Maurizio Arena (DirCredito): Bancari come merce, ceduti a mini società al servizio delle grandi. 300 mila in sciopero

Maurizio Arena (DirCredito): Bancari come merce, ceduti a mini società al servizio delle grandi. 300 mila in sciopero

Quattro manifestazioni rispettivamente a Roma, Milano, Ravenna e Palermo e sciopero per l’intera giornata: va in scena venerdì 30 la protesta dei bancari dopo la rottura delle trattative con Abi e la disdetta del contratto. Chiediamo a Maurizio Arena, segretario Generale DirCredito il sindacato delle alte professionalità bancarie che interverrà alla manifestazione nella capitale, di spiegarci perché, questa volta a scendere in piazza saranno i bancari di ogni ordine e grado, dirigenti compresi, uniti dalla necessità non solo di rinnovare il contratto, ma di preservare le peculiarità professionali della categoria.

Segretario Generale ci spiega sinteticamente le ragioni di questo sciopero?

Abbiamo deciso di chiamare a raccolta i 309.000 bancari di fronte all’atteggiamento di totale chiusura dell’Associazione Bancaria che prima ha disdettato unilateralmente ed anticipatamente il contratto e poi ha rigettato la piattaforma che le avevamo presentato di fatto senza prenderla nemmeno in considerazione

Una debacle per il sindacato?

Direi piuttosto una conferma dell’ottusità dei banchieri. Nella piattaforma infatti avanzavamo alcune proposte, peraltro discusse ed approvate nelle assemblee dei lavoratori in cui proponevamo un nuovo modello di banca, maggiormente orientato alle necessità del sistema paese che sapesse coniugare la competitività con la qualità del servizio reso alla clientela.

Mi faccia capire meglio. Avete dato consigli ai banchieri su come gestire le loro aziende? Un modo un po’ insolito di fare sindacato no?

Per nulla da anni siamo fermamente convinti che i tagli indiscriminati che le banche hanno concentrato prevalentemente sul personale abbiano prodotto danni incalcolabili. La distanza incolmabile tra chi, aziende e famiglie chiede credito e chi, le banche lo dovrebbe erogare è anche determinata dalle politiche sbagliate dei Top Manager, che nel tempo hanno mortificato e depauperato la professionalità dei propri addetti, pensando che un utilizzo sempre più massiccio della leva finanziaria e delle nuove tecnologie avrebbe sostituito il fattore umano. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Quindi?

Quindi sarebbe il caso di cambiare, di riportare al centro il lavoro e la professionalità di chi lo svolge, scrivendo nuove regole di buon senso, possibilmente condivise ed esigibili. Era questo il percorso che avevamo proposto quando abbiamo presentato la nostra piattaforma.

Segretario a questo punto crede che i lavoratori vi seguiranno e se si avete già un piano B dopo lo sciopero?

I lavoratori, dirigenti compresi, sono preoccupati e molto stanchi. Da un lato non sopportano le continue pressioni, non solo commerciali di cui sono quotidianamente oggetto da parte delle aziende. Dall’altro temono fenomeni di esternalizzazione selvaggia, peraltro già messi in atto da grandi aziende come MPS e Unicredit. Pensi, diverse centinaia di lavoratori sono già stati ceduti, insieme alle attività che svolgevano, a piccole società da cui le banche acquistano quegli stessi servizi che fino a poco tempo fa producevano internamente. Un bel gioco di prestigio per risparmiare soldi. Un gioco che corre il rischio di ritorcersi sui lavoratori coinvolti che in caso di cessioni di queste aziende corrono il rischio di perdere il contratto del credito.

D’accordo ma cosa mi dice delle vostre rivendicazioni salariali che ABI ha pubblicamente dichiarato insostenibili?

Sul salario si va di male in peggio. Infatti  i Banchieri oltre a cercare di depotenziare la contrattazione nazionale che stabilisce dei diritti minimi estensibili all’intera categoria e quindi anche ai più giovani, hanno manifestato la volontà di “fare cassa”  abolendo gli scatti di anzianità e riducendo la base di calcolo del tfr (trattamento di fine rapporto) al solo stipendio.

Insomma noi parliamo di formazione, riconversione, investimenti orientati ad aumentare la professionalità degli addetti, presenza qualificata sul territorio e loro ci rispondono proponendoci tagli. Negli ultimi anni a pagare un prezzo pesante sono state le alte professionalità, spesso demansionate o peggio ancora spinte nei fondi esuberi e la dirigenza intermedia, praticamente decimata e sostituita da consulenze esterne pagate a suon di milioni.

Ha eluso la domanda sul piano B. Ne avete uno?

Certo in realtà la mobilitazione che sarà massiccia e coinvolgerà l’intera categoria, dirigenza compresa è solo un passo verso un percorso complesso che vedrà il coinvolgimento del Governo, ma anche della pubblica opinione ed in particolare di tutti coloro, privati ed aziende che quotidianamente hanno a che fare con le banche.

In che modo intendete dunque procedere?

Intendiamo confrontarci anche con l’utenza per spiegare loro che cancellare la categoria dei bancari va contro i loro stessi interessi di clienti. Riteniamo infatti che la banca per ritornare ad essere vincente e per poter intercettare adeguatamente le aspettative e le necessità della clientela non possa prescindere dall’apporto di risorse umane qualificate che, in nessun modo possono venir sostituite da macchine. La tecnologia è uno strumento, utilissimo, ma rimane pur sempre uno strumento e, come tale va utilizzato per migliorare la qualità del servizio. Tuttavia il servizio che le banche dovrebbero erogare non può e non deve essere standardizzato, va quindi valutato e gestito da personale qualificato. Mentre nella pubblica amministrazione modernizzare significa ridurre i tempi e standardizzare il servizio, in banca è necessario agire sulla leva della qualità e della personalizzazione del servizio. Si tratta di mondi diversi che non possono venire semplicisticamente accomunati.

Noi ci siamo detti più volte disponibili a cambiare l’impianto organizzativo, non ci spaventano i sacrifici, vogliamo tuttavia che essi producano risultati anche e soprattutto per chi li ha sempre compiuti, vale a dire i lavoratori.

Cosa devono aspettarsi ora i quasi 320.00 bancari?

Innanzi tutto debbono dare un sostegno convinto alla mobilitazione di venerdì, poi debbono continuare a starci accanto nelle azioni che di in volta in volta metteremo in campo comprendendo che questa volta ad essere in gioco no è solo più un rinnovo contrattuale ma la sopravvivenza della categoria stessa.

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