Sul pagamento del riscatto, Gentiloni fa il vago. Capitali occidentali infuriate

Sul pagamento del riscatto, Gentiloni fa il vago. Capitali occidentali infuriate

Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, dopo aver accolto le due giovani donne di ritorno dalla Siria, via Turchia, questa notte alle 4, ha illustrato alla Camera una breve informativa del caso. Ha sostanzialmente detto che l’Italia non paga i riscatti, e che tuttavia ritiene sacra la vita, e dunque fa di tutto per liberare gli ostaggi. Ci si chiede come mai non abbia detto nulla sugli altri ostaggi ancora nelle mani dei rapitori jihadisti. In ogni caso, sul pagamento dei 12 milioni di dollari, è stato vago e non ha smentito. L’avvenuto pagamento del riscatto era stato lanciato già giovedì sera da Al Alan, una catena di Media con base a Dubai. Molto duro il commento del Guardian, quotidiano inglese, che cita testualmente proprie fonti: “Fonti della sicurezza hanno rivelato al Guardian che le donne sono state rilasciate dietro pagamento di un riscatto multimilionario al Fronte al Nusra, che ha legami diretti con il capo di al Qaeda, al Zawahiri”. Inoltre, continua il Guardian, “un portavoce di Renzi non ha risposto alla richiesta di commentare il pagamento del riscatto. Il Tesoro americano calcola che il rapimento di civili a fini di riscatto è diventato una fonte importante di finanziamento del terrorismo, per cui le organizzazioni terroriste hanno raccolto più di 120 milioni di dollari tra il 2004 e il 2012”. Una risposta chiara sul riscatto chiede il quotidiano francese Le Figaro. Mentre Le Monde ricorda che altri ostaggi italiani sono trattenuti in Medio Oriente, tra i quali Paolo Dall’Oglio, “sparito nel luglio 2013 a Raqqa. Circolano sulla sua sorte notizie contraddittorie, alcune lo danno per morto da molto tempo, e altre invece sostengono che sia ancora nelle mani dello Stato islamico, o di una delle sue organizzazioni”.

Il racconto delle prime ore dopo la liberazione

“Greta Ramelli e Vanessa Marzullo sono libere. Torneranno presto in Italia”, con questo tweet Palazzo Chigi ha confermato le voci che erano state diffuse oggi, da parte dei ribelli siriani, della liberazione delle due cooperanti italiane rapite a nord della Siria il 31 luglio scorso. Vanessa e Greta erano alla loro seconda missione umanitaria in Medio Oriente con il progetto Horryati, che porta aiuti concreti alle popolazioni della provincia di Aleppo. Sono due ventenni lombarde che hanno scelto di unirsi al mondo degli operatori umanitari, con un progetto che loro stesse avevano elaborato e avviato, in una zona particolarmente dura e teatro di guerra, come racconta la stessa Vanessa nell’ultimo post del suo profilo Facebook.

Ancora nulla si sa delle condizioni di questo rilascio. Certo è che quando è giunta la notizia della liberazione delle due giovani da fonti mediorientali vicine ai ribelli siriani anti-Assad, né la Farnesina, né le autorità dell’intelligence italiana, erano riuscite a confermare, o a smentire. Silenzio assoluto. Poi, il tweet di Palazzo Chigi. Evidentemente, è una di quelle notizie che ha voluto dare direttamente il premier, a testimonianza del fatto che le autorità politiche di governo sapevano tutto, fin da quando fu diffuso, a dicembre un video in cui Vanessa e Greta chiedevano l’immediato intervento dell’Italia, perché si stava mettendo male.

Le perplessità 

Queste sono le ore della gioia, per le giovani, le loro famiglie, i loro amici e la grande comunità dei volontari per la pace, che lavorano ovunque vi sia nel mondo la necessità di portare aiuti concreti. Tuttavia, restano aperti tutti gli interrogativi che la loro liberazione pone. È stato pagato un riscatto? È stato siglato un patto coi rapitori di al-Nusra, estremisti di al Qaeda? Quali saranno le conseguenze sul piano internazionale, dal momento che molti stati hanno deciso drammaticamente di non pagare alcun riscatto? Soprattutto, da chi e con quale autorità si è deciso di trattare con un gruppo sanguinario di estremisti, sia pure per fini nobili? Quali canali sono stati seguiti per giungere alla trattativa? E come è stato possibile che, come riporta Repubblica, vi sia stato un lungo e nervoso scambio di tweet tra membri di al-Nusra e dello Stato Islamico, pieno di accuse reciproche, senza che l’intelligence italiana ne sapesse nulla? È vero ciò che si apprende da un altro tweet dei sequestratori che è stato pagato un riscatto di 12 milioni di dollari?

Tutte le volte che un ostaggio viene liberato, si pone una questione democratica, e soprattutto l’interrogativo: a quale prezzo è stata salvata una vita? Vanessa e Greta sono libere, ed è fantastico. Ora però, è opportuno che Renzi dica al paese tutto ciò che si deve sulla loro liberazione. Perché il solo tweet non basta.

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