Le insinuazioni sguaiate e volgari di Gasparri che con il suo tweet disonora la carica che ricopre

Le insinuazioni sguaiate e volgari di Gasparri che con il suo tweet disonora la carica che ricopre

L’affaire Gasparri

Maurizio Gasparri: basta il nome. Diciamo che è la dimostrazione di come la parola possa essere più veloce del pensiero. Si può aggiungere che Gasparri fa e dice esattamente le cose che uno si attende da lui; al tempo stesso riesce a sorprendere. Chi poteva immaginare che potesse essere capace di una autentica cazzata come quel suo tweet “Sesso consenziente con i guerriglieri? E noi paghiamo!”. È Gasparri, d’accordo. Naturalmente non sorprende neppure che si sia difeso in un modo che in Veneto definiscono “peso el tacon del buso”. Che insulsa, volgare (e anche codarda) affermazione quel suo: “Ho solo fatto una domanda”. Ma anche qui: è Gasparri. Poi certo, ha ragione Salvatore Marzullo, il padre di Vanessa:  “Quando si occupano certi posti determinate cose non si dovrebbero fare”. Perché Gasparri è senatore, e vice-presidente del Senato, ha un ruolo istituzionale; e uno che lo vede, inevitabilmente poi pensa: fanno bene ad abolire il Senato. Ricopre un ruolo che dovrebbe essere onorato Gasparri; ma è appunto di Gasparri che si parla. Un Gasparri che nel corso di anni abbiamo imparato a conoscere. Possiamo dirlo? È perfino avvilente doversi occuparci di un Gasparri e delle sue scempiaggini. Forse andrebbe semplicemente ignorato, lasciato gracchiare (pardon: twittare) nel suo stagno. Anche solo dissociarsi e condannare il suo dire e il suo fare è una sorta di riconoscimento, di legittimazione; ma non è neppure giusto lasciar correre come se nulla fossero, queste volgarità, queste insinuazioni.

Dovrebbe dimettersi per ragioni di onorabilità della carica

Dovrebbe dimettersi, Gasparri? Certo che sì, sarebbe il minimo da fare, se si vivesse in un paese che ha il senso della sobrietà istituzionale, o anche solo della “semplice” educazione e dignità dei nostri nonni e dei nostri padri. Per molto meno, altrove ci si va a nascondere e ci si fa dimenticare al più presto. Gasparri no: “Conservo le mie tesi, che discuteremo nei luoghi a ciò deputati, e non in questo momento”.  Come se ci potesse essere qualcosa di cui si possa discutere con persone alla Gasparri.

Non siamo particolarmente esperti di regolamenti parlamentari, ma si fatica a credere che il presidente Pietro Grasso non disponga degli strumenti per censurare il comportamento di Gasparri, D’accordo: non è il caso di regalargli un’aureola di martirio; il sentimento che suscita, che dovrebbe suscitare, è di pena perché dimostrata come la politica italiana si sia immeschinita; del livello infimo, triviale che di questi tempi sa e può raggiungere. Del resto, è in buona compagnia, Gasparri. Ci siamo dimenticati le innumerevoli gaffes di un Silvio Berlusconi? Le famose corna nelle fotografie ai vertici ufficiali; l’“abbronzato” all’indirizzo di Obama; l’affermazione che “Mussolini non uccise nessuno, Mussolini mandava la gente in vacanza all’estero”, per dire delle prime tre che vengono in mente… Ci siamo dimenticati i nodi scorsoi della Lega, il dito medio alzato di Umberto Bossi e Daniela Santanché? Le volgarità a gogò di Beppe Grillo e dei suoi pentastelluti? Potremmo andare avanti davvero a lungo…

Ma di Gasparri non ce n’è uno solo, purtroppo

Abbiamo i parlamentari che ci meritiamo, si dice; e forse è vero, chissà. In fondo siamo noi ad eleggerli, noi li votiamo. Cosa siano, cosa possono essere i tanti Gasparri (che non ce n’è, purtroppo, uno solo), lo vediamo tutti i giorni, ci vengono propinati in tutte le salse. Basterebbe, quando vediamo i loro nomi su una scheda elettorale, sceglierne di altri. Auguriamoci che accada; anche se la vera questione è: perché non è già accaduto? Come mai i Gasparri sono stati votati, come può essere che ci si possa sentir rappresentati da persone come Gasparri? Se poi, alle prossime elezioni ci sarà ancora un senatore o un deputato Gasparri, non ci si lamenti per i volgari, sguaiati tweet all’indirizzo delle Vanesse e Greta di turno.

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