia legata alle estrazioni petrolifere e le campagne in continuo impoverimento, la Nigeria ha conosciuto negli ultimi decenni il tipico passaggio da economia agricola a economia industriale, aggravato però dalle instabilità politiche, dai colpi di stato e da una posizione quantomeno precaria nel mercato internazionale.

Crescita vertiginosa di urbanizzazione  e corruzione

L’urbanizzazione è cresciuta vertiginosamente, e con essa i disagi sociali, mentre dall’altra parte, nelle aree rurali, il peso di sistemi di coltivazione arretrati si è sommato al danno di amministrazioni disorganizzate e corrotte. La sperequazione non è soltanto settoriale, ma anche geografica: le piazze commerciali – come Lagos – e i poli industriali – come Port Harcourt – si trovano lungo la costa, mentre l’entroterra è legato alla produzione di cereali e, soprattutto, di materie prime (stagno, carbone e ferro) per alimentare le fabbriche delle aree più industrializzate. È appunto in questo entroterra che Boko Haram è sorto e opera – ma è anche interessante rilevare come anche le altre regioni con maggiori difficoltà economiche abbiano visto nascere diversi gruppi armati. I più noti sono il Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger, là proprio dove lo sfruttamento petrolifero ha danneggiato sensibilmente le possibilità di sostentamento della popolazione, e l’etnia degli Igbo, che dette luogo alla guerra del Biafra negli anni Sessanta.

La rivolta violenta legata al sottosviluppo di alcune aree

La rivolta violenta appare legata, almeno nel caso nigeriano, con un doppio filo alle condizioni di sviluppo, o meglio di sottosviluppo, di determinate aree del paese, e che ha contribuito a esacerbare – se non a creare – conflitti etnici o di natura confessionale. Questa è l’origine delle tragedie che colpiscono la Nigeria al giorno d’oggi, ma allo stesso tempo è da ciò che possono venire proprio le maggiori speranze. L’economia nigeriana è in trasformazione, alle industrie si stanno affiancando i servizi e il loro affinamento, col tempo, potrebbe portare giovamento anche al settore primario, quantomeno per la sua gestione e la sua modernizzazione. I proventi del petrolio, se meglio distribuiti e investiti, darebbero un sostanzioso contributo al rafforzamento dell’economia nazionale, favorendo un mercato del lavoro qualificato e, quindi, la richiesta di istruzione da parte della popolazione.

Una ristretta minoranza partecipa al benessere crescente

In altre parole, se si innescasse un circolo virtuoso del mercato verrebbero rapidamente meno le ragioni socio-economiche che stanno alla base dei gruppi armati nigeriani – Boko Haram in testa. Tuttavia, la Nigeria ha fino a oggi conosciuto solo il circolo vizioso del mercato, dove solo una ristretta minoranza partecipa di un benessere crescente, e lo fa proprio sulle spalle di una maggioranza sfruttata o tenuta volontariamente ai margini. I conflitti religiosi ed etnici risultano anzi funzionali al mantenimento delle drammatiche disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza, poiché distraggono violentemente i diretti interessati da quelli che dovrebbero esse i loro reali interessi politici – vogliamo credere che questa avvenga soltanto involontariamente.

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