“Love”, il nuovo album di Giovanni Allevi

“Love”, il nuovo album di Giovanni Allevi
L’uscita della nuova fatica discografica del pianista marchigiano Giovanni Allevi è l’occasione per fare una breve riflessione su un vero e proprio caso discografico italiano più unico che raro. Questo strumentista accademico è riuscito con grande determinazione ad imporre la propria musica ottenendo un grande successo di pubblico con album strumentali per solo piano. Il suo secondo album, “Joy”, uscito nel 2006, ha venduto solo in Italia oltre 150mila copie, un record assoluto per un disco strumentale di un solo strumento. L’improvvisa e inaspettata popolarità è stata la causa di non pochi problemi per Giovanni Allevi, 45enne mite, timido, dalle movenze e dagli atteggiamenti quasi ‘infantili’e impacciati. In realtà dietro questo aspetto fragile e insicuro si cela un musicista molto determinato, quasi ‘arrogante’ nel difendere la sua musica. Alcuni direttori d’orchestra e suoi colleghi musicisti lo hanno criticato adducendo il fatto che spesso la sua musica sia banale e priva di profondità. Il celebre violinista Uto Ughi espresse dubbi e riserve sulla decisione del Senato di far dirigere a Giovanni Allevi il concerto di Natale nel 2008. Secondo l’arrangiatore e produttore Gian Piero Reverberi “ha qualità, è un buon pianista e in Italia non ce ne sono tanti come lui visto che c’è il vuoto totale. Ma ha grandi limiti come orchestratore, è troppo elementare. E se è vero che si è paragonato a Chopin, dimostra che non lo conosce abbastanza”.
Il critico musicale Alberto Barbadoro ritiene la sua musica di matrice pop “banale, scontata” perché senza “alcuna ricerca”, e che si possa collocare come “musica d’intrattenimento tipo Schlaks, Clayderman”. Giovanni Allevi in alcune occasioni ha risposto a queste critiche in maniera scomposta e fuori luogo, definendosi addirittura uno dei pochi compositori di musica classica contemporanea. Ascoltando le sue brevi e semplici composizioni si può affermare che c’è ben poco di contemporaneo nella sua musica. Il suo merito è sicuramente quello di aver saputo imporre la formula del piano solo in un Paese dove non era affatto scontato e facile da attuare.
 S’intitola “Love” il nuovo capitolo discografico del pianista e compositore di Ascoli Piceno che si ripresenta in scena accompagnato da un album che lo ha riportato alla dimensione dalla quale tutto per lui è cominciato, ovvero quella del pianoforte suonato in solitaria. L’album arriva a quattro anni di distanza dal precedente “Alien” e dopo l’esperienza sinfonica di “Sunrise” e del Concerto per Violino e Orchestra in Fa minore. “Mi mancava questa dimensione – racconta Allevi – e la melodia che ha dato il via al progetto mi è venuta mentre ero in tour, una sera in albergo con la febbre. Il quel momento ho capito che stava per succedere qualcosa di nuovo e sono stato contento”. Anticipato dai singoli “My family” e “Loving You”, il nono album di studio dell’artista è l’ultima tappa di una carriera ormai ventennale. “In questa musica c’è vita vissuta – racconta Allevi – e le esperienze di tante persone che hanno voluto condividere con me momenti delle loro esistenze. Io ho tradotto tutto in note senza organizzare il lavoro: lascio che la musica arrivi da sola e faccia tutto, o quasi, da sola”.
“Voglio fare mia – prosegue il pianista e compositore – la frase di Papa Francesco quando dice che sarà l’amore l’unica possibile via di uscita alle tante situazioni di conflitto e sofferenza che ci sono al mondo. Non tanto l’amore universale ma quello diffuso nelle relazioni con gli altri. E nel mio tour mi farò ambasciatore di questo messaggio”, aggiunge il musicista che sarà in tour per circa due mesi dal 27 febbraio (partirà dal Cadogan di Londra) al 29 aprile (chiuderà al Politeama di Genova) toccando tutta Europa e gran parte della penisola. Anche per quest’album, il nono della sua carriera, Allevi confessa di aver composto la sua musica “prima nella testa, poi l’ho messa sul pentagramma e infine l’ho suonata al pianoforte: a me -sottolinea- accade sempre così, con la musica che mi arriva nella mente e non mi lascia scelta. Ed è per questo che i miei brani sono sempre così diversi. Se li componessi suonando inevitabilmete alcuni si assomiglierebbero tra loro”.

 

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